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Assemblea Nazionale degli Estimatori della Canapa
Bologna, 28 gennaio 2007
VAG61 via Paolo Fabbri 110
L’Assemblea Nazionale degli Estimatori della Canapa ha individuato pertanto le seguenti proposte:
1- Reintroduzione a pieno titolo della canapa nell’agricoltura del nostro Paese.
2- Libertà per ogni cittadino di coltivarla per uso personale.
3- Abolizione di tutte le sanzioni amministrative.Il divieto di espatrio per i consumatori è una norma che si basa su principi giuridici di tipo feudale. Per ciò che riguarda il ritiro della patente, la questione deve essere chiarita. Innanzitutto non può esserci il ritiro della patente se non si è alla guida di un mezzo. Inoltre, occorre che la legge consideri che il periodo di efficacia del THC è molto inferiore al periodo di rintracciabilità della sostanza nel corpo. Alcune ore di effetto, nel migliore dei casi, e permanenza di tracce della sostanza nel corpo anche per settimane.
4- Superamento di qualsiasi discriminazione sul posto di lavoro per i consumatori di canapa. Moltissimi lavoratori hanno perso il posto di lavoro solo perché in altri contesti, lontani dal lavoro, venivano arrestati o “amministrativamente puniti” per il possesso di qualche piantina o di piccole quantità per uso personale. Le categorie più punite sono coloro che usano la patente, anche solo per recarsi al luogo di lavoro, o il passaporto, il porto d’armi, ecc. Ma anche coloro che sono a contatto con l’infanzia o nelle forze di polizia. In questi casi non viene punita la negligenza sul lavoro, ma comportamenti individuali assimilabili per gravità a chi ha una cantina piena di buon vino.
5- Non presumibilità del reato di spaccio. Non si può condannare per spaccio basandosi solo sulla presunzione del reato indotta dalla detenzione della sostanza e non sulla prova.
6- Educazione ad un uso consapevole delle sostanze – Superamento graduale di ogni forma di mercato nero – Divieto di pubblicizzare qualsiasi sostanza psicoattiva, legale o illegale che sia.Occorre eliminare ogni tipo di incentivo al consumo e sottrarre l’uso delle sostanze alle logiche del consumismo. L’abolizione della pubblicità dell’alcol (come già avviene in Italia per il tabacco) non può essere che vantaggiosa, perché non danneggia i produttori artigianali – che non hanno bisogno di pubblicità per vendere il loro vino – ma le grandi aziende che inventano bevande alcoliche di ogni tipo sempre nuove e per ogni pubblico, dai più giovani ai più anziani.
7- Diritto dei consumatori ad una corretta informazione sulla canapa e su tutte le sostanze, un’informazione che sia laica e responsabile, priva di pregiudizi e di condizionamenti moralistici. Chiediamo anche che, quando si discute e si legifera in tema di canapa, vengano interpellati, oltre agli “esperti” ufficiali, anche i diretti interessati: coltivatori, consumatori, estimatori e coloro che posseggono una conoscenza pratica della pianta, dei suoi usi, vantaggi, effetti ed eventuali rischi. Chiediamo soprattutto che questa corretta informazione sia indirizzata anche e soprattutto ai giovani, perché sviluppino consapevolezza e abbiano i mezzi per tutelarsi.
8- Patria potestà. In nessun caso l’essere un estimatore della canapa può e deve indurre il giudice a impedire l’affidamento dei figli.
9- Doping. Fra le sostanze considerate dopanti c’è anche la canapa. È evidente che i cannabinoidi non possano essere assunti a scopo dopante a ridosso di una competizione sportiva: questo sarebbe in netta contraddizione con tutto ciò che si dice sui loro effetti.Ma la questione è sempre quella relativa al periodo di permanenza delle tracce del THC nel corpo: gli effetti durano alcune ore ma le tracce nei capelli possono permanere per mesi. Un atleta che si è ubriacato due giorni prima di una gara non corre nessun rischio, un altro che ha fumato uno spinello un mese prima può essere squalificato per doping. Il THC non deve più essere considerato doping.
10- Donazione del sangue.Agli estimatori della canapa viene impedita la possibilità di donare sangue e plasma. Stiamo ancora cercando di capirne i motivi, ma nel frattempo si abroghino subito queste norme.
fonte: mariuana.it
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Assemblea Nazionale degli Estimatori della Canapa
Bologna, 28 gennaio 2007
VAG61 via Paolo Fabbri 110
La canapa come risorsa ecologica ed economica per uno sviluppo eco-compatibile
L’urgenza condivisa da tutti è che la canapa TORNI SUI CAMPI ITALIANI, con tutti i vantaggi che ne possono derivare.
Si è rilevato che manca una vera e propria filiera che consenta agli agricoltori di piazzare sul mercato la canapa prodotta: allo stato attuale delle cose infatti mancano stabilimenti per la trasformazione; per un industriale, inoltre, è praticamente impossibile trovare filati, carta o altri derivati della canapa per poterli inserire nel ciclo produttivo.
Infine, servirebbero microfiliere per la lavorazione della canapa che creino reddito per i piccoli contadini: oggi solo i grandi proprietari terrieri possono permettersi di coltivarla, e i beni che ne derivano sono quasi unicamente di lusso.
La soluzione è quella di informare e interessare gli imprenditori e investitori più attenti.
La canapa è stata bandita e vessata perché la diffusione di altri materiali – sintetici e non – ha lasciato intravedere nuovi e più lauti guadagni.
Ma la situazione è cambiata: il petrolio si sta esaurendo; la liberalizzazione di questa pianta, oggi, potrebbe essere addirittura più vantaggiosa della sua proibizione e, nel ritrovato business della canapa, un imprenditore attento sicuramente potrebbe vedere nuovi e più sani guadagni.
Questo determinerebbe una vasta diffusione dei campi di canapa, e farebbe tornare “normale” una pianta che è stata per troppo tempo demonizzata e sradicata criminalmente dalla terra e che invece è fondamentale per la salute di quest’ultima. Ha infatti proprietà disinquinanti, e già alcune aziende pensano di coltivarla nei terreni adiacenti ai loro stabilimenti per purificarli dall’inquinamento che esse stesse hanno prodotto.
Con la canapa si possono produrre un sacco di prodotti e potrebbe essere molto conveniente coltivarla, ma bisogna sostenere con incentivi governativi i contadini che oggi hanno problemi di commercializzazione, di macchine per il raccolto, di costi di trasporto o di lavorazione. Ma si tratta di una grande risorsa per il rilancio della nostra agricoltura, e comincia a prendere forma, in varie regioni italiane, un movimento contadino interessato al discorso.
Gli usi di questa pianta sono moltissimi: i vecchi canapicoltori, quelli che in passato hanno fatto in tempo a vederne campi interi, dicevano che è come il maiale della natura: non si butta via niente! Semi, foglie, fibra, cellulosa, tronco: ognuna di queste parti è utilizzabile in più modi, offrendo una quantità infinita di opportunità di applicazione. Inoltre è una pianta estremamente resistente, e i semi da semina hanno costi sostenibili.
Inoltre, le modificazioni climatiche che cominciano pesantemente a far sentire i loro effetti sulla salute del pianeta e di chi ci vive ci indicano una soluzione chiara: bisogna rispettare la natura. La canapa è una delle tante strade.
L’autocoltivazione per uso personale e il divieto della pubblicità di qualsiasi sostanza come strumenti di riduzione “dei danni”
In questo scenario non possiamo dimenticare che la canapa produce anche sostanze psicoattive che sono vietate.
Coltivarla senza autorizzazione può costare oggi da 6 a 20 anni di carcere.
Oggi in Italia vi sono svariati milioni di cittadini che consumano canapa o suoi derivati contenenti fitocannabinoidi. Queste persone devono rivolgersi quotidianamente al mercato nero per acquistare piccole quantità a prezzi esorbitanti e con forti rischi di incontrare sostanze inquinate e quindi dannose. Il consumo viene punito con sanzioni amministrative pesantissime, alle quali si aggiungono il rischio di perdita della patria potestà e del posto di lavoro, discriminazioni per gli sportivi, il divieto di donare sangue…
L’acquisto di piccole quantità non è reato ma la vendita sì. La coltivazione, anche di poche piante, è considerata spaccio ed è quindi molto più rischiosa del semplice acquisto quotidiano.
Ciò determina un proliferare del piccolo spaccio e della microcriminalità. Gli spacciatori da strada inoltre possono, stando nella dose massima consentita dal decreto Berlusconi-Fini-Giovanardi e vendendo a prezzi sempre più bassi, guadagnare molto più denaro smerciando eroina, cocaina o droghe chimiche piuttosto che canapa (più profumata, voluminosa ed economica).
Come ha denunciato anche il Ministro dell’interno G. Amato in questi giorni, questa situazione sta portando sempre più persone (soprattutto giovani) a consumare, spesso inconsapevolmente, droghe pesanti, perché disinformate su quali rischi possono incontrare.
I fitocannabinoidi sono sostanze molto meno pericolose delle principali droghe legali e illegali, sono conosciute e consumate da millenni e su questi argomenti esiste una amplissima bibliografia e documentazione scientifica.
Il ritorno alla legalità porterebbe un sensibile distacco dei consumatori di canapa dagli ambienti criminali, riducendo drasticamente i danni collegati all’attuale circolo vizioso proibizionista.
La possibilità dell’autocoltivazione, inoltre, sottrarrebbe un’enorme quantità di denaro alle mafie per reinserirla nell’economia legale.
Ricordiamoci poi che il mercato nero offre, sempre per i soliti motivi di
guadagno ad ogni costo, un prodotto dalla qualità pessima, a volte
malconservato o addizionata a paraffina, hennè e altre sostanze, che sono realmente nocive
per l’apparato polmonare e la salute di chi le inala e che nessuno si preoccupa di controllare.
Anche da questo si intuisce che lo spirito del proibizionismo non agisce per
motivi di salute pubblica!
Crediamo sia tornato il momento di restituire alla natura questo bene prezioso.
postato da Giovanni Foresti
fonte: mariuana.it
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Assemblea Nazionale degli Estimatori della Canapa
Bologna, 28 gennaio 2007
VAG61 via Paolo Fabbri 110
In questi anni in Italia i movimenti hanno subìto gravi sconfitte. Il pacifismo è un esempio, ma all’antiproibizionismo non è toccata una sorte migliore.
Cinque anni di governo del centro sinistra, poi cinque del centrodestra e ora di nuovo centrosinistra (all’epoca dell’assemblea, ndr), ma la situazione è andata peggiorando.
Oggi è in vigore una legge sulle droghe peggiore di quella modificata dal referendum del 1993, il quale è stato cancellato, con un colpo di spugna, dal decreto Berlusconi-Fini-Giovanardi nella primavera del 2006.
La maggioranza politica di centro-sinistra, attualmente al governo(nel 2007, ndr), ha fissato nel proprio programma i seguenti impegni:
- una giustizia penale uguale per tutti
- la garanzia di un rigoroso rispetto dell’inviolabilità della libertà personale
- l’incentivo di programmi di cura delle tossicodipendenze al di fuori delle strutture detentive
- l’abolizione delle sanzioni amministrative per chi detiene sostanze stupefacenti per uso personale
La situazione sembrerebbe risolta, ma il tempo sta passando e poco o nulla viene fatto. Gli impegni assunti nel programma non sono ancora stati mantenuti, si perde tempo e intanto continua l’assurda repressione nei confronti degli estimatori della canapa.
Il raddoppio della quantità massima detenibile effettuato dal decreto Turco (poi abrogato, ndr) non affronta infatti la questione del mercato nero e della possibilità di autocoltivare canapa per uso personale.
Il decreto Turco sdogana inoltre (seppur raddoppiandola) il concetto di quantità massima detenibile, il che è come avvallare il ritorno alla “dose media giornaliera” abrogata dal referendum del ’93.
È sorprendente che nessuno parli di incostituzionalità del decreto Berlusconi-Fini-Giovanardi, dal momento che annulla e ribalta il risultato di un referendum popolare. E’ ingiustificato il fatto che non sia ancora stato abrogato.
Questo è molto grave.
La situazione odierna è dunque così riassumibile:
- il verdetto popolare del referendum ’93 non è stato rispettato
- il programma del governo attualmente in carica non è ancora stato attuato
- lampanti ingiustizie vedono come protagonisti “famosi e potenti” cocainomani liberi di espatriare o di tornare tranquillamente alle loro attività
- almeno 1/3 dei parlamentari consuma abitualmente sostanze vietate
- gli estimatori della canapa, rei di coltivare una pianta per aver deciso di non dare soldi alle mafie, subiscono regolari persecuzioni
- le mafie prosperano e le sostanze che mettono in circolazione sul mercato nero sono fuori controllo.
L’assemblea si è espressa molto chiaramente sulla necessità di pensare a nuove forme di iniziativa che non diano luogo a scontri ma ricerchino e propongano chiavi di lettura diverse affrontando la questione a partire da una vera evoluzione culturale.
Non possiamo stare ad aspettare che qualcuno decida per noi: occorre che i milioni di cittadini che vogliono far tornare la canapa nella normalità abbiano voce.
I governanti sono molto interessati al loro posto e noi dobbiamo essere in grado di far pesare, nelle loro scelte politiche, le nostre proposte e il nostro voto.
Occorre respingere ogni interferenza Vaticana, rivendicando la natura laica e di reciproca tolleranza della politica e ricordando ai cattolici che l’alcol contenuto nel vino da messa è una droga pesante, responsabile di milioni di morti, che viene tranquillamente pubblicizzata senza scandalo per nessuno.
In questo governo ci sono alcuni che sembrano muoversi nella nostra direzione, come il ministro Paolo Ferrero (il primo ad aver detto qualcosa di chiaro sul rapporto tra canapa e droghe legali e sul rapporto fra pericolosità delle sostanze e proibizione…) e questo ci lascia qualche speranza. Però non bisogna rischiare di cadere nella fiducia cieca, né delegare aspettando che vengano a darci qualche contentino.
Ma se non ci interpellano è anche perché non abbiamo nessuno che ci rappresenti, non siamo visibili.
documento postato da Giovanni Foresti
fonte : mariuana.it
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Sono 11,2 milioni i fumatori in Italia, 6,5 milioni di uomini e 4,7 milioni di donne. Un esercito in calo dell’1,5% nel 2008 rispetto all’anno precedente. A rilevarlo e’ un’indagine dell’istituto di ricerche statistiche Doxa che, su incarico dell’Istituto superiore di sanita’ e in collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha misurato la prevalenza dei fumatori sulla popolazione dai 15 anni in su’.
Nel Belpaese, secondo quanto emerso dalla ricerca presentata ieri a Milano, continuano le defezioni: i tabagisti ‘pentiti’ sono ormai piu’ di 9 milioni e a tradire ‘le bionde’ sono soprattutto gli over 45. La tendenza e’ questa da cinquant’anni e anche le donne, dopo il picco di fumatrici registrato negli anni ‘90, si stanno allineando. Ma non basta. “I morti per malattie da fumo restano 80mila l’anno, un morto ogni sei secondi. Come se sparisse un’intera citta’ di provincia”, osserva Silvio Garattini, presidente del Mario Negri di Milano. Il farmacologo incalza: “Di fronte a una simile strage, mi chiedo come mai non si assista a una mobilitazione da parte del Governo”.
La prima sigaretta, osserva Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo, alcol e droga dell’Istituto superiore di sanita’, “gli adolescenti italiani la accendono in media a 17,4 anni”. E per questo motivo gli esperti indicano come critica la fascia d’eta’ che va dai 15 ai 17 anni. Una fase in cui il 45% dei fumatori ed ex fumatori colloca il proprio esordio da tabagista. E c’e’ anche chi ha bruciato le tappe: il 17% dei fumatori che confessa di aver avuto un primo contatto con il fumo gia’ prima dei 15 anni. In totale circa un milione e mezzo di ragazzi di eta’ compresa fra i 15 e i 24 anni consuma ogni giorno un pacchetto da dieci bionde. “Un formato che, non a caso, chiediamo da tempo di abolire”, ribadisce Zuccaro.
Oggi il maggior numero di fumatori, circa il 26,4%, ha tra i 25 e i 44 anni. Mentre i piu’ affezionati alle ‘bionde’ sono i meridionali (25,2% di fumatori contro il 19,1% registrato nel Nord Italia). Quasi la meta’ dei tabagisti, rivela ancora l’indagine, consuma meno di 15 sigarette al giorno. I forti fumatori, quelli da 25 sigarette e piu’, sono soprattutto uomini, il doppio rispetto a quanti se ne contano fra le donne (l’11,2% contro il 5,7%).
Non sono pochi neanche coloro che piu’ volte hanno tentato di dire addio al fumo: nell’ultimo anno piu’ di 560mila tabagisti (lo 0,9% in piu’ rispetto al 2007). E fra gli italiani che non hanno ancora sconfitto il vizio c’e’ anche chi ci ha almeno provato: il 20,7% ha smesso solo per qualche giorno, il 24,8% addirittura per qualche mese. Ma senza successo. Anche se il pensiero di una vita senza fumo ha sfiorato il 10,7% degli irriducibili del tabacco.
Quanto alle misure per ridurre il consumo di sigarette nel Paese, gli esperti non hanno dubbi: bisogna continuare sulla strada tracciata dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia. “E bisognerebbe insistere anche sulla necessita’ di aumentare a cinque euro il prezzo dei pacchetti di sigarette. C’e’ un buon 8,7% che, a fronte di un aumento di spesa, dichiara che abbandonerebbe il vizio del fumo”.
Per Franca Ferrari, direttore ricerche qualitative dell’Istituto Doxa, e’ anche una questione di cattivi esempi. La studiosa ha curato un focus sui bambini di quarta e quinta elementare e di prima media, e ha sottolineato la necessita’ di una comunicazione piu’ sofisticata nei loro confronti. A partire dalla Giornata mondiale senza tabacco che quest’anno l’Organizzazione modiale della sanita’ ha voluto dedicare proprio ai giovani.
L’Oms ha deciso di lanciare un messaggio chiaro: i giovani si proteggono con iniziative governative finalizzate alla proibizione diretta e indiretta di attivita’ promozionali da parte dell’industria del tabacco. “I ragazzi di oggi sono piu’ preparati ma anche piu’ recettivi. A generare confusione sono gli adulti con le loro contraddizioni”.
fonte: aduc.droghe
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‘Ho invitato prefetti e questori delle localita’ interessate ad attivarsi con la massima determinazione in via amministrativa per contrastare queste irresponsabili iniziative se in contrasto con la legislazione vigente e, nel caso, denunciando all’autorita’ giudiziaria reati eventualmente consumati’. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, riferendosi sia ai fatti di Roma, che ad alcuni casi legati al consumo di cannabis in Emilia- Romagna.
‘La tragica morte dei due fidanzati di Roma, travolti da un tossicodipendente, i ripetuti episodi di giovani colpiti da malore dopo aver fumato uno spinello dimostrano le devastanti conseguenze dell’uso di droghe pesanti o leggere che siano, per chi le consuma e per gli altri’. Secondo il sottosegretario, gli spacciatori hanno tutto l’interesse ad allargare il mercato.
‘In questo tentativo vengono oggettivamente aiutati da manifestazioni come quella in programma a Bologna dal 30 maggio denominata ‘Cannabis tipo forte 2008′, ideata e organizzata dal dottor Fabrizio Cinquini, medico con numerosissimi precedenti penali per reati concernenti gli stupefacenti e attualmente sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. E come la diffusione nelle scuole di Modena di volantini pro-cannabis relativi ad una festa che si dovrebbe tenere stasera presso un noto locale cittadino. A queste iniziative si aggiunge il proliferare di negozi che propongono le cosiddette ‘legal drugs’, con ambigui ed ammiccanti inviti ad avvicinarsi al mondo della droga’.
Da qui l’ invito alle autorita’ a contrastare queste iniziative e a denunciare eventuali reati.