Il delta 9 thc
Conosciuto anche come Delta 1;la denominazione muta a seconda del numero degli atomi di carbonio presenti nella molecola del cannabinoide;sono anni che si sa dei suoi benefici sulla salute.
Dal punto di vista farmacologico vi sono numerose possibilità di classificazione del Delta 9 THC.Una curiosità:al contrario della maggior parte delle altre sostanze psicotrope,il THC non contiene ossigeno.
Il consumo di cannabis fornisce stimoli all’umore poichè provoca un aumento della sensibilità dei sensi,una modificazione dell’attenzione e dei percorsi del pensiero.Raramente si verificano delle condizioni di ansia.
Campi di applicazione:
- Anoressia
- Miglioramento dell’umore
- Cancro
- Aids
- Stati dolorosi
- Glaucoma
- Emicrania
- Aiuto al parto
- Disturbi delle mestruazioni
- Sclerosi multipla
- Dipendenza dall’alcool e dagli oppiacei
- Asma
- Disturbi dello stomaco e dell’intestino
- Epilessia
- Spasmi.
Spasmi: Uno studio pilota del 1994 con due pazienti spastici si è concluso con successo.I pazienti avevano ricevuto dai 10 ai 15 mg di THC in forma orale sotto forma di capsule (MARINOL) oppure da 2,5 fino a 5 mg sotto forma di supposta (Hemisuccinato di THC).
Quindi sono anni che si sa ma è ovviamente un progetto politico tenerlo nascosto.
Coltivo Indica in casa da 10 anni ormai.. e la consumo da 15 anni… non ho mai più avuto nemmeno un influenza.
Se la canapa fosse ancora coltivata come un tempo e non letteralmente estirpata dal pianeta come è stato fatto,anche il danno all’ozono sarebbe stato ridotto di almeno il 50%.
(fonte: Franjo Grotenhermen e Renate Huppertz)
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Interventi di Ruggero Orlando, Livio Moretti, Stampa Alternativa, Gertrud Meyer, “Lettera firmata”
SOMMARIO: In seguito alla pubblicazione sul IL MESSAGGERO di una lettera di Marco Pannella (testo n.1071) che, prendendo spunto dall’arresto di 17 studenti accusati di fumare hascisc, sostiene la necessità di depenalizzare le “non-droghe”, si apre sul quotidiano romano un dibattito sulla droga.
(IL MESSAGGERO, 21 gennaio 1973)
continua….
(Siamo alla terza puntata del dibattito aperto dalla lettera di Marco Pannella sulla marijuana e gli arresti di giovani. L’esponente radicale sosteneva - sintetizziamo per comodità del lettore - che la caccia agli studenti fumatori è una persecuzione perché non si tratta di delinquenza ma di atti pressoché innocui repressi in base a una legge che tutti riconoscono assurda (ma se ne sta facendo un nuova che sarebbe peggiore) e annunciava che per protesta avrebbe fumato pubblicamente hascisc. Nella seconda puntata, tra le lettere polemiche con Pannella, facevano spicco quella del prof. Rocci e del lettore Anania cui oggi si riferiscono alcuni degli scriventi. Forse per naturale alternarsi di opinioni, non sono arrivate sino a ieri sera altre lettere di oppositori che ora sollecitiamo a vincere la pigrizia e a prendere la penna in mano, perché abbiamo inteso aprire un dibattito che cesserebbe d’esser tale se fosse monocorde. Alcune avvertenze: stiamo ricevendo lettere troppo lunghe e invitiamo tutti a prendere
esempio da Ruggero Orlando il cui intervento è conciso come dovrebbero essere tutti. In secondo luogo, dobbiamo avvertire che non pubblicheremo lettere anonime. Che gli interessati ce lo chiedano o meno, abbiamo abbastanza buon senso per omettere certe firme, ma chi scrive senza avere il coraggio di comunicare neppure a noi la sua identità, sarà senz’altro cestinato. Il problema è serio, molte sono le sue facce: va discusso in modo serio e responsabile.)
“L’esperienza americana di Ruggero Orlando”
“Condivido il senso di urgenza espresso da Marco Pannella circa il bisogno di legiferare a nuovo sulla droga.
“Ho vissuto diciotto anni negli Stati Uniti. Possibile che in Italia non si approfitti delle tragiche esperienze altrui?
La marijuana o l’hascisc, entrambi derivati dalla canapa indiana, non sono assuefacenti né estremamente pericolosi. Sono semplicemente sconsigliabili, come gli alcoolici, specie per chi guida l’automobile.
“La proibizione e la lotta ad oltranza contro essi porta letteralmente masse di giovani a contatto con gli speculatori clandestini e quindi con i derivati dell’oppio (morfina ed eroina) che distruggono il cervello e la vita. Gli speculatori guadagnano su queste ultime droghe somme spropositatamente superiori a quelle del traffico della marijuana e hanno quindi interesse a che i loro clienti ne prendano l’indiscutibile vizio.
“E’ attualmente la massima tragedia americana, di cui sono responsabili governanti e poliziotti fanatici e indiscriminati nel protezionismo. Sociologi e psichiatri che hanno studiato i precedenti americani temono di qui a breve scadenza un’esplosione epidemica e inguaribile di morfinomania ed eroinomania in Italia”.
Ruggero Orlandi (Camera di Deputati)
“Polemica col lettore Anania”
“Dice Vito Anania, “maestro di scuola, insegnante di diritto, e quindi di morale”: chi “non ha perduto il senso dello Stato e delle sue stesse funzioni istituzionali” deve difendere la società dal “cannabinomane”. E chi è il cannabinomane? “il drogato con hascisc”, dice Anania. “Colui che fa uso talmente cronico ed eccessivo delle preparazioni della canapa (kif in Marocco) da averne danni fisiopsichici”, riporta lo psichiatra A. Benabud, uno dei più feroci nemici della canapa. Benabud trovò qualche centinaio di “cannabinomani” in tutto il Marocco, dove il kif è fumato da milioni di persone (cfr. Benabud A. Psychopathological Aspects of tua Cannabis Situation in Marocco). Sarebbe interessante chiedere ad Anania di portare al “Messaggero” qualche cannabinomane italiano se riesce a trovarlo: perché i medici italiani da quarant’anni aspettano di vederne uno.
“Nella divertente lettera di Anania apprendiamo anche che la dannosità dell’hascisc è per lui un “dato”, visto che c’è una legge penale che ne vieta il consumo. Si potrebbe ricordare ad Anania che nel 1500 c’era una legge penale che vietava il tabacco o che negli anni ‘30 delle leggi penali che vietavano la costituzione di partiti politici o che in alcuni Stati americani c’è una legge penale che commina parecchi anni di carcere alle coppie sposate che indulgono nel cunnilinctus, ma è più interessante fare un salto nella libreria del nostro amico, che dice di aver consultato libri editi in epoca recentissima.
“Il “Come agiscono i farmaci sul corpo umano” del prof. Pietro Benigno (ed. ERI, 1961) è l’unico da lui citato, ed effettivamente è più recente del “Milione” di Marco Polo da lui non studiato per documentarsi sugli assassini che fumano o sui fumatori che uccidono. Da questo libro, che sulla scia del vecchio screditatissimo manuale del Porot includeva la canapa fra gli stupefacenti, il nostro amico ricava il concetto di assuefazione-tossicomania: e, usando tutta la sua fantasia, lo affibbia all’hascisc! L’unico punto su cui tutti i farmacologi sono d’accordo da trent’anni sulla canapa è che “non” dà assuefazione. Ma il tossicomane di hascisc, prosegue lo scatenatissimo Anania - e cita Benigno, che riferiva queste parole al tossicomane di oppiacei, droghe pesanti - “è disposto a commettere qualunque bassezza per procurarsi lo stupefacente, ormai divenuto indispensabile alla sua vita”.
“E’ necessario citare Maure and Vogel, Chopra, Murphy, ecc. ecc., dove affermano, sulla base di ricerche statistiche, che non esiste alcun legame tra criminalità e uso di marijuana, anzi “…si è osservato che uno dei più importanti effetti di questa droga è di pacificare e mandare in estasi il soggetto così che non c’è nessuna tendenza alla violenza, che è invece osservabile con una certa frequenza nelle intossicazioni da alcool”? No, perché si resterebbe subito traumatizzati ancora dall’incalzante Anania, che ci sconvolgerebbe con la sua angoscia di fronte al problema: “dove e come si procurano il molto denaro che sempre più necessariamente occorre loro per fumare la canapa indiana?” Possiamo solo informare l’Anania dei prezzi correnti (500 lire per un paio di sigarette, 6.000 lire per un chilo di kif in Marocco), sperando però con molta serietà che quest’ultima notizia non gli crei un problema di coscienza tentandolo a scavalcare le “false paure” dell’hascisc per raggiungere quel piacere implicitame
nte nascosto nell’oggetto troppo disinformatamente temuto”.
Livio Moretti, studente di medicina
Fonte: Radicali.it
continua……
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“Fa peggio l’alcool della canapa indiana”
“Scriveva il prof. Franco Rocci, presidente del Movimento Internazionale per la Difesa della Famiglia: “…non mi sembra scientificamente e medicamente esatto paragonare i derivati della canna (?!?!) indiana nei loro possibili danni con l’alcool o con il tabacco”. Scriveva anche: “…in materia di droga è quasi fatale il passaggio dalle sostanze più leggere e meno alteranti a quelle più alteranti…”.
“Poiché il prof. Rocci non fornisce le fonti attraverso le quali è giunto a queste conclusioni, forse queste non meriterebbero una precisazione: che ci sembra comunque opportuna perché qualcuno potrebbe, nella disinformazione dilagante, ritenere i presidenti di associazioni per la difesa della famiglia, quasi fatalmente esperti nel campo della “droga”.
“Sul problema dell’escalation dalla marijuana a droghe più pesanti abbiamo i seguenti dati:
Commissione Nazionale Anglo-Indiana per lo studio dell’abuso della canapa (Indiano Hemp Drugs Commission) 1893-94: tre anni di ricerca, con un lavoro riassuntivo finale in 7 volumi.
Comitato del Governo della zona del canale di Panama: cfr. The Military Surgeon, novembre 1933. Commissione del sindaco di New York Fiorello La Guardia: Il problema della marijuana nella città di New York, a cura della New York Academy of Medicine, 1944. Congresso della Commissione Parlamentare annuale sull’abuso dei narcotici (White Huose Conference on Narcoties ando Drug Abuse), 1962.
Rapporto ufficiale della Commissione interdisciplinare nominata dal parlamento inglese e presieduta dalla baronessa Wootton (Official Report Huose of Comons: “Wotton Report”), 1968.
Commissione nazionale di ricerca del Governo del Canada: The Interim Report on non-medical drug use (Le Dain Report), 1970.
Commissioni nazionali interparlamentari sul problema della marijuana del governo australiano (1971) e olandese (1972).
Stati Uniti: Commissione nazionale sulla marijuana e sull’abuso di droghe (Marijuana: A signal of misunderstanding) nominata dal presidente Nixon, 1972.
Accademia della Scienza di New York, 1972: Studio sul ruolo della canapa nel passaggio a droghe più pesanti.
“Si sono citati soltanto gli studi collettivi e ufficiali, perché citare solo i più importanti fra i lavori scientifici condotti da “équipe” private e le analisi comparate degli studiosi avrebbe portato via troppo spazio: tutte queste ricerche sono unanimi nel riconoscere “inesistente” un qualsivoglia ruolo giocato dalla marijuana e dall’hascisc nella formazione delle tossicomanie da oppiacei o altre droghe pesanti.
“”Tutte” queste ricerche discutevano proprio e anche un possibile paragone fra marijuana e alcool e tabacco, ed erano concordi nell’affermare che la tossicità della della marijuana è sicuramente “inferiore” a quella dell’alcool, anche in relazione ai danni psichici, ben conosciuti per l’alcool, assolutamente non provati o inesistenti per la marijuana. Chi volesse dati più particolareggiati o estesi su questi studi, può scrivere a “Stampa alternativa”, casella postale 741, Roma”.
“Stampa alternativa”, centro di controinformazione”
“Una tedesca che si congratula”
“Ho letto sul giornale del 16 gennaio 1973, una lettera, firmata da Marco Pannella. Si tratta di una dichiarazione di fumare apertamente dell’hascisc in una piazza romana.
“Mi congratulo del coraggio del signor Pannella (sono cittadina tedesca, la mia conoscenza dell’italiano è limitata come vede chiaramente), ma anche della decisione di pubblicare la suddetta dichiarazione.
“Con questa decisione finisce un atteggiamento medievale della maggior parte, se non completa, della stampa italiana, di cercare le streghe dove chiaramente non si trovano.
“Rapporti scientifici di illustri professori, capacità internazionali, hanno confermato l’innocività dell’hascisc, usato, naturalmente con ragione (sappiamo benissimo cosa succede quando si beve troppo alcool, caffè, o si prendono 3 tranquillanti al giorno come ho visto fare tante persone a Roma). Mi sembra strano che queste persone non si rendano conto (o non vogliono rendersi conto) che sono praticamente dei “pericoli pubblici”.
“In ogni caso mi auguro, se il signor Pannella dovrà fumare in pubblico, sia in compagnia di altre 1000 persone, 2000, 3000″.
“Gertrud Meyer”
“Un poliziotto hippy che si è convertito”
“Sono un poliziotto-hippy; ho fatto dei corsi di specializzazione, mi sono fatto crescere i capelli e ho passato un anno intero tra gli hippies italiani.
“Per tutto il primo periodo non ho fatto niente, ho solamente guardato e imparato: cosa facevano, come parlavano, come erano le ragazze… stavo nel giro, e ho provato la droga in modo che fossero più sicuri di me. Poi, dopo un po’, ho capito che a fumare li capivo anche molto meglio, quello che loro avevano dentro, il loro modo di vivere, la loro musica.
“Bisogna porre degli argini a questo dilagare degli stupefacenti: ci credo ancora veramente. Però mentre prima ero contento quando arrestavano qualcuno, adesso ci sto molto male. Uno di loro mi ha detto: anche voi siete amore, è uno che si farà due anni e uscirà ridotto uno straccio, una larva umana davvero.
“Adesso io non ce la faccio più e così vi ho scritto: un hippy mi ha detto: in America c’era un sergente, che lo chiamavano Sergente Sunshine come i trip, perché una volta era andato a un processo e si era messo a fumare e si era fatto arrestare e diceva ai giudici che l’hascisc non fa male, che è tutto uno sbaglio, un vero imbroglio.
“Se arrestano Pannella quando lui andrà a fumare per protesta, mi faccio arrestare anch’io”.
“Lettera firmata”
Fonte: Radicali.it
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Oggi si parla ancora di proibizionismo o legalizzazione della marijuana, o meglio della cannabis, ma forse non tutti conoscono la vera ragione per cui questa pianta viene considerata una minaccia per la società. Il motivo non ha nulla a che fare con i suoi effetti sulla mente e sul corpo, la cannabis non è una minaccia per la società civile, bensì per il sistema economico che si regge sul petrolio, sull’alcol, sulle industrie di tabacco, sui derivati petrolchimici . La verità è che se la marijuana fosse utilizzata in tutti i suoi aspetti e sfruttata per la varietà delle sue caratteristiche, entrerebbe sul mercato mondiale per distruggerlo, perché creerebbe un sistema economico basato su risorse naturali e inesauribili. Per difendersi dagli effetti della introduzione della marijuana, simili a quelli di una guerra mondiale, il sistema ha creato una grande disinformazione su di una pianta estremamente versatile che è in grado di produrre una grandissima varietà di materiali e di fonti di energia. Innanzitutto occorre sapere che la stessa parola marijuana è stata creata per indicare uno stupefacente e far dimenticare il vero nome che è quello della cannabis, la canapa.
Da questa è possibile estrarre materie prime per la produzione della carta, della stoffa, delle resine speciali che consentono di produrre vernici e derivati petrolchimici: primo tra tutti del carburante naturale, una plastica che è dieci volte più resistente dell’acciaio. Inoltre, da essa si estraggono materiali per la costruzione edile, mangimi, medicinali naturali e farine per alimenti. Insomma, la canapa, conosciuta dall’uomo da oltre 200 anni come pianta nobile, è una fonte inesauribile di risorse industriali ed energetiche. Del fatto che l’uomo da sempre la utilizza nel suo sistema economico ci sono molte prove, ma le lobbies del petrolio hanno completamente camuffato questa parte della storia e si è persa quell’antica tradizione su cui si basava lo sviluppo e l’evoluzione dell’uomo.
Infatti, l’Enciclopedia Britannica fu stampata su carta di canapa per 150 anni, tutti i libri scolastici fino al 1880 erano stampati su canapa, veniva utilizzata per pagare le tasse in America sin dal 1631. I più grandi Presidenti degli Stati Uniti, come George Washington, Thomas Jefferson e gli altri padri fondatori coltivavano canapa, Benjamin Franklin possedeva uno dei primi mulini di carta in America e coltivava canapa. Le prime Bibbie, le mappe, le tabelle, le prime carte della Dichiarazione dell’Indipendenza e la Costituzione sono state fatte con la canapa, e di canapa era anche la prima bandiera degli Stati Uniti. Nel 1916 gli Stati Uniti emanarono un decreto che stabiliva che la carta poteva essere fatta con la canapa e che nessun albero doveva essere tagliato: il rapporto stabiliva che per ogni acro di canapa, occorreva coltivarne 4 di alberi. Con le resine della canapa vennero prodotte le prime vernici, e il primo modello T di Henri Ford era alimentato da carburante estratto dalla canapa, e l’auto stessa venne costruita con la plastica della canapa.
Se tutto questo è vero, allora perché una pianta è stata messa fuori legge? La coltura di canapa non danneggiano l’ambiente, seguono un ciclo di vita biologico per cui è inesauribile, riduce l’inquinamento e riesce a crescere su qualsiasi tipo di terreno. Le lunghe radici lunghe penetrano e rompono il suolo per lasciarlo in condizione perfetta per il raccolto del prossimo anno: l’arbusto è sottile e si erge dal suolo senza subire l’attacco delle erbacce e di parassiti.
Sino agli inizi di questo secolo la canapa era stata scelta dalle grandi società come fonte di materia prima.
Nel 1937, la Dupont brevettò i processi per fare la plastica da petrolio e carbone, e lì qualcosa cambiò . Il Rapporto Annuale di Dupont esortò i suoi azionisti ad investire nella sua divisione petrolchimica e nuova, impegnata nella produzione di materiali sintetici come plastica, cellophane, celluloide, metanolo, nailon, rayon, Dacron, ecc., tutti prodotti derivati da petrolio. La naturale industrializzazione della canapa avrebbe rovinato l’80% degli affari della Dupont. Gli azionisti delle petrolchimiche riuscirono a raggiungere il governo, creando delle lobbies, e stilarono dei rapporti scientifici che dichiararono la canapa fu dichiarata pericolosa, ma soprattutto una minaccia per le loro imprese per miliardi di dollari : il grande pericolo venne chiamato “marihuana” utilizzando una parola in gergo messicano molto ambigua ed esotica, in modo che rimanesse nelle generazioni future come una droga. Fu alimentata un’improvvisa campagna mediatica di criminalizzazione, indicando la “marihuana” come la causa di molteplici incidenti mortali. Il 14 aprile 1937, venne emanata così la legge che proibiva la Prohibitive Marihuana Tax Law da parte del
House Ways and Means Committee, tra i cui componenti vi era anche un dirigente Dupont.
Il Congresso così proibì canapa perché venne definita uno stupefacente che usurava la mente e lo spirito dell’uomo, provocando la distorsione della realtà e un istinto di violenza.
Fonte: Etleboro Italia
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Il via libera dell’Europarlamento agli aiuti al tabacco fino al 2012 e’ uno scandalo di ipocrisia. Mentre si continua a combattere una guerra a suon di carcere per chi coltiva qualche piantina di marijuana in casa propria, si e’ deciso di incentivare la produzione di una sostanza che uccide 4 milioni di persone ogni anno nel mondo. Molte, ma molte di piu’ di tutte le droghe proibite messe insieme, dalla cocaina all’eroina, dalla cannabis all’ecstasy. Basti pensare che, secondo le statistiche dell’Organizzazione mondiale della Sanita’ e del Ministero della Salute italiano, i morti per cannabis sono di media 0 (zero) l’anno.
Siamo convinti che la proibizione sia la strada sbagliata, anche per il tabacco, il cui monopolio andrebbe alle narcomafie come gia’ oggi accade per le sostanze proibite. Ma incentivarne la produzione con i denari dei cittadini europei e’ davvero troppo. I costi ricadranno non solo sui lavoratori di tabacco nei Paesi extraeuropei, costretti a competere in un mercato drogato dai finanziamenti pubblici, ma anche sulle tasche dei cittadini, visto che gli effetti del tabacco sulla salute costituiscono oggi uno dei costi piu’ elevati per i sistemi sanitari nazionali.
La politica sulle droghe, legali e non, e’ ormai un’offesa alla ragione, alla scienza, ai Paesi piu’ poveri, al libero mercato e a milioni di consumatori il cui unico crimine e’ quello di divenire dipendenti da una sostanza piuttosto che di un’altra.
Pietro Yates Moretti
fonte : aduc.droghe
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Agosto 5, 2007
Jonas Elia*, Dany Belotherkovsky**
*dott. Jonas Elia, medico chirurgo specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile.
** Belotherkovsky Dany, diplomato in Riflessologia ed in Medicina Omeopatica, attualmente studente nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” in Roma.
Le cause per cui si esplicita una malattia cardiovascolare sono molteplici e non tutte ancora ben chiare.
I principali fattori di rischio attualmente conosciuti consistono: alti livelli ematici di colesterolo non HDL (VLDL,IDL,LDL), basse livelli di HDL (colesterolo buono), aumento dei valori dei trigliceridi, ipertensione e sovrappeso.
Il possibile precoce sviluppo dell’ aterosclerosi può provocare eventi cardiaci, trombosi ed ictus cerebrali, mentre l’ipertensione ed il sovrappeso aumentano l’incidenza del diabete di tipo 2, che complica il quadro principale comportando l’incremento d’incidenza delle malattie cardiovascolari.
Si sospetta che possano esserci anche altre cause, in particolare di natura infettiva e la sclerosi (indurimento) della parete arteriosa che compare con l’avanzare dell’età.
Questi termini ormai sono diventati di uso quotidiano, visto che nell’arco della vita di quasi il 60 percento della popolazione, si manifestano sintomi di malattie cardiovascolari.
L’aterosclerosi è considerata una malattia infiammatoria cronica che ha origine dall’infiammazione delle parete interna (intima) dei vasi sanguigni; tale processo può creare le placche contenenti colesterolo, e insieme all’aggregazione piastrinica può quindi provocare l’ostruzione dei vasi - in particolar modo delle arterie coronarie che portano il sangue (e quindi l’ossigeno) al muscolo cardiaco (l’occlusione delle arterie coronarie è la prima causa di infarto cardiaco).
La terapia farmacologia attualmente offerta dalla medicina moderna consiste nell’uso di farmaci che abbassano i livelli ematici del colesterolo (statine), altri che diminuiscono la pressione sanguigna (Calcio-antagonisti e nitrati) e altri che sono farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS), come l’aspirina, che diminuiscono l’aggregazione piastrinica; di solito per protocollo si prescrivono tutti gli agenti farmacologici in dosi diverse (a secondo del quadro clinico) per combattere i principali fattori di rischio.
Il problema della terapia con questi farmaci sintetici è dato dagli effetti collaterali, abbastanza significativi e talora gravi: problemi della funzionalità epatica, miopatie (la cerivastatina è stata ritirata dal commercio nel 2001 proprio per questo), rallentamento del battito cardiaco e senso di affaticamento, problemi a livello gastrico, e molti altri ancora (leggere il foglio illustrativo per ogni farmaco).
Quindi, le soluzioni adottate dalla medicina moderna consistono nell’utilizzo di composti sintetici che inibiscono le attività enzimatiche o bloccano i recettori specifici, situazione in cui l’organismo cerca di superare gli ostacoli sintetici attraverso l’attivazione di vie metaboliche alternative, fatto che spiega l’aumento costante delle dosi dei farmaci nel tempo.
Da studi più recenti su esseri umani e su modelli animali, è risultato che la somministrazione dell’olio di semi di canapa:
* Abbassa i livelli ematici di colesterolo non HDL.³-4
* Abbassa i livelli ematici dei trigliceridi.³-4
* Diminuisce il grado di aggregazione piastrinica.6
* E cardioprotettiva dopo un danno al miocardio.
L’olio di canapa contiene1,7 componenti attivi come gli acidi grassi essenziali omega-3 e 6 che sono costituenti importanti ed essenziali delle membrane delle cellule che rivestono le pareti dei vasi sanguigni ed hanno il ruolo di mantenere la corretta funzionalità cellulare.
Il rapporto e la forma chimica di tali acidi grassi essenziali, permette all’organismo di metabolizzarli in composti piu attivi, per usarli come mediatori o ligandi specifici solo quando richiesto dall’omeostasi (equilibrio) senza però ostacolare o bloccare le vie metaboliche; oltre al fatto che l’olio di canapa contiene la vitamina E, i fitosteroli, il canabidiolo (CBD: canabinoide non psicoattivo), mircelene, clorofilla e molti altri composti naturali che funzionano in sinergia, aumentando gli effetti benefici.
Con l’uso quotidiano di olio di canapa possiamo prevenire in buon parte la progressione di aterosclerosi agendo direttamente sui fattori di rischio, mantenendo piu elastiche le pareti dei vasi senza avere gli effetti collaterali, se invece è già in atto la terapia con farmaci l’olio di canapa puo dare ulteriore miglioramento del quadro clinico, sempre consultando il medico curante.
Gli studi menzionati sopra sono a favore di tale concezione e siamo certi che in futuro studi simili e piu ampi confermeranno gli effetti benefici dell’olio di canapa sia nelle malattie cardiovascolari sia in altre patologie .
Bibliografia e Versione stampabile (PDF).
fonte: Modin
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Dott. Jonas Elia, Medico Chirurgo
Specialista in pediatria e neuropsichiatria infantile
MOEL delle Comunità Ebraiche d’Italia
dal forum: tiaccaciproduzioni.info
Ai miei pazienti grandi e piccini

Sono ormai 34 anni (luglio 2006) che esercito la professione in qualità di medico occidentale tradizionale per formazione e pratica, ed è dal 1990 circa che ho iniziato a curare in maniera allargata, usando quella che era la medicina popolare dei miei antenati ebrei vissuti in Libia per circa duemila anni.
Come voi sapete, la spinta forte è venuta dal sogno di mia figlia, sofferente di asma bronchiale di media gravità per circa dieci anni in cura senza successo prima da una famosa allergologa e poi da un grande omeopata.
Nel sogno lei sarebbe guarita mangiando i frutti di canapa, antica colazione invernale degli ebrei di Libia, e così infatti è successo.
Dal 1999 ho trovato, finalmente in Italia, prima i frutti e poi l’olio di canapa.
All’inizio prescrissi la canapa agli asmatici guarendoli, poi a tutti coloro che soffrivano di vie respiratorie, poi a paziente con eczema, poi con malattia fibrocistica del seno e così via, avendo in mano un “farmaco” miracoloso di cui avevo scoperto il ruolo nel processo infiammatorio.
Oggi l’Umanità è in una fase storica particolare (non posso divulgarmi) per cui l’infiammazione esasperata è la caratteristica fondamentale di ogni individuo. L’Atopia è la condizione di esaltata infiammabilità che è alla base della malattia.
L’infiammazione normalmente è una condizione essenziale per la salvaguardia del singolo organismo dalla aggressione di agenti esterni ed interni. Ad esempio: se io esco fuori svestito e mi ammalo vuol dire che devo stare attento a come mi espongo, così nei confronti del sole, delle escursioni termiche, dell’assunzione di cibi e pietanze nuove e sconosciute; l’infiammazione ci salvaguarda dall’estinzione.
Oggi però l’infiammazione è salita a livelli eccessivi.
Esistono varie concause: uno stile di vita errato, un’alimentazione incongrua, abitudini sessuali esasperate, la mancanza di un credo religioso, portano ad uno stato infiammatorio esasperato che si ripercuote per primo su quelli che sono gli organi ed apparati geneticamente e costituzionalmente più fragili.
Alla nascita lo stato atopico può avere tre modalità di espressione: a carico
1) del distretto cutaneo (dermatite atopica etc.);
2) del distretto respiratorio (adenoidi, tonsilliti, otiti, asma etc.);
3) del distretto gastrointestinale (con reflusso gastroesofageo, vomito e patologie varie intestinali d’intolleranza e malassorbimento).
Questi tre gruppi di manifestazioni non sono entità separate, ma possono coesistere mescolate in varie maniere anche in un singolo individuo.
Il latte materno contiene gli acidi grassi essenziali che permettono il graduale passaggio dall’ambiente uterino a quello esterno, proteggendo dai disturbi nefasti di tipo respiratorio, cutaneo e gastrointestinale.
Quando il latte materno è scarso o assente o il grado di atopia (del neonato) è elevato, allora iniziano i problemi.
Al di fuori del latte materno non ci sono validi sostituti. Si possono utilizzare latti idrolisati parziali (meno allergici del latte artificiale normale) di riso, di riso e carrube, ultimo di soia per la sua allergenicità. L’alto costo dei latti idrolisati spinti è controindicazione al loro uso immediato. L’introduzione alla nascita dei frutti di canapa (come decotto) permette di riportare l’Atopia a livelli accettabili in breve tempo.
Il frutto di canapa contiene in quantità valida gli acidi grassi essenziali presenti, nel latte materno.
Per ragioni non ancora perfettamente chiare (importante è il fatto che le mucche vengono nutrite per legge con soia) il latte vaccino e derivati tutti; e le uova di galline (anch’esse per legge allevate con soia, fra l’altro) accendono il fuoco dell’Atopia.
Quindi per una crescita ottimale del neonato è fondamentale il latte di mamma più a lungo possibile, almeno 6 mesi come unico cibo, evitando alla mamma latte vaccino e derivati, specie il formaggio grana e parmigiano che per la loro ricchezza di proteine sono dannosi in questa fase.
La carne di mucca e pollo nel bambino allattato al seno con supplemento di frutti di canapa, non pone problemi nel divezzamento.
Per i derivati lattei, il primo che si può introdurre è lo yogurt che non dà assolutamente fastidio, poi i formaggi freschi, poi il latte vaccino trattato termicamente (a lunga conservazione per i bambini) in cui il trattamento termico riduce l’allergenicità dell’alimento, poi il latte vaccino pastorizzato del commercio ed ultimo, con tranquillità, il parmigiano e il grana.
La comparse di fenomeni atopici deve essere l’indicazione per una saggia retromarcia, aspettando tempi migliori. Lo stesso comportamento prudente vale per il pomodoro e il pesce.
La somministrazione dei frutti di canapa (come decotto nel neonato come olio con la pappa) permette di ridurre in maniera soddisfacente lo stato di esagerata infiammabilità; è chiaro che proprio per lo stato deficitario, nel primo anno non si sospende d’estate, come negli anni successivi.
E l’adulto? L’adulto è un bimbo atopico sofferente da tempo, che essendo “acceso” ha avuto modo di sperimentare su di sé i vari tipi d’espressione dell’atopia a seconda dell’età: acne comedonica, cisti del seno, ovariche, endometriosi, e poi tumori e flogosi d’organo.
Anche l’infarto miocardio ha la flogosi alla sua base.
L’assunzione di canapa riporta la flogosi a livelli soddisfacenti, per un buon livello qualitativo di vita.
In linea di massima nell’estate torrida è sconsigliata la canapa proprio per il discorso che il corpo ha bisogno di infiammarsi; solo chi è malato deve assumere canapa anche d’estate fino a raggiungere un giusto equilibrio. Per quanto riguarda anche gli altri antichi medicamenti, quanto io ho scritto in questi fogli è frutto di consolidata mia esperienza e verifica scientifica.
Trasmissione Radiofonica Dott Jonas Elia su Radiosei
Come era trasmessa il Il Giovedi 10 Gennaio 2008 alle 12:30
Trasmissione televisiva Dott. Jonas
9 maggio 2007
Archiviato in: News dall'Italia e dal mondo | Tag: cannabis tipo forte, bologna, palanord, Udc, Silvia noè
La quarta edizione della mostra-convegno ecotecnologica della cannabis medicinale e industriale, che si terra’ al Palanord di Bologna dal 30 maggio al 1 giugno prossimi, finisce nel mirino della consigliera comunale de La Tua Bologna ed esponente dell’Udc Silvia Noe’, intervenuta oggi in aula a Palazzo D’Accursio con un intervento contro la scelta dell’amministrazione di concedere (peraltro per la seconda volta) la tensostruttura del Parco Nord agli organizzatori della fiera.
“E’ incredibile e irresponsabile che un soggetto pubblico metta a disposizione spazi pubblici per lo svolgimento di manifestazioni che, celandosi sotto pretesi contenuti scientifici ed effetti terapeutici della cannabis, in realta’ promuovono e favoriscono la cultura dello sballo e veicolano l’idea che drogarsi non solo non fa male, ma e’ bello” sostiene Noe’ ricordando anche che il Comune “non puo’ ignorare che l’ideatore dell’evento e’ agli arresti domiciliari, per la seconda volta, per coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”.
“Ospitare una manifestazione che si muove si’ nelle pieghe della legalita’, ma in realta’ promuove il marketing della droga e il business dello sballo e’ pericoloso” avverte la consigliera che gia’ lo scorso anno aveva posto il problema alla giunta con un appello che, si rammarica, “e’ stato completamente ignorato”. Ma Noe’ non si limita a rinnovare l’invito all’amministrazione affinche’ “valuti l’opportunita’ di ospitare una fiera che si presta principalmente a veicolare un messaggio diseducativo piuttosto che scientifico”.
L’esponente dell’Udc conclude infatti il suo intervento con “un appello al Ministro dell’Interno Roberto Maroni perche’ in collaborazione con questa amministrazione, verifichi che questo tipo di manifestazioni si svolgano nel pieno rispetto della legge”. Sul tema, non a caso, il deputato dell’Udc Gian Luca Galletti ha gia’ preparto un’interrogazione parlamentare.
fonte: aduc.droghe