Hempyreum’s Weblog


Scienza: Uso moderato di cannabis ha un effetto positivo sul trattamento della dipendenza da cocaina in pazienti con comorbidità associata di ADHD e dipendenza da cocaina.
Maggio 17, 2008, 9:19 pm
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Secondo uno studio dell’Istituto Psichiatrico dello Stato di New York, l’uso di cannabis in maniera intermittente/moderata ha determinato un maggior successo rispetto agli altri pazienti nell’astensione dalla cocaina in un campione di 92 pazienti con dipendenza da cocaina con associata diagnosi di ADHD (attention-deficit hyperactivity disorder; disturbo da iperattività con deficit di attenzione) di età fra 25 e 51 anni. Questi pazienti hanno partecipato a una sperimentazione clinica ambulatoriale con metilfenidato per la cura dell’ADHD e dipendenza da cocaina. La ricerca ha studiato gli effetti dell’uso della cannabis nell’astensione dal trattamento e nell’astinenza dalla cocaina.

Alla quattordicesima settimana, la percentuale di astensione era del 24 per cento fra i non utilizzatori, del 57 per cento fra gli utilizzatori intermittenti/moderati, e del 39 per cento fra gli utilizzatori in forma pesante/regolare. L’uso di Cannabis era anche associato a una maggior frequenza di astinenza da cocaina. Fra i soggetti che hanno riferito di usare cannabis in maniera intermittente, 39 percento hanno raggiunto due o più settimane di astinenza da cocaina, rispetto a solo il 26 per cento dei soggetti che hanno riferito di non usare cannabis durante il trattamento. Lo studio è stato il primo a valutare l’uso di cannabis nel trattamento dei pazienti con diagnosi di dipendenza da cocaina.

(Fonte: Aharonovich E, Garawi F, Bisaga A, Brooks D, Raby WN, Rubin E, Nunes EV, Levin FR. Concurrent cannabis use during treatment for comorbid ADHD and cocaine dependence: effects on outcome. Am J Drug Alcohol Abuse. 2006;32(4):629-35.)



Canada. Studio: per adulti benestanti e colti, fumare marijuana e’ come bere un bicchiere di vino
Maggio 17, 2008, 7:58 pm
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La normalità del fumo, di quel senso di leggerezza e di distensione che procura la marijuana: è quanto l’immaginario collettivo ha bisogno di riscoprire e che invece luoghi comuni e mass media non colgono o non voglio cogliere.

La iUniversity of Alberta e l’università di Calgary hanno condotto uno studio, pubblicato sul numero corrente della rivista scientifica Substance Use and Misuse, su persone di classe adagiata (“middle-class”), dimostrando che fumare è un atto normale tra gente normale, anche fra coloro con un alto grado di istruzione.

Bisognerebbe far capire, concludono i ricercatori, a chi non fuma che chi fuma in genere lo fa per ritrovare un po’ di relax , magari mentre prepara la cena, dopo una pesante giornata di lavoro: un po’ di maria aiuta a socializzare e a essere più simpatici.

Lo studio è stato focalizzato per lo più su ceto medio e colletti bianchi del settore sanitario, dei servizi sociali, della comunicazione e dell’industria. “Purtroppo c’è da combattere l’immagine che il cinema dà del consumatore standard di marijuana, che è sempre un tipo totalmente di fuori di testa”, afferma il prof. Geraint Osborne, secondo il quale “in ogni caso stiamo andando sulla strada della depenalizzazione e della legalizzazione, con un importante ritorno fiscale per lo Stato”.

Tra gli interpellati, quelli che fanno parte del ceto medio si considerano consumatori responsabili e coscienziosi delle droghe leggere, che costituiscono un fenomeno sempre più benaccetto nella società canadese, dove il 53% è favorevole alla legalizzazione della marijuana.

Il Fraser Institute calcola che la marijuana -più esattamente l’indotto del mercato della marijuana, che comprende tutti i gadget e gli accessori- fattura 5,7 miliardi di dollari, realizzando un mercato che è secondo solamente a quello edilizio.

17/05/08



Gli straordinari effetti della marijuana su un malato di sclerosi multipla
Maggio 17, 2008, 7:28 pm
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Affetto da sclerosi multipla, Tony Whiters, 64 anni, sarà eternamente grato ad una coppia di amici che, per primi, gli hanno procurato della marijuana. Lo riporta il quotidiano Derby Telegraph. Lasciando sbalorditi i medici, Whiters, grazie alla sostanza, è tornato ad avere un maggiore controllo del proprio corpo, fino a rialzarsi dalla sedia a rotelle.

La spiegazione scientifica c’è: la cannabis innanzitutto riduce drasticamente gli spasmi muscolari e il dolore. Paul Gates, direttore della Derby MS Society, trova questa esperienza “molto incoraggiante. Tony non era più nemmeno in grado di dormire”.

Soltanto quando ha assunto un po’ di cannabis, per un paio di settimane, Withers ha iniziato ad avvertire la differenza: “i miei attacchi di dolore più acuto si sono fatti sempre più rari. Sono persino riuscito a stare sulle mie gambe. Ma quando ho smesso di assumerli, le mie condizioni sono peggiorate di nuovo molto velocemente”. Margaret Philips, il medico che ha seguito questo caso, afferma dal suo ruolo di consulente di medicina riabilitativa al Derby City Hospital: “se lo studio dimostra i benefici per le persone affette da sclerosi multipla, allora va analizzato molto attentamente”.

fonte: aduc.droghe



Scienza: L’uso quotidiano della canapa aumenta il rischio di fibrosi epatica in pazienti con epatite C
Maggio 17, 2008, 3:56 pm
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Secondo una ricerca dell’Università della California a San Francisco l’uso quotidiano di cannabis è stato associato a fibrosi epatica da moderata a severa in 204 pazienti con epatite C. Fra il 2001 e il 2004 i partecipanti si sono fatti intervistare per valutare dati demografici, fattori di rischio per HCV e l’uso di cannabis e di alcool. In aggiunta sono stati fatti test virologici e una biopsia epatica. L’età mediana del gruppo era di 46.8 anni, il 69 per cento era maschio, il 49 per cento era di pelle bianca. La frequenza di uso della canapa nei 12 mesi anteriori era quotidiana nel 13.7 per cento, occasionale nel 45.1 per cento e nulla nel 41.2 per cento dei casi. Non c’era fibrosi nel 27.5 per cento dei casi, fibrosi moderata nel 55.4 per cento e fibrosi severa nel 17.2 per cento dei soggetti.

L’uso quotidiano di cannabis ha aumentato le probabilità di fibrosi da moderata a severa di quasi 7 volte. Non c’era nessuna associazione fra uso quotidiano di cannabis e fibrosi lieve. Una limitazione importante dello studio è il metodo, poiché soltanto un esame è stato effettuato, cosa che limita la capacità di stabilire un rapporto temporale fra uso di cannabis e lo stadio della fibrosi. Tuttavia, lo studio conferma uno studio francese del 2004, anche nel quale l’uso quotidiano di cannabis è stato associato con un rischio aumentato per fibrosi del fegato. Gli autori concludono che “gli individui affetti da HCV dovrebbero essere consigliati a ridurre o astenersi dall’uso di cannabis.”

Per ulteriori informazioni: www.natap.org/2006/AASLD/AASLD_07.htm

Per trovare più informazioni sui cannabinoidi e sulla fibrosi del fegato potete cercare bollettini IACM precedenti inserendo la parola chiave “fibrosi” sul sito: www.cannabismed.org, selezionando la lingua italiana.

(Fonte: Ishida JH, Peters MG, Jin C, Louie K, Tan V, Bacchetti P, Terrault NA. Influence of cannabis use on severity of hepatitis C disease. Clin Gastroenterol Hepatol 2008;6(1):6975)



Studio USA: fumare cannabis non aumenta i richi di cancro.
Maggio 17, 2008, 3:41 pm
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Lo spinello non aumenta il rischio di tumore del polmone. E nemmeno di altri tipi di cancro, come quello della bocca, gola, testa-collo ed esofago. Questi i risultati, a sorpresa, di uno studio dell’Universita’ della California a Los Angeles (Ucla), presentato alla Conferenza internazionale della Societa’ americana di penumologia in corso a San Diego. E i primi a meravigliarsi sono stati gli stessi ricercatori. “Ci aspettavamo che l’uso di cannabis protratto nel tempo - afferma Donald Taskin, docente di medicina alla David Geffen School of Medicine dell’Ucla - aumentasse il rischio di tumore anche dopo decenni dal consumo della sostanza”. Attingendo ai dati del Registro tumori dell’universita’ della California, l’equipe ha seguito 611 persone di Los Angeles con cancro del polmone, 601 con tumore testa-collo e 1.040 volontari sani. Tutti sotto i 60 anni. I ricercatori hanno raccolto informazioni sul fumo di marijuana e di tabacco, sul consumo di alcolici o di altre droghe, sulla dieta e lo stile di vita, sui casi di cancro in famiglia e sullo stato socio-economico di ogni partecipante allo studio. I consumatori accaniti di cannabis avevano fumato oltre 22 mila spinelli, quelli moderati fra gli 11 mila e i 22 mila: eppure, non presentavano un maggior rischio di tumore rispetto a chi non aveva mai fumato ‘erba’. Dalla ricerca e’ infatti emerso che l’80% dei pazienti con cancro del polmone e il 70% di quelli con neoplasia della testa-collo avevano il ‘vizio’ delle sigarette, ma solo la meta’ faceva uso di marijuana. Dunque, il legame che emerge chiaramente e’ fra il tumore del polmone e il fumo di tabacco: il rischio di ammalarsi aumenta di 20 volte per chi ‘fa fuori’ due o piu’ pacchetti al giorno. La cannabis viene invece ‘scagionata’: secondo i ricercatori, una possibile spiegazione e’ che il principio attivo, il Thc, incoraggerebbe le cellule ‘anziane’ a suicidarsi prima di eventuali trasformazioni tumorali.

Fonte: Adnkronos



Comunicato Stampa - DROGA/LANCET.
Comunicato Stampa - DROGA/LANCET. ALCOOL E TABACCO PIU’ NOCIVI DELLE DROGHE PROIBITE? INCLUDERLE SUBITO NELLE TABELLE DELLA FINI-GIOVANARDI

Firenze, 23 Marzo 2007. Una ricerca pubblicata sulla rivista “The Lancet” sostiene che l’alcool e il tabacco siano piu’ nocivi delle droghe proibite? E’ la scoperta dell’acqua calda. Basta ricordare che muoiono in Italia ogni anno circa 90.000 persone a causa del tabacco e 40.000 per l’alcool, a fronte di 0 (ZERO!) decessi per cannabis. Eppure quest’ultima e’ proibita, talmente proibita che, qualora se ne possegga piu’ di 0,5 grammi, si va in carcere dai 6 ai 20 anni.
Per questo, abbiamo messo a punto due proposte di legge, la prima per legalizzare la cannabis, la seconda per proibire alcool e tabacco alla stregua di tutte le altre sostanze gia’ inserite nelle tabelle della legge Fini-Giovanardi. I proibizionisti siano coerenti nelle loro idee! Qui la nostra campagna “Tutte legali o tutte proibite”: http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=15741

Fonte:Aduc-di la tua



Opinioni di alcuni consumatori
Maggio 17, 2008, 1:37 pm
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Dieci motivi per cui non la legalizzeranno mai

 

1.Perché la gente è ignorante e vuole continuare ad esserlo

In questi  anni di “attivismo” pro maria, la cosa che più mi ha demoralizzato, è stata la reazione della gente comune. Oltre al fatto che l’ignoranza in materia dilaga, ma non solo per quanto riguarda il discorso cannabis, la maggior parte della gente è assai restia a riformattarsi il cervello da cent’anni di menzogne.
Per quasi l’intera popolazione di questo pianeta, la “marijuana” sarà sempre una DROGA, hai voglia a dirglielo, hai voglia a dimostrarglielo…niente! Per loro rimane DROGA.
A meno che non gli venga un cancro, l’AIDS, il glaucoma, la sclerosi multipla, un attacco epilettico, l’umano medio, non si accorgerà mai di quanto sia straordinaria questa pianta.
Ma il fatto più sconcertante, è che una certa ignoranza e strafottenza l’ ho notata soprattutto nei consumatori ( a scopo ludico) di cannabis.

2 .Perché la gente ripone totale fiducia nei medici e nelle aziende farmaceutiche

In tutti i trattati, le testimonianze, gli aneddoti, che in questi anni ho letto, ho notato una cosa assai
curiosa, o almeno incomprensibile per me.

Situazione tipo:
Un tizio sta male, si reca dal medico. Questi gli diagnostica una grave patologia (spesso mortale o menomante) e gli prescrive dei farmaci legali.
Il tizio comincia la cura. I sintomi che gli causavano fastidio vanno pian piano scomparendo, ma ne subentrano degli altri assai più intollerabili.
Il tizio torna dal medico e gli spiega la situazione. Il medico lo informa che trattasi di effetti causati dal farmaco stesso (controindicazioni). Nella maggioranza dei casi, il medico riduce la dose.
Il tizio torna a casa e riprende la cura, ma con scarsi risultati, i fastidi patologici di base rimangono e in più si deve sorbire anche le controindicazioni.
Dopo svariati anni, il tizio, che nel frattempo è peggiorato, incontra la cannabis. Un parente, un amico, un figlio, un consulente, in genere in maniera casuale, gli passa una canna.
Il tizio fuma e pensa: “Tanto, peggio di così non posso stare”.
Si sente subito meglio e non sa spiegarsi il perché.
Ritorna dal medico e in maniera assai entusiasta lo rende partecipe dell’incredibile scoperta.
Il medico tentenna e otto volte su dieci esclama: “Non è possibile! La Cannabis non solo non ha nessuna proprietà farmacologica…è soprattutto una DROGA pericolosa!”.
Gli sconsiglia vivamente la nuova cura e gli cambia i farmaci. A volte capita che gli da dei farmaci che “curano” le controindicazioni. (un farmaco che ti dovrebbe curare da un farmaco che ti dovrebbe curare…)
Il tizio torna a casa mogio mogio. Riprende la cura consigliatagli dal medico.
La malattia peggiora, i farmaci gli incasinano la vita…il tizio sta malissimo.
Spesso per caso, raramente per scelta, il tizio rincontra la cannabis.
Fuma, sta subito meglio.
Continua a fumare per un po’ e prendendo meno farmaci vanno via anche le “controindicazioni”.
Il tizio riprende a vivere.
Ritorna dal medico e (un po’) s’incazza.
“Ma com’è che appena mi faccio uno spinello, mi sento subito meglio e non vado in contro a nessuna controindicazione spiacevole?”.
A questo punto, il 50% dei medici risponde: “Cosa devo dirti, se proprio ti fa bene continua cosi’, ma sappi che io sono abbastanza ignorante in materia e sappi pure che non posso prescrivertela perché è una DROGA illegale.”
L’altro 50% risponde: ” Nella cannabis non c’è nessuna certezza, le ricerche in merito ci dicono che a lungo andare potrebbe avere delle conseguenze devastanti per l’organismo umano, io te la sconsiglio vivamente!”.
C’è anche chi (molto raramente) consiglia di provare prodotti sintetici a base di cannabinoidi, ma che costano molto e non danno gli stessi benefici della cannabis fumata.
A parte il fatto che al tizio, delle conseguenze a lungo termine, non dovrebbe fregargliene più di tanto, il motivo principale, che dovrebbe far puntare l’ago verso la cannabis, è soprattutto i giovamenti che ha provato sulla propria pelle.
Il tizio invece che fa? Va a casa mogio mogio (e incazzato) e riprende la cura “ufficiale”.
Solo pochi mandano a quel paese il medico e tutti i farmaci e (fra mille difficoltà e la paura di venire arrestati) , si curano con la cannabis e riprendono a vivere.
La maggioranza vive, o conclude la propria vita, fra innumerevoli dolori e sofferenze, con in testa sempre le stesse domande:
“Ma perché non mi possono prescrivere la cannabis?…Ma non mi credono quando gli dico che sto meglio? Perché devo soffrire quando so che esiste una sostanza che riesce a farmi vivere in maniera normale?”….però…se loro dicono che è una DROGA pericolosa…deve per forza esserlo…

3 Perché una ricerca seria sulle proprietà benefiche della cannabis non la faranno mai!

Fino ad una quindicina d’anni fa, le uniche notizie sulle proprietà terapeutiche della canapa erano incomplete, ma soprattutto insufficienti, il merito va soprattutto alla macchina tritadocumenti di Hanry Anslinger. Negli ultimi anni, grazie ad alcuni ricercatori indipendenti o a medici che sono stati “invogliati” solo dopo che un parente si è ammalato, qualcosa sta venendo fuori.

Sembrerebbe che come si mette mano alla canapa si riscontra qualcosa di buono. E’ un “farmaco” assai versatile, agisce prevalentemente sui centri nervosi, per cui rientra come possibile cura, in tantissime patologie, più di quanto noi tutti possiamo immaginare.

Ma… il termine “farmaco” si riferisce generalmente a un singolo prodotto chimico sintetico che è stato realizzato e brevettato, generalmente da un’ industria farmaceutica…
L’iter è lungo e la ricerca è assai costosa…. Il costo è sostenuto dall’industria farmaceutica, che può arrivare a spendere duecento milioni di dollari o più prima che il medicinale arrivi sugli scaffali delle farmacie. La società è disposta ad investire una somma così forte solo se è ragionevolmente sicura che il prodotto chimico avrà successo come medicinale e quel medicinale renderà degli utili.
La società ha diciassette anni di tempo per recuperare il suo investimento… (USA)
(Marijuana , la medicina proibita Lester Grinspoon e James Bakalar).

La Cannabis non è brevettabile! Al massimo potrebbero brevettare un “sintetico” che non ha gli stessi effetti dell’originale e visto che basta un semino, un po’ d’acqua e tanto sole per far venire su una pianta di cannabis, chi comprerebbe un farmaco costoso che non da gli stessi benefici?
Preso atto che, l’unico governo in grado di sponsorizzare una ricerca seria e totale sulla cannabis è proprio quel governo che ha dichiarato guerra a “maria” e vorrebbe vedere tutte le piante di canapa del mondo bruciare in un unico falò (USA), una ricerca moderna sulle proprietà benefiche della cannabis non la faranno mai!.

4 Perché, da sei anni a questa parte, la prima settimana di maggio, milioni di persone scendono in piazza in tutto il mondo, per protestare contro quest’assurda “war on drugs” rivendicando il diritto a curarsi come meglio gli pare e nessuno riporta la notizia e mai la riporterà.

15.000 circa erano i “tossici” che hanno bloccato il centro di Roma sabato 6 Maggio 2006…e 10.000 erano l’anno prima…sentito qualcosa?
A meno che non eravate a Roma fra i manifestanti, non credo che la notizia sia arrivata, almeno non in maniera ufficiale.
Nessun Tg nazionale, nessun quotidiano, nessun organo informativo di rilievo ha dato la notizia.
Se quel pomeriggio di maggio a Roma ci fossero state 10.000 persone a manifestare per la salvaguardia delle papere…sono sicuro che qualche Tg avrebbe almeno dato la notizia.

5 Perché canapai legali sono “sconvenienti” non solo per le multinazionali farmaceutiche, ma anche per quelle tessili, quelle petrolifere, quelle cartarie…

Arrivati a questo punto solo gli asini testardi non ammettono che la canapa potrebbe danneggiare l’intero sistema economico mondiale. Questa pianta, come nemici si è scelta una bella schiera di potenti. Gente che decide cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo vestirci, come curarci e come fare andare le nostre auto puzzolenti e intossicanti.
Ma non lo decidono per il nostro bene, ma per la loro tasca.
Questa è gente ricca e potente, gente capace di pilotare un elezione presidenziale americana o di essere artefice di una guerra o di un’occupazione…gente capace di inventarsi una malattia solo per vendere più farmaci.

6 Perché con la scusa della DROGA, la maggior parte dei governi mondiali, tiene a bada una buona porzione di popolazione di potenziali elettori e c’è addirittura chi “U.S.A.” questa scusa per controllare i governi di altre nazioni.

Gli statunitensi sono maestri in questa arte. Dovete sapere che se in america vieni beccato con una canna perdi il diritto di voto…cosa che non accade con gli stupratori.
Se il pianeta decidesse di legalizzare tutte le droghe, non solo la mafia avrebbe un duro colpo, ma soprattutto la politica internazionale americana.
Non avrebbero più la scusa di rovesciare governi, intraprendere accordi, pagare in droga, o testarle per scopi bellici.

7 Perché nonostante siamo arrivati nel XXI secolo, i luoghi comuni sono duri a morire.

Se t’infangano il cervello per un centinaio d’anni con un bombardamento di menzogne, in genere non ti fai più domande…dai per scontato quel che ti dicono, specie se a dirtelo è un omino in giacca e cravatta o addirittura con un camice addosso. Poi se a dirvelo è la TV…allora è come se fosse DIO a parlare.
I proibizionisti sono stati capaci di renderci “sovversivi” “paranoici” “complottisti” agli occhi della popolazione ignorante…per cui non siamo credibili.
Per 300 anni l’uomo non ha mangiato la melanzana perché qualche coglione l’ha vista viola e bitorzuta e l’ha chiamata “mela insana”.

8 Perché legalizzare è un processo assai articolato e complicato.

Ci vorrebbero circa 3000 pagine per spiegarvi il concetto e forse nemmeno ci riuscirei
Prendete per buona solo l’affermazione.

9 Perché la cannabis in galera, in qualche maniera è anche redditizia.

Sapete quanti soldi girano per processare i tossici, per multarli, per ricoverarli in pseudo centri di recupero? E’ un business incredibile!
Ma non solo!…La “troca” illegale, serve per denigrare, ricattare, infangare, far perdere prestigio, incarcerare ingiustamente, ghettizzare…

10 Perché dopo un secolo e più di menzogne, nessun governo dichiarerà mai: “Scusate ci siamo sbagliati…o meglio vi abbiamo mentito”.

Qua non c’è bisogno di spiegazioni

…e ti metto anche l’undicesimo motivo…quello più importante…

11 Perchè alla gente che assume cannabis e che marginalmente conosce il problema, non gliene può fregar di meno, di me, della TIACCACi, della consapevolezza, di non venir fregati, di finire in galera, di intossicarsi con prodotti legali…basta che li fai fumare e casomai gli dai in premio anche un bong o un ciloom…loro son contenti…

Ivan il terribile

Fonte: Forum Tiaccaci produzioni



Dura presa di posizione dei più famosi cantanti italiani: “C’è droga e droga”

Li aveva chiamati in causa nel 2003 il vice premier Fini. “I cantanti rock riflettano prima di dare certi messaggi, che drogarsi in qualche modo è un diritto”. E i musicisti italiani rispondono indirettamente ma esplicitamente. Droghe leggere e pesanti non vanno equiparate. Anzi, la marjuana va legalizzata.
Il documento è firmato da cantautori storici come Vasco Rossi, Guccini, Venditti, Paolo Conte, Jannacci, Dalla. Poi Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Irene Grandi, Zucchero, Ligabue, gli Stadio, Jovanotti, Baccini. E artisti molto ascoltati dai più giovani come Articolo 31, Gemelli diversi, Francesco Renga, Negrita, Niccolò Fabi, Piero Pelù, Samulele Bersani, il rapper Frankie Hi energy mc. E poi ancora La Crus, Simona Bencini, Avion Travel, Pacifico, Omar Pedrini, Daniele Silvestri.
Tutti sostengono che mettere sullo stesso piano marijuana ed eroina è profondamente sbagliato. Puntano invece il dito contro l’ecstasy, il vero grande pericolo per i ragazzi. Facile da trovare, a buon mercato e dannosissima. Dire poi che chi fuma lo spinello passa all’eroina è un ovvio pregiudizio, scrivono i musicisti italiani, come dire che un bicchiere di vino porta all’alcolismo.


Testo integrale dell’appello
Basta con il mito della droga! Non usiamo questa parola come uno spaventapasseri.
Dichiarare “attenzione ai cantanti che dicono che la droga è un diritto” ha il sapore di censura, suona un po’ intimidatorio ed evoca un sottile tentativo di voler limitare la libertà di opinione e di parola, in antitesi con i principi della libertà di espressione sanciti dalla Costituzione.
Nessun artista ‘propaganda’ o ‘incita’ dal palco il suo pubblico a fare uso di sostanze stupefacenti.
Basta demonizzare il mondo della cultura e dello spettacolo.
Siamo tutti per la vita. Noi anche per la salute e per la dignità umana.
Depenalizzare non significa affermare che ci sono droghe buone e droghe cattive: siamo tutti contro la droga, ma non possiamo far finta che non ci sia differenza fra droga leggera (cannabis, marijuana, campari) e droghe pesanti (eroina, ecstasy, cocaina). E’ fra i doveri dello Stato informare correttamente il cittadino sulle conseguenze dell’uso delle varie droghe: ne ha buon diritto il cittadino, naturalmente maggiorenne e adulto, che deve essere messo nella migliore condizione di effettuare una scelta libera e cosciente. Diversamente gli adolescenti devono essere tutelati e difesi vietando ai minori anche la vendita di alcool e di tabacco.
L’eroina, senza bisogno di leggi speciali ma solo con l’informazione sui rischi e le conseguenze, è notevolmente diminuita. La vendita di siringhe e acqua distillata nelle farmacie è ormai quasi nulla. E’ ormai fuori moda oggi parlare di quella “cultura dello sballo” che abbiamo visto noi negli anni ‘70 e ‘80. Il mondo è cambiato, la realtà di oggi è un’altra: c’è “l’ecstasy del sabato sera”, contagiosa, vigliacca, attraente e facile soprattutto per i più giovani. Che vanno tutelati, con particolare attenzione nei confronti dei minorenni, e convinti a starne fuori con una informazione giusta ed efficace e un servizio sanitario potenziato ed efficiente, pagato con le nostre tasse.
Dire poi “chi fuma lo spinello passa all’eroina” è un ovvio pregiudizio, così come dire che un solo bicchiere di vino porta all’alcoolismo. Ci si ammonisce anche che l’uso disinvolto di certe sostanze potrebbe portare gravi danni. Che cosa significa “uso disinvolto”? Anche una forchetta può, con un uso disinvolto, essere infilata in un occhio, ma non per questo ci sogniamo di proibire le forchette. Ci sarà anche qualcuno che ci casca ma questo non vuol dire che “tutti” quelli che si fanno qualche spinello sono dei potenziali tossicodipendenti.
Una sola cosa hanno in comune lo spinello e l’eroina, lo stesso spacciatore. Oggi pronto a vendere qualsiasi cosa davanti a qualsiasi scuola.
Parificare droghe leggere e pesanti non aiuta i giovani a comprenderne le conseguenze e la pericolosità, punire addirittura il consumo spicciolo con il carcere potrebbe influire solo in modo negativo sulla loro vita futura.
Giusto o sbagliato, ma non è reato. Sui pacchetti di sigarette voluminose scritte avvertono dei danni provocati dal fumo ma chi fuma non commette reato.
Quando si parla di legalizzare, ci si riferisce NON alla droga in genere, ma alla marijuana, in linea con vari paesi europei. Il che non significa attentare alla salute della gente, esattamente come legalizzare il divorzio non ha provocato il dilagare dell’immoralità nella società e la liceità dell’aborto circoscritto non ha provocato un ricorso esagerato al medesimo e tantomeno una cultura della morte.
Ci si vuol dire per favore, quanti morti ha fatto la marijuana e quanti ne fa l’alcol e il tumore al polmone indotto dal tabagismo? Qualsiasi persona di buon senso sa bene che nessuno è mai morto per essersi fatto uno o più spinelli, così come un bicchiere di vino e un uso ragionato dell’alcool non danneggia il fegato. Legalizzare non è una bestemmia. Significa semmai porre fine alla diffusione incontrollata e smodata di droghe. Significa soprattutto privare la criminalità organizzata dell’immenso valore aggiunto creato dall’illegalità. E significa controllo sanitario del prodotto.
Vale la pena di ricordare che negli Stati Uniti alla vigilia dell’abolizione del proibizionismo, molte madri gridavano: “l’alcool di Al Capone ha ucciso mio figlio in un mese”. Dimenticando però che l’alcool del mercato illegale, privo di controlli e prodotto senza scrupoli e in perfetta ignoranza sanitaria, arrivava a contenere fino al 5% di letale alcol metilico!
Come dimostra la storia il proibizionismo è un vicolo cieco.
Consapevoli di parlare di argomenti che “non sono popolari” ci appelliamo al buon senso di tutti e chiediamo al mondo politico di non ricorrere alle invettive o a illazioni che attribuiscono ai cantanti il ruolo di promotori della droga. Da loro ci aspettiamo un dibattito costruttivo che eviti mistificazioni, strumentalizzazioni e/o abusati luoghi comuni su eventuali “vite spericolate” che tutti sogniamo a occhi aperti, a 20 anni come a 40, senza che questo significhi “vite drogate”. Ringraziando tutti per la pazienza, ci scusiamo per il disturbo e torniamo a fare il nostro “mestiere”.

Firmato:
Piero Pelù, Vasco Rossi, Ligabue, Paolo Conte, Jovanotti, Francesco Guccini, Antonello Venditti, Enzo Jannacci, Fiorella Mannoia, Articolo 31, Irene Grandi, Stadio, Gemelli Diversi, Francesco Renga, Laura Pausini, Lucio Dalla, Negrita, Niccolò Fabi, Francesco Baccini, Samuele Bersani, Frankie Hi-Nrg Mc, La Crus, Simona Bencini, Avion Travel, Pacifico, Omar Pedrini, Daniele Silvestri

Articolo di Tg5.it



Gruppo Abele : La Cannabis (linee guida della comunità)
Maggio 17, 2008, 11:10 am
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Cannabis, la droga più diffusa

La droga illegale oggi più usata nel mondo è la cannabis. Dei 200 milioni di persone che si stima facciano uso di sostanze stupefacenti illecite, 163 milioni fanno ricorso a cannabis (dati Onu 2003).

Legalizzare: i pro e i contro

Di fronte a un fenomeno così “di massa” si pone la questione di una eventuale legalizzazione delle droghe leggere. È una questione di difficile valutazione, che comporta dei “pro” e dei “contro”.

Occorre innanzitutto precisare che il dibattito riguarda le ipotesi di legalizzazione e non di liberalizzazione. La cannabis non verrebbe cioè inserita in una mera logica di mercato come avviene oggi per tabacco e alcol, ma confinata in circuiti a forte regolamentazione e limitazione rispetto alla vendita, l’acquisto e il consumo. Il modello di riferimento è rappresentato dai coffee-shop olandesi, gli unici locali dei Paesi Bassi dove è possibile acquistare e consumare hashish e marijuana, non oltre certe quantità e non da parte di minorenni.

Se per un verso la legalizzazione “sdrammatizza” l’uso sottraendolo ai comportamenti illegali e demitizzando il fascino della trasgressione, per altro verso non riesce a rivelarsi una misura risolutiva nello stroncare il mercato nero delle stesse sostanze che continua a proporsi nelle strade.

Riportare i comportamenti d’uso della cannabis nella legalità risponde all’obiettivo di “normalizzare” il consumo, togliendolo dall’ambito del proibito e dell’illecito penale per ricondurlo tra i comportamenti ascrivibili alla libera scelta dell’individuo, pur rischiosi e di potenziale danno alla salute (propria e altrui) come già avviene per l’uso di alcol e tabacco.

Perché non sperimentare?

Si tratta di evitare in questo modo l’esperienza di un’azione illegale a centinaia di migliaia di giovani che, per il fatto di fare uso di cannabis, sono sottoposti a sanzioni amministrative e al rischio di provvedimenti penali. In questa direzione, già nel ’93, alla prima Conferenza nazionale di Palermo sulla droga, il Gruppo Abele avanzò l’ipotesi di inserire la cannabis in un’apposita tabella di sostanze potenzialmente pericolose, in compagnia di alcol e tabacco, dando luogo a una sperimentazione, a tempo limitato, per verificare gli effetti di una parziale legalizzazione.

Le obiezioni principali sono note e non trascurabili: un prevedibile aumento del consumo a seguito del venire meno del divieto; il fatto che la misura della legalizzazione, là dove è stata applicata, non si è rivelata sufficiente a stroncare il mercato illegale parallelo, pur avendolo ridotto. Una posizione realistica, che tenesse conto della specificità del clima politico italiano, ha fatto optare per la non punibilità e la piena depenalizzazione del consumo personale (una prospettiva, questa, messa in crisi dalle posizioni dell’attuale governo di centro-destra). Anche l’Europa si sta muovendo, seppure a piccoli passi e in modo frammentato, in questa direzione.

I rischi dell’abuso

Depenalizzazione ed eventuale legalizzazione non sottovalutano affatto la problematica correlata all’uso e in particolare all’abuso.

È noto come il consumo di cannabis, in una minoranza di situazioni, possa rivelarsi come problematico e connotarsi come dipendenza. La letteratura sottolinea il pericolo della cosiddetta “sindrome amotivazionale” che tende a innestarsi sul consumo problematico, comportando un progressivo disinvestimento dalle attività (scuola, ricerca, lavoro, tempo libero) e dalle relazioni (ci si rinchiude solo nelle compagnie che “fumano”, autoescludendosi da altri circuiti di socialità) e un contemporaneo ritiro nell’immaginario personale.

Gli interventi per tali situazioni, che coinvolgono ragazzi che spesso rivelano qualche difficoltà d’ordine personale, famigliare o relazionale, costituiscono allo stesso modo che per l’alcolismo giovanile fondamentali azioni di prevenzione secondaria o di cura.

fonte: gruppo abele



Italia. Bertolini (Pdl): chiudere negozio che vende semi di cannabis
Maggio 17, 2008, 10:54 am
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Chiudere il negozio Alkemico sul lungomare di Rimini , che “vende e promuove sostanze stupefacenti, kit per sniffare, semi per piantare la pericolosissima Skunk e boccette di smacchiatore da inalare”. E’ cio’ che Isabella Bertolini, deputata del Pdl, chiede al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, poiche’, fra l’altro, il negozia si trova “di fronte ad un istituto scolastico medio superiore frequentato da giovanissimi ed a due passi dalle discoteche frequentate da migliaia di ragazzi”. Per Bertolini non si puo’ “far finta di nulla”, visto che “altri negozi sono stati aperti a Riccione, Milano, Bologna, Urbino, Trieste. Presentero’- annuncia, pertanto, l’esponente del Pdl- un’immediata interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro Maroni di intervenire immediatamente per fermare questo scempio e per far si che venga oscurato anche il sito Alkemico.com che vende online gli stessi prodotti”. “La Cassazione lo ha detto a chiare lettere: chi coltiva marijuana deve essere arrestato. Qui andiamo ben oltre la semplice coltivazione delle canne. Oltre alla promozione della cultura dello sballo, il negozio vende droghe, in palese contrasto con la legge. L’estate e’ alle porte. Il pericolo e’ che i nostri ragazzi cadano vittima di questo immondo tranello e’ quanto mai reale.”

fonte: aduc.droghe