Hempyreum’s Weblog


Canapa e glaucoma - Testimonianza parte 1
Maggio 14, 2008, 8:16 pm
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Elvy Musikka è una donna sulla quarantina che vive a Hollywood, Florida. Questa è la sua storia:

Alla fine di febbraio del 1975 fui visitata dal dottor Rosenfeld, un medico generico della zona di Fort Lauderdale. Egli mi sottopose a un esame completo, dopodiché disse che i miei occhi erano stati colpiti da glaucoma.

La pressione [del fluido intraoculare] era ben sopra il 40 [una pressione normale è attorno a 15], e il dottor Rosenfeld insistette perché andassi immediatamente da un oftalmologo. I suoi sospetti furono confermati e io cominciai la cura con un collirio a base di pilocarpina. Nella primavera del 1976 la pilocarpina era ormai diventata di per sé un problema.

Cominciai a vedere dei cerchi, ma supposi che fossero un sintomo del glaucoma. Portare le lenti a contatto era fastidioso e la mia pressione intraoculare stava salendo. Un altro dottore mi suggerì di provare la canapa perché era probabile che altrimenti sarei diventata cieca.

Mi disse questo come amico, non come medico; fu allora che cominciai a rendermi conto che alle volte i dottori devono scegliere tra il giuramento di Ippocrate e delle leggi ipocrite. Per mia grande fortuna, quell’uomo aveva un cuore.

La cecità non era una novità per me. Ero nata cieca a causa di una cataratta congenita e avevo fatto il mio primo intervento chirurgico agli occhi quando avevo cinque anni. La chirurgia di allora era molto diversa dalla chirurgia al laser di oggi, ed ero rimasta con parecchio tessuto cicatriziale.

Ho portato degli occhiali molto spessi fino a quattordici anni circa, quando ho fatto un intervento chirurgico all’occhio sinistro. Qualcosa andò storto e da allora ho perso gran parte della vista da quell’occhio. Ma con 1/10 di vista dall’occhio destro e con l’aiuto delle lenti a contatto ero andata avanti abbastanza bene, fino a quella più recente scoperta.

Ero a disagio al pensiero di fare uso di canapa, una droga che, a causa delle informazioni sbagliate che avevo ricevuto, ritenevo altrettanto pericolosa e in grado di dare dipendenza quanto l’eroina. Per via della mia ansia, la prima volta che la provai mi venne la nausea allo stomaco.

Oggi, ripensando a quella situazione, la trovo particolarmente divertente poiché ho scoperto che la canapa è molto efficace nel prevenire e alleviare la nausea.

Ho scoperto anche che alcune persone, come del resto anch’io sulle prime, cadono in uno stato di paranoia dopo aver consumato canapa, ma oggi mi chiedo se questo sia un effetto della pianta in sé o sia dovuto ai miti di vecchia data sulla sua pericolosità. Non mi capita più di andare in paranoia quando ne faccio uso -è forse possibile che questo sia un indizio?

Quell’estate scoprii qualcosa di curioso. Un giorno mi presentai dal dottore spaventata a morte, dato che il mio amico Jerry e io avevamo passato la maggior parte della notte precedente a bere champagne. Immaginavo che ciò avrebbe fatto aumentare la pressione nei miei occhi, e fui molto sorpresa trovandola atte stata su valori tra 12 e 13. Il medico mi spiegò che i sedativi come l’alcol, la canapa e il Demerol riducono la pressione intraoculare.

Lui aveva la sensazione che la canapa fosse il meno pericoloso dei tre.

Hempyreum Weblog Team



Canapa e glaucoma - Testimonianza parte 2
Maggio 14, 2008, 8:01 pm
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Fumare canapa mi disgustava terribilmente, così il mio dottore e io decidemmo che sarebbe stato meglio per me prenderla sotto forma di biscotti. Mi avvertì che me ne sarebbe servita di più rispetto a quando la fumavo. Mi diede una ricetta che richiedeva un’oncia di canapa per ricavare un ‘infornata di ventiquattro biscotti: una scorta per dodici giorni.

Non sapevo dove andare a prendere la canapa e non sempre avevo la possibilità di procurarmela. Una volta che la mia pressione intraoculare era diventata troppo alta, il mio medico se ne procurò un po’ per me. Mi fu consegnata a mano dalla sua segretaria. Povera donna, come tremava!

Le sue mani erano fredde come il ghiaccio quando mi porse il sacchetto. Ringraziai Dio per la compassione di quelle persone. Sapevo che il prezzo corrente di un’oncia andava dai trenta ai quaranta dollari, ma la segretaria mi chiese soltanto quindici dollari. Una cosa del genere non poteva continuare, naturalmente, così cercai di ottenere la canapa legalmente.

Non riuscivo a trovarne a sufficienza, così dovevo continuare a prendere la pilocarpina. Quando la pilocarpina ricominciò a farmi vedere i cerchi, il mio medico era fuori città e dovetti andare in un’altra clinica.

Quando il medico ospedaliero preposto all’assistenza si rese conto che stavo facendo uso di canapaper curare il mio glaucoma, sembrò molto disgustato. Mi sbatté in faccia due prescrizioni e mi mandò a casa senza avermi dato istruzioni o avvertimenti. Quei due farmaci sono stati i più orribili in cui mi sia mai imbattuta in vita mia.

Il Diamox mi consumò tutto il potassio che avevo in corpo e mi lasciò completamente apatica. I miei bambini dovevano arrangiarsi da soli perché, quando tornavo a casa, potevo soltanto andare a letto. In quel periodo non avevo abbastanza denaro per comprare il secondo farmaco, lo ioduro di fosfolina, che alla fine provai, trovandolo insopportabilmente doloroso.

Mi rivolsi al giornale della mia città e raccontai a un giornalista del mio uso di canapa nel corso di un ‘intervista telefonica. Parlai senza dare il mio nome o una fotografia, perché temevo di perdere il mio posto di lavoro e l’affidamento dei miei figli.

Tuttavia molte persone capirono che quella storia era la mia e vennero allo scoperto, confessandomi che fumavano canapa regolarmente e promettendo che mi avrebbero aiutato a trovare la canapa quando fosse stato possibile. Potete immaginare la mia sorpresa! Alcune di queste persone erano colleghi di lavoro, altri erano membri rispettabili della comunità.

Nessuno di loro, neanche uno, era un balordo, come io ero stata indotta a pensare che ogni fumatore di canapa dovesse essere.

Hempyreum Weblog Team



Canapa e glaucoma - Testimonianza parte 3
Maggio 14, 2008, 7:59 pm
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Nel gennaio del 1977, il mio dottore mi mandò a un centro di ricerca dell’Università di Miami. Pensava che avrebbero potuto aiutarmi a ottenere la canapa legalmente. Ma gli zelanti scienziati del centro non volevano neanche sentire la parola “c”. Anzi, là trascorsi uno dei giorni più estenuanti della mia vita.

Quando arrivai la mia pressione intraoculare era ben sopra il 50 dall’occhio destro e superava di molto il 40 dall’occhio sinistro. Mi fecero prendere tutto quello che gli veniva in mente. Le gocce non fecero molto, e nemmeno mi giovò l’uso di una piccola pompa per lavare gli occhi. Fui anche costretta a bere un grosso bicchiere di un liquido disgustosamente dolce, che comunque non mi fu d’aiuto.

Alla fine della giornata la mia pressione si era a malapena ridotta a valori attorno al 40, perciò mi misero in lista per un intervento chirurgico di emergenza.

A casa, quella sera, usai quel po’ di canapa che mi rimaneva per preparare alcuni biscotti, e ne mangiai uno ogni dodici ore. Il lunedì mattina seguente, quando mi presentai per l’intervento chirurgico, i dottori mi misurarono la pressione e rimasero stupefatti: perfettamente normale, tra 14 e 161.

Ciononostante mi prepararono per la chirurgia, anche se l’intervento aveva al massimo il 30% delle probabilità di arrecarmi beneficio. La mattina seguente effettuarono sui miei condotti lacrimali un intervento che si rivelò inutile.

A causa di quell’intervento, oggi devo portare quelle grosse lenti d’ingrandimento che ero riuscita a evitare fin dall’infanzia. Dopo tutta la trafila, mi ritrovavo con la vista più debole, un tessuto cicatriziale più esteso, la pressione più alta, e non ero in grado di tornare a lavorare.

Ora dovevo affrontare non solo il glaucoma, ma anche la depressione e la povertà. Ci sarebbero voluti almeno nove mesi prima che la previdenza sociale potesse emettere un certificato di invalidità. Mi sentivo umiliata per il fatto di dover ricorrere ai buoni pasto, ma ero contenta che fossero disponibili. Mi venne l’insonnia.

La canapa era più difficile da ottenere, ora che non avevo soldi per comprarla. Alle volte qualche persona compassionevole me ne dava un po’ e la mia insonnia scompariva. Era certamente il miglior antidepressivo in cui mi fossi mai imbattuta.

Nel 1980 avevo ancora pochi soldi e il prezzo della canapa era aumentato, così cominciai a coltivarmela in casa. Usavo i semi più fini, dai quali nascono piante piccole, difficili da individuare ma produttive. Mi bastavano tre o quattro spinelli al giorno.

La mia pressione si attestò su valori così vicini a quelli normali che i miei medici stabilirono che un trapianto di cornea non sarebbe stato pericoloso. Funzionò! Non avevo mai avuto una vista così buona, era meraviglioso! Ero felicissima… prima che i vicini scavalcassero lo steccato del mio giardino e rubassero le mie piante di canapa.

La mia pressione intraoculare andò alle stelle e io presi a rifugiarmi nell’alcol per la maggior parte del tempo. Quando cominciai ad avere dei leggeri black-out compresi che l’alcol non era una soluzione. Così, con riluttanza e piena di paura, mi sottoposi ancora a un intervento chirurgico.

Questa volta insorse una emorragia, e prima ancora che me ne potessi accorgere il mio occhio destro era diventato cieco. A quel punto avevo soltanto 1/20 di vista dall’occhio sinistro; avreste potuto illuminare la mia camera da letto con delle forti lampade mentre dormivo e io non mi sarei svegliata. Ero molto depressa.

La cosa più dolorosa erano i sogni felici nei quali io ci vedevo da entrambi gli occhi ed ero quella di una volta. Poi mi risvegliavo per trovarmi priva dell’uso dell’occhio destro.

Hempyreum Weblog Team



Canapa e glaucoma - Testimonianza parte 4
Maggio 14, 2008, 7:56 pm
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Avevo bisogno di soldi e avevo una stanza in più in casa mia, così misi un annuncio sul giornale e mi trovai un pensionante. Mi assicurò che non faceva uso di droghe illegali e che non avrebbe detto a nessuno che io coltivavo canapa.

Ma presto il suo comportamento eccentrico mi convinse che doveva esserci qualche problema e, effettivamente, trovai della cocaina sotto il lavandino del bagno. Sulle prime negò di fare uso di droghe, ma pochi giorni dopo lo ammise.

Disse che aveva bisogno della cocaina perché nella sua posizione di venditore di auto era tenuto a lavorare sette giorni alla settimana, dieci ore al giorno. Gli risposi che non mi interessavano le sue ragioni; se ne sarebbe dovuto andare.

Acconsentì ad andarsene, ma man mano che si avvicinava il momento diventava sempre più riluttante. Discutemmo animatamente, e lui mi denunciò alla polizia.

Mi arrestarono la sera del 4 marzo 1988, e questo fatto cambiò la mia vita per sempre. Informai i mass media, e stavolta il giornale della mia città mi fotografò e pubblicò per intero il seguito della mia storia.

Fui contattata da persone che erano riuscite a ottenere la canapa legalmente, e così il mio medico e la sua segretaria passarono almeno cinquanta ore sugli incartamenti da sottoporre alla DEA, alla FDA e alla NIDA nello sforzo di procurarmi della canapa legale. Partecipai a parecchie trasmissioni radiofoniche, e fu sempre un’esperienza straziante perché quasi sempre c’era qualcuno che aveva perso la vista inutilmente.

C’erano anche cittadini sinceramente in apprensione, che si preoccupavano per la mia dipendenza da una droga orribile e che si auguravano di cuore che ci fosse un’altra soluzione per me. Naturalmente, queste persone non erano nei miei panni e non lo erano state negli ultimi dodici anni, per cui non si rendevano conto che non c’erano effetti collaterali che io dovessi temere.

Cominciai a ricevere notizie da persone di tutta la nazione, alcune persino dal Canada. Fu sconcertante: molti di loro erano malati di glaucoma e avevano conservato la vista per venti, venticinque anni grazie alla canapa; ancora oggi continuano a consumarla illegalmente. Li invidiai perché avevano preso una posizione coraggiosa in difesa della propria salute, perché sapevano quello che facevano e si erano presi cura di se stessi.

Ma ormai non c’era più rimedio per me. Dovevo affrontare i miei capi d’accusa. In Florida, il possesso di più di venti grammi di droga è un reato, e a me ne avevano sequestrata un’oncia e mezza che avevo appena tagliato da una pianta il lunedì precedente.
Hempyreum Weblog Team



Canapa e glaucoma - Testimonianza parte 5
Maggio 14, 2008, 7:54 pm
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Il mio processo cominciò e finì il15 agosto 1988. Una cosa la sapevo: se stavo andando in tribunale io, ci stava andando anche quella legge ingiusta. Non avevo paura. Sentivo che Dio e suoi angeli erano con me. Non mi sbagliavo: l’unica persona che trovarono che potesse testimoniare contro di me era l’ufficiale che mi aveva arrestata, e non direi che lui ce l’avesse con me.

I malati di glaucoma testimoniarono a mio favore, e il mio medico dichiarò che la canapa era l’unica sostanza che mi avesse mai arrecato sollievo in modo sistematico.

Mi fu chiesto se avessi fumato canapa, dopo il giorno del mio arresto e io risposi di sì. “Avete fumato canapa oggi?” “Naturalmente”, replicai.

Il giudice ascoltò con attenzione e stabilì che non tentare di salvare quel po’ di vista che mi rimaneva sarebbe stato, da parte mia, un atto di follia pura. Disse che da parte mia non c’era nessun proposito di attività criminosa, e fui assolta.

Avevo fatto richiesta di “Compassionate IND” nel marzo del 1988 e mi fu concesso l’uso legale di canapa fornita dal governo a partire dal 21 ottobre 1988.

Nel mio occhio destro la vista sta tornando. Ora ho percezioni di luci, colori e forme. Nel mio occhio sinistro, che prima era a 1/20 ma adesso è a 2/10, il nervo ottico è in ottime condizioni e non ho avuto perdite di visione periferica.

È un dato di fatto che ci sia stato un miglioramento. È un miracolo: è la canapa.

fonte: http://www.confinizero.it

Hempyreum Weblog Team



La marijuana come la penicillina
Maggio 14, 2008, 7:30 pm
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“Non si può più negare l’alto valore terapeutico della cannabis.” Intervista a Lester Grinspoon, psichiatra e docente all’Università di Harvard.

Lester Grinspoon, psichiatra e professore emerito dell’Università di Harvard, è uno dei maggiori studiosi della canapa e dei suoi usi, tra i quali quello terapeutico. A quest’ultimo ha dedicato «Marijuana: la medicina proibita», una pietra miliare per il movimento americano e internazionale che si batte per vedere riconosciuto il diritto dei malati di curarsi con la canapa senza dover ricorrere necessariamente ai derivati sintetici o semi-sintetici, come il Marinol o il Sativex, acquistabili in farmacia. Grinspoon ha tenuto un seminario ieri a Roma per iniziativa di Forum droghe-Fuoriluogo, in collaborazione con la Regione Lazio.
Professor Grinspoon, perché ha paragonato la cannabis alla penicillina?
Per me è sempre più chiaro che la marijuana è un farmaco meraviglioso. Quando la penicillina fu scoperta per la prima volta, nel 1928, il suo valore terapeutico non era stato ancora riconosciuto, e fu compreso solo nel 1941. Essa aveva tre qualità. La prima era il suo bassissimo livello di tossicità; allo sesso modo, la marijuana ha una tossicità molto bassa, e non ha mai causato un singolo caso di morte per overdose. In secondo luogo, la penicillina era estremamente versatile; così anche la marijuana, che è indicata per trattare il glaucoma, il morbo di Crohn, la sclerosi multipla, l’emicrania, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. In terzo luogo, la penicillina, una volta entrata in produzione, si è rivelata poco costosa. Lo stesso vale per la marijuana, se togliamo quella che io chiamo la «tassa della proibizione». Negli Usa, un’oncia di marijuana sul mercato nero può costare anche 300 dollari (un’oncia è pari a 28,35 grammi, ndr). Se non fosse proibita, costerebbe al massimo 30, 40 dollari. E un’oncia è tanto! Ma c’è di più: la marijuana può essere inalata e quando la si fuma, va subito nei polmoni e fa effetto in pochi minuti. Questo è molto importante per il paziente, perché gli consente di valutare qual è la dose sufficiente a lenire il dolore o a produrre l’effetto desiderato. Il paziente è la persona che si trova nella condizione migliore per giudicare e regolare la dose a seconda del bisogno.
Ma secondo la sua esperienza clinica, i pazienti sono in grado di autoregolarsi?
Sì, ci riescono molto bene. Alcuni di loro assumono cannabis solo due volte alla settimana e gli basta. La necessità varia a seconda del tipo di disturbo di cui il paziente soffre, e anche da persona a persona, ma le persone imparano a capire quel è la dose di cui hanno bisogno. Il fatto che il paziente abbia il controllo su ciò che assume è un bene.
Lei ha parlato di «farmaceuticalizzazione» della marijuana. Cosa intende?

Prendiamo la GW Pharmaceuticals (casa farmaceutica inglese produttrice del Sativex, uno spray sublinguale, ndr). Nel Sativex non c’è niente che non sia presente anche nella marijuana fumata. Mancano però degli ingredienti che a mio parere possono contribuire all’effetto terapeutico insieme al Thc. La GW è andata dal governo inglese e ha detto: «Noi possiamo produrre una marijuana che non rappresenta una minaccia per i due principali effetti tossici: il danno polmonare e l’effetto psicoattivo». Per me questo non ha senso, perché chiunque può avere un effetto psicoattivo assumendo il Thc, che è il principale principio attivo della marijuana. Inoltre, con il Sativex, è molto più difficile adattare la dose alle proprie esigenze. In teoria dovrebbe fare effetto in una ventina di minuti, ma è difficile valutare quanto principio attivo venga assorbito attraverso la lingua, e quanto venga ingerito involontariamente, con un assorbimento molto più lento. Vi è poi un’altra considerazione. Non sono affatto sicuro che l’effetto psicoattivo costituisca un problema. Che c’è di male se un paziente malato di sclerosi multipla riferisce di sentirsi meglio? Tra le altre cose, la cannabis è un antidepressivo. Secondo me il governo federale teme che la gente veda con i propri occhi gli effetti benefici della marijuana. Vedendo che assumendola non succede niente di terribile, le persone si chiederanno perché negli Usa vengono arrestate quasi 800.000 persone all’anno per uso di cannabis, quando perdiamo ogni anno 150.000 persone per il tabacco e 50.000 per l’alcol, e nessuno per la marijuana.
Sugli effetti medici della canapa c’è chi chiede ulteriori sperimentazioni cliniche, nonostante esista già una mole enorme di evidenze aneddotiche. Qual è il valore di queste ultime?
Quelle che adesso sono chiamate evidenze aneddotiche, fino all’inizio degli anni ‘60 venivano chiamate evidenze cliniche. Le persone facevano osservazioni empiriche sui pazienti, ed è così che abbiamo scoperto tante cose sulle medicine. Poi sono arrivati gli «studi controllati a doppio cieco», diventati la misura dell’efficacia del farmaco. Ma questi studi non sono infallibili, come dimostra ad esempio il caso del Vioxx, un farmaco simile all’aspirina, ritirato dal mercato perché aveva fatto registrare una maggiore incidenza dei casi di infarto. Altri farmaci approvati dalla Food and Drug Administration si sono rivelati dotati di una efficacia molto bassa. Inoltre, i criteri con cui stabiliamo se un farmaco è accettabile sono due: l’efficacia e la tossicità, più o meno bassa.
A suo parere l’approvazione della cannabis da parte della Food and Drug Administration dovrebbe essere o no un obiettivo per il movimento americano?
No, penso che non sia necessario. Che cosa fa la Fda? Essa garantisce al paziente che una sostanza sia efficace e sicura. Ma migliaia di anni di uso della marijuana hanno dimostrato, in particolare negli ultimi duecento anni, che è un farmaco efficace ed è infinitamente meno tossico, ad esempio, dell’aspirina.

Fonte:Il Manifesto



Dieci ottimi motivi per legalizzare la canapa
Maggio 14, 2008, 6:48 pm
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Ora Basta!

Dieci ottimi motivi per legalizzare la Cannabis (latino) Canapa (italiano) Marijuana (dialettale dispregiativo) Ganja (dialettale da smoker) Hashish (estratto di canapa)…THC (il principio attivo) chiamatela come più vi aggrada, tanto sta ad indicare la stessa cosa…una pianta.

Numero 1.
Il più importante, il motivo che da forza a tutti noi antiproibizionisti, quando dopo tante sconfitte, ti vien voglia di abbandonare tutto e tornare a fare il clandestino:
Perché di Cannabis non è mai morto nessuno…a meno che non ci sia di mezzo il proibizionismo.

Nome, Anni, Metodo, Motivo:
Marco Pettinato 26 Impiccatosi al palo di una porta di calcio alcuni gr. di marijuana
Alessandro Maciocia 25 Gas di scarico della propria automobile 2,5 grammi di hashish
Bruno Bardazzi 21 Suicidio per annegamento 3 grammi di hashish.
Giuseppe Ales 23 Suicidio per impiccagione 2 piantine di canapa

Oltre ad essere scandaloso, morire per pochi grammi di innocuo “fumo” dopo che si viene umiliati, spaventati, trattati come pericolosi criminali e sbattuti su tutti i giornali, è altresì vergognoso che di queste giovani fragili anime, nessuna Tv nazionale ne parla.
Ora Basta!

Numero 2.
Perché siamo stufi di sentire politici, loschi affaristi, preti, “gestori” di centri di recupero, ignoranti, affermare (senza nessun riscontro ne scientifico, tanto meno empirico) che la “marijuana” fa male e medici, ricercatori, sociologi, malati, assuntori storici (che di riscontri scientifici e di esperienza ne hanno da vendere) azzittiti perché sennò direbbero il contrario.
Siamo stufi che il nostro Governo ostacoli la ricerca sulla Cannabis, siamo stufi che il nostro Governo intralci il reperimento di farmaci a base di cannabinoidi (venduti in quasi tutta Europa) ai malati italiani
Ora Basta!

Numero 3.
Perché siamo stufi di ingrassare le tasche della malavita organizzata e non.
Visto che, se vieni beccato con qualche piantina a casa, per lo Stato Italiano sei sicuramente uno spacciatore (come se ti trovassero a casa un piede di porco e ti condannino per furto con scasso).
Visto che non è facile ricreare un ambiente esterno in modo clandestino, molta gente si rifornisce in “piazza”, e secondo voi, per strada, chi ci ricava un guadagno dalla vendita di qualcosa d’illegale?
Nove volte su dieci…una persona “illegale”.
Ora Basta!

Numero 4.
Perché, la maggior parte degli esseri umani sa che dalla canapa si ricava uno stupefacente, e quasi nessuno sa che dalla canapa si ricavano:
Abiti, corde, sacchi, carta, creme e oli rilassanti per il corpo, saponi e detergenti.
Bioplastica, combustibile non inquinante (Biodiesel), materiale isolante, mattoni.
Olio alimentare ed un vero e proprio medicinale per svariate patologie.
Cent’anni e più di menzogne, nate oltreoceano ed esportate con forza qui in Europa.
Ora Basta!

Numero 5.
Perché siam stufi di subire coercizioni violente, analisi forzate, intrusioni “sfonda&entra” senza nessun mandato, trattati come animali solo perché casomai ci hanno scoperti con gli occhi arrossati.
Siamo stufi di essere trattati come cittadini di serie B, di doverci difendere sia dalla delinquenza, che dalle forze dell’ordine, rinnegare la nostra passione solo perché lo hanno deciso una serie di potenti quasi un centinaio d’anni fa.
Ora Basta!

Numero 6.
Perché basta chiamare la Cannabis DROGA! E nemmeno “leggera” o dovrebbero essere droghe leggere anche le sigarette, l’alcol, la cioccolata, il caffè, lo zucchero, la nutella, la coca cola, i film horror, i film porno, le automobili, le collezioni d’arte, le divise, il potere…si potrebbe continuare all’infinito.
Ora Basta!

Numero7.
Perché siamo stufi di sentirci ancora ripetere: “La canna è l’anticamera della pera”.
Non esiste nessun riscontro scientifico a questa stupida affermazione.
Secondo “case report” storici e moderni,. la cannabis è un buon rimedio per combattere i sintomi da astinenza nella dipendenza da benzodiazepine, oppiacei e alcool. Per questa ragione, è stata chiamata da alcuni “droga di passaggio all’indietro”. In questo contesto, sia la riduzione dei sintomi fisici dell’astinenza, che dello stress collegato alla sospensione dell’abuso di droghe, può avere un posto fra i suoi benefici.
Ora Basta!

Numero 8.
Perché c’è tanta gente che soffre, che ha trovato una cura, ma che ahimè non può usufruirne perché qualche politico ha detto: “Non è vero! Per noi la Cannabis è una DROGA e fa male!”.
Auguriamo di tutto cuore a quel politico di ammalarsi di sclerosi multipla o glaucoma, o meglio di cancro e debba fare anche la chemio, o che gli venisse un attacco epilettico…e tutti i malati gridargli in coro: “Te l’avevamo detto noi, Te l’avevamo detto noi”.
Che la gente sia libera di curarsi come meglio crede!
Ora basta!

Numero 9.
Perché solo gli sprovveduti, al giorno d’ oggi, credono ancora che la “marijuana” porti alla violenza e al crimine. La Cannabis, infatti, ha una probabilità molto più bassa dell’ alcol di scatenare un comportamento aggressivo: invece di scatenare il comportamento criminale, la Cannabis tende a reprimerlo. L’ intossicazione induce una leggera sonnolenza che non è ottimale per alcuna attività fisica, non parliamo poi del commettere crimini. La liberazione dalle inibizioni influisce sulla fantasia e sulla verbosità piuttosto che sulle espressioni comportamentali.
Durante l’ “high” i consumatori di “marijuana” possono pensare o dire cose che di solito non direbbero o non penserebbero, ma, di solito, essi non farebbero cose che sono estranee alla loro natura. Se non sono già criminali, non commetteranno crimini sotto l’ azione della “marijuana”.
Ora Basta!

Numero 10.
Perché..fra chi si nasconde, chi la rinnega, chi si espone, chi se ne frega, siamo circa quattro milioni solo nel nostro paese…quattro milioni di “persone normali”.
Ora Basta!
…Perché…Casomai la salute è un diritto, non un dovere…
(rubata a Guido Blumir)

Fonte: ConFiniZero



Cannabis social club: Una proposta di pace nella guerra contro la natura
Maggio 14, 2008, 12:07 pm
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Discorso tenuto da Bas Tielens (ENCOD) alla fiera “CannabisTipoForte”, Bologna 1-3giugno 2007

Come le persone vanno in un bar quando vogliono consumare alcolici, ci dovrebbe essere un posto dove sia possibile avere cannabis. Ci dovrebbe essere un sistema per la produzione di cannabis e la sua distribuzione ai consumatori che possa causare meno inconvenienti, difficoltà e costi. Ci dovrebbe essere un posto dove la cannabis possa essere gustata in un modo responsabile. Ci dovrebbero essere (in maggior numero) dei Cannabis Social Club.

I Cannabis Social Club sono associazioni di cittadini che vogliono organizzare la coltivazione di un quantitativo limitato di cannabis per soddisfare i loro bisogni personali in una maniera trasparente che sia controllabile dalle autorità. Queste persone stabiliscono la quantità che è necessaria per li loro uso personale in accordo con gli standard legali che sono in vigore nei loro paesi, e organizzano un circuito chiuso di produzione, distribuzione e consumo senza che debba essere intrapresa alcuna attività commerciale.
I Cannabis Social Club possono essere pienamente controllabili dalle autorità. Le autorità dovrebbero avere la possibilità di monitorare le condizioni di salute, sanitarie e di sicurezza di un Cannabis Social Club durante l’intero processo, dalla coltivazione al consumo.
I C. S. C. possono usare i margini legali che i governi nazionali hanno in accordo con le convenzioni internazionali per organizzare il circuito per il consumo personale come lo considerano più conveniente. Questi sono i margini che L’Olanda ha sempre usato per giustificare l’esistenza dei coffee shop. Gli stessi margini comprendono una soluzione per il dilemma attuale, in cui il consumo di cannabis è permesso, ma la produzione o la distribuzione non lo sono.
Dipendendo tutto dalla legislazione e dalle politiche nei singoli stati i C. S. C. possono essere istituiti in vari e forme. Possono generare posti di lavoro ufficiali e acquisti di considerevoli quantità di beni e servizi che possono essere tassati. Oggigiorno i C. S. C. stanno funzionando in Spagna e in Belgio, mentre in Svizzera sono attivi dei Medical Cannabis Club, così come negli Usa e in Canada, sebbene qui i modi di lavorare sono meno trasparenti. In altri paesi si stanno prendendo iniziative per elaborare un modello simile.
In un C. S. C., la coltivazione verrà svolta secondo i più recenti standard dell’agricoltura biologica. Non si potrà mai riscontrare un’alterazione del prodotto finale con altre sostanze per aumentare il suo peso (una pratica tipica delle organizzazioni criminali coinvolte nella coltivazione illegale ), siccome il progetto sarà supervisionato da un’associazione di consumatori.
La coltivazione potrà anche svolgersi in accordo con le regole di sicurezza. In particolare in paesi dove le persone coltivano in interni questo potrà ridurre comportamenti rischiosi relazionati alla coltivazione di cannabis come il furto di elettricità.
La distribuzione potrebbe avvenire in aree dove l’associazione può stabilire un’efficace politica di prevenzione e trattamento dell’uso problematico di cannabis. La partecipazione all’associazione in principio sarà accessibile solo agli adulti. Nei C. S. C. può essere promossa informazione sui metodi di consumo di cannabis meno rischiosi per la salute, mentre possono essere organizzate attività sociali per rinforzare il network sociale attorno al consumatore. Questo network è un fattore cruciale nel prevenire problemi.
Questo sistema è anche un mezzo per ridurre la disponibilità di cannabis ai minorenni. I membri dell’associazione dovrebbero essere persone di almeno 18 anni (dopo un certo periodo l’età potrebbe essere ridotta a 16 anni, in qualche modo con diritti (quantità) limitati per i più giovani).
È ovvio che una volta che sia accettata questa forma di regolazione del mercato della cannabis, si inizi un dibattito ragionevole sulle applicazioni della canapa industriale, sarà più facile ottenere licenze, intraprendere ricerche, ecc..
Nei paesi dell’EU ci sono decine di milioni di consumatori di cannabis. Se soltanto una piccola parte di loro si organizzasse in associazioni per promuovere questo tipo di iniziative, l’impatto politico sarebbe immenso. Dunque l’ENCOD chiede a tutti i consumatori di cannabis in Europa di avviare un CSC nella loro area.
I CSC sono la proma concreta uscita della “Freedom to Farm Campaign” (Campagna per la Libertà di Coltivare), che ha avuto inizio nel 2005, e che vuol essere la nostra proposta al prossimo Summit Mondiale sulle Politiche sulle Droghe, che si svolgerà a Vienna nel 2008. In questo summit, i governi di tutto il mondo dovranno spiegare perché la loro strategia globale per eradicare la cannabis, la coca e l’oppio dalla faccia della terra sia da bocciare e basata su presupposti sbagliati.
Ogni gruppo dovrebbe naturalmente stabilire le proprie regole e metodi di lavoro. Devono essere d’accordo con le leggi e le condizioni locali. Comunque pensiamo che organizzando un CSC locale alcune regole generali possano essere rispettate:
1. *Comunicate*- in anticipo se possibile - con le autorità e con i media locali intorno alle vostre azioni. Fate loro sapere che non avete intenzioni commerciali, il grado del vostro progetto, che siete esclusivamente membri adulti… E chiarite bene che volete dar loro l’opportunità di controllare le condizioni di salute, igieniche e sanitarie durante l’intero processo, dalla coltivazione al consumo.
2. *Preparate* bene la vostra azione, istituite la vostra associazione in modo ufficiale, con statuti che siano riconosciuti dalle autorità (le amministrazioni locali delle associazioni). In questo modo sarà difficile per ogni giudice sciogliere le associazioni, poiché avete il diritto costituzionale di associarvi. Mostrate questi statuti ad un avvocato locale che sia specializzato sulla materia e che possa consigliarvi su cone gli statuti debbano essere scritti. Se desiderate possiamo fornirvi dei modelli di statuti di CSC in Spagna o in Belgio.
3. Negli statuti dei club, è bene ricordare che i vostri scopi sono di più che la sola coltivazione. Che aspirate in particolare ad aumentare la conoscenza per evitare sistemi pericolosi di produrre e consumare cannabis. Assicuratevi che quanto è prodotto nel club sia soltanto per il consumo dei membri di quel club. Le attività commerciali possono essere tenute in conto per i prossimi stadi, ma è priorità dimostrare che “un uso personale e responsabile” è possibile.
4. Assicuratevi di *non ostacolare* altri con la vostra azione. Come principio a nessuno dovrebbero capitare inconvenienti per (l’uso o la coltivazione di) cannabis. Quindi preoccupatevi di non provocare gli altri, così che non possano dire che volete soltanto promuovere il consumo.
5. Gli elementi psicoattivi nella cannabis causano un cambiamento nel modo in cui nel modo in cui viene percepita la realtà. I CSC dovrebbero essere percepiti anche dai non consumatori, da persone che non sono famigliari con gli effetti della cannabis, come una proposta realistica. Quindi è bene confrontare i vostri progetti, prima di presentarli ai media, ai *non consumatori* che sono ben disposti verso la proposta, così che possano aiutarvi ad elaborare la versione definitiva. Ognuno, consumatore, o no, dovrebbe essere in grado di appoggiare una proposta realistica per la distribuzione di cannabis a consumatori adulti.

Esempi:
In Spagna un CSC Basco, chiamato “Pannagh” fu invaso dalla polizia durante il raccolto nell’ottobre del 2005. Sei mesi più tardi, la Corte Provinciale di Vizcaja archiviò il caso, riconoscendo che la *associazione legalmente costituita* non ha niente a che fare con un’organizzazione criminale dedita al traffico di droghe, la piantagione collettiva fu intesa per il loro proprio consumo personale. Nell’aprile 2007, la Pannagh ha anche ottenuto la restituzione della cannabis confiscata.
In Belgio un’altra variante del CSC, “Draw up your Plant”, fu fondata lo scorso anno. Nonostante i loro sforzi di comunicare i loro intenti apertamente e onestamente, le autorità locali sequestrarono la piantagione nel settembre 2006. Nell’aprile 2007 il giudice riconobbe l’*associazione legalmente costituita, ma fece riferimento alla legge che ancora proibisce la cannabis. La sentenza fu soltanto simbolica: multe di 15 euro per ogni membro, e anche la condizionale per quelli incensurati.
Guardatevi i nostri progetti per promuovere l’idea di organizzare l’autocoltivazione per consumatori registrati, una proposta dei cittadini per ottenere un minimo di pace nella guerra alle droghe, nei prossimi mesi e anni. Questa ed altre iniziative saranno preparate ed organizzate nell’assemblea generale dell’ENCOD, che si svolgerà dal 22 al 24 giugno, e dove siete tutti i benvenuti.
I migliori saluti a tutti, grazie

ENCOD - Joep Oomen and Bas Tielens
EUROPEAN COALITION FOR JUST AND EFFECTIVE DRUG POLICIES
Lange Lozanstraat 14 - 2018 Antwerpen - Belgium
Tel. 0032 (0)3 293 0886 - Mob. 0032 (0)495 122644
E-mail: info@encod.org
Website: www.encod.org

fonte: www.cannabistipoforte2008.com



Canada. Maggioranza dei cittadini favorevole alla legalizzazione della cannabis
Maggio 14, 2008, 10:41 am
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Il 53% degli elettori canadesi è favorevole alla legalizzazione della marijuana. E’ quanto risulata da un sondaggio delle Angus Reid Strategies. Per le altre sostanze, il discorso è diverso: neanche il 10% degli intervistati si dice favorevole alla legalizzazione di sostanze quali l’ecstasi, la cocaina, l’eroina o il crack. Nel luglio 2002 il Canada è diventato il primo paese al mondo a regolarizzazione il consumo di cannabis per ragioni mediche. Nel novembre 2004 il governo federale canadese ha reintrodotto però il controverso decreto che depenalizza il possesso massimo di 15 grammi di marijuana, passibile soltanto di una multa, ma il decreto non è mai arrivato in Camera dei Comuni.