Hempyreum’s Weblog


La canapa come antinfiammatorio e come immunosoppressore
Maggio 10, 2008, 7:41 pm
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In diverse sindromi dolorose secondarie a processi infiammatori (ad es. colite ulcerosa, artrite), i prodotti a base di canapa possono non solo agire come analgesici, ma anche dimostrare capacità antinfiammatorie.

Per esempio, alcuni pazienti affetti da queste malattie riferiscono che, usando canapa, hanno un notevole sollievo e possono ridurre le dosi dei farmaci comunemente impiegati, come i corticosteroidi e i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei).

Diversi studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che il THC riduce la risposta immunitaria sia cellulare che umorale contro diversi agenti infettivi [1], cosicché spesso si dice genericamente che “la canapa deprime la risposta immunitaria”.

Questo effetto immunomodulatore della canapa ha invece implicazioni che non sono in genere sottolineate come meritano. I farmaci immunosoppressori sono importantissimi per moltissime malattie; sono relativamente pochi, e sono tutti estremamente delicati da usare nel lungo termine. L’attività immunosoppressiva (oltre che antinfiammatoria) dei cannabinoidi potrebbe quindi essere utilmente sfruttata in diverse malattie autoimmuni.

Il sistema dei cannabinoidi endogeni, come quello degli oppioidi endogeni, dimostra direttamente questa integrazione, se si considera che i recettori dei cannabinoidi, come quelli degli oppioidi, non solo sono presenti in moltissime aree del sistema nervoso, ma anche sulle cellule del sistema immunitario.

In particolare, i recettori di tipo CB1 sono prevalenti nelle cellule del sistema nervoso, mentre sono scarsi in quelle del sistema immunitario. Su queste prevalgono invece i recettori di tipo CB2. I linfociti B e le cellule NK (natural killer) sono le cellule con la massima concentrazione di recettori CB2, i linfociti T8 e T4 quelli con la concentrazione minima.

Canapa e malattie autoimmuni

Tutte le risposte immunitarie sono controllate da messaggeri chimici chiamati citochine, rilasciati dalle cellule immunocompetenti.

Ogni tipo di risposta immunitaria ha un suo caratteristico profilo citochinico. Secondo R. Melamede [2] le malattie autoimmuni caratterizzate da un profilo Th1 (cioè da una risposta linfocitaria a dominanza T-helper 1, con aumento dei livelli delle citochine proinfiammatorie IL1, IL2, IL12, IL18 e interferone gamma), al contrario di quelle caratterizzate da un profilo Th2 (con dominanza T-helper 2, con livelli elevati di IL4, IL10 e IL13), dovrebbero beneficiare degli effetti dei cannabinoidi.

Stimolare i recettori dei cannabinoidi, infatti, inibirebbe la risposta Th1 e promuoverebbe la risposta Th2, ovvero sposterebbe la risposta immune verso un profilo Th2, correggendo in parte l’anomalia presente nelle malattie con profilo Th1.

Fra le malattie che sembrano caratterizzate dal profilo Th1, vi sarebbero la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, il diabete di tipo I (insulino-dipendente), la malattia di Crohn, la psoriasi. La sclerosi sistemica e la malattia di Graves (ipertiroidismo) sarebbero invece a profilo Th2. Il lupus eritematoso sistemico (LES) sembra poter essere, a seconda dei casi, a profilo sia Th1 che Th2. Il primo sarebbe tipico delle forme post-partum e delle forme tardive, il secondo delle forme giovanili.

Se, quindi, da un lato è d’obbligo la prudenza, non si devono nemmeno ignorare le numerose segnalazioni a favore di un’efficacia dei cannabinoidi in queste malattie in genere difficili da curare, e spesso curate con alte dosi di cortisone o altri farmaci gravati da pesanti effetti collaterali.

Se l’efficacia verrà confermata dagli studi in corso, la bassa tossicità e la buona tollerabilità dei cannabinoidi li renderanno potenziali farmaci di prima scelta in molte di queste gravi malattie.

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info

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I pazienti con anemia falciforme trovano sollievo nella canapa
Maggio 10, 2008, 7:35 pm
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L’anemia falciforme (AF) è una malattia genetica del sangue, caratterizzata da anemia cronica (scarsità di globuli rossi e di emoglobina) e da episodi dolorosi più o meno frequenti in varie parti del corpo, causati dall’occlusione dei vasi sanguigni. L’AF prende il nome dalla forma “a falce” che assumono i globuli rossi dei malati, ed è particolarmente frequente nelle regioni del mediterraneo.

Secondo i risultati di un questionario anonimo di imminente pubblicazione nell’edizione di ottobre del “British Journal of Hematology” più di un terzo dei pazienti affetti da AF fa uso di canapa a fine terapeutico e più della metà di essi si è dichiarato disponibile a partecipare a trials clinici sulla sua efficacia farmacologica.

Lo studio ha riguardato 86 pazienti ospedalizzati per AF. Il 36% di coloro che hanno risposto al questionario ha usato cannabis negli ultimi dodici mesi per alleggerire i sintomi associati alla malattia. Di questi, il 52% ha dichiarato di esser ricorso alla cannabis per ridurre il dolore, e il 39% che la canapas ha alleviato ansietà e depressione. La maggioranza dei pazienti (58%)si è reso disponibile a partecipare a trials clinici sulla canapa come farmaco.

Una ricerca sull’uso lenitivo del dolore dei cannabinoidi nell’anemia falciforme - concludono gli autori dello studio - sarebbe importante e ben accetta dai pazienti.

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info/it/

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La canapa nella terapia dell’epatite C
Maggio 10, 2008, 7:32 pm
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Secondo una nuova ricerca, la canapa migliora l’efficacia di alcuni medicinali contro l’epatite C. In alcune circostanze, la sostanza potrebbe essere utile nelle terapie contro questo virus.

Sono somministrati due medicinali molto potenti (interferon e ribavirin) per le cure contro questa epatite, ma la terapia dura mesi e provoca diversi effetti collaterali, come: affaticamento, nausea, dolori muscolari, depressione, e perdita dell’appetito.

Molti pazienti, per questo, interrompono prematuramente le cure I ricercatori dell’universita’ della California San Francisco e di Oakland hanno osservato i progressi dei 71 pazienti sotto osservazione. Alla fine dei sei mesi di terapia, l’86% dei fumatori aveva completato con successo il ciclo di cure, rispetto al 59% dell’altro gruppo.

Per i ricercatori, la canapa potrebbe avere degli effetti medici positivi, ma probabilmente la sostanza e’ utile nel diminuire i sintomi della depressione, nel migliorare l’appettito, ha un impatto psicologico positivo aiutando la tollerabilita’ degli effetti negativi delle normali terapie.

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info

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Canapa contro la schizofrenia
Maggio 10, 2008, 7:30 pm
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Il nostro cervello si difende dalla pazzia con una sostanza simile al principio attivo della canapa, l’anandamide, naturalmente presente nell’organismo.

Al manifestarsi di forti delusioni, illusioni e allucinazioni o ai primi sintomi di psicosi, scatta una sorta di meccanismo protettivo. E il cervello si mette a produrre maggiori quantità di questo endocannabinoide.

Lo rivela uno studio pubblicato su New Scientist’. I ricercatori dell’università di Colonia, in Germania, e dell’università della California a Irvine hanno misurato i livelli di anandamide nel fluido cerebrospinale di 47 pazienti al primo episodio di schizofrenia, non ancora trattate con farmaci, e di 26 persone con sintomi di psicosi e ad alto rischio di andare fuori di testa’.

Rispetto a 84 volontari sani, la concentrazione di questo cannabinoide naturale è sei volte maggiore nei potenziali psicotici e ben otto volte negli schizofrenici.

Secondo i ricercatori, nelle sinapsi, dove viaggiano’ gli impulsi nervosi, la quantità di anandamide potrebbe essere anche cento volte di più. L’endocannabinoide - è la conclusione degli scienziati - non innesca i sintomi psicotici. E’, anzi, la risposta al rischio di schizofrenia. Il cervello produce più anandamide nel tentativo di controllare i sintomi quando è ancora possibile, mentre i livelli della sostanza sono risultati inferiori nei pazienti con schizofrenia.

Al manifestarsi di forti delusioni, illusioni e allucinazioni o ai primi sintomi di psicosi, scatta una sorta di meccanismo protettivo. E il cervello si mette a produrre maggiori quantità di questo endocannabinoide.

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info

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Depenalizzazione consumo canapa: spinelli per maggiorenni
Maggio 10, 2008, 4:43 pm
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Depenalizzazione consumo canapa: spinelli per maggiorenni

BERNA, 8 gen (ats) Le persone maggiorenni devono poter fumare uno spinello senza incappare nei rigori della legge. Ne è convinta la commissione della sanità pubblica del Consiglio degli Stati che intende opporre un controprogetto in questo senso all´iniziativa popolare “per una politica della canapa che sia ragionevole e che protegga efficacemente i giovani”.

Per la maggioranza, l´iniziativa popolare ( 06.106 ) si spinge troppo lontano. Essa vuole anche regolamentare il commercio dei prodotti psicoattivi derivati dalla canapa. Come il Nazionale nella sessione di dicembre, la commissione ha respinto l´iniziativa con 7 voti a 3, ha indicato ai media il suo presidente Urs Schwaller (PPD/FR).

Tuttavia, come già nel 2004, la commissione si è mostrata più liberale della Camera del popolo. Allora, il Nazionale aveva silurato, contro il parere degli Stati, il progetto di liberalizzazione del consumo di canapa elaborato dal governo.

Uso personale

Con 7 voti contro 4, la commissione ha dunque dato via libera a un controprogetto elaborato sotto la direzione di Felix Gutzwiller (PLR/ZH). Questo testo prevede di autorizzare i maggiorenni a consumare, possedere o coltivare canapa per uso personale. La vendita resterebbe vietata.

Il futuro di questo controprogetto dipende ora dalla commissione della sanità pubblica del Nazionale che dovrebbe decidere il 18 gennaio. Se quest´ultima dovesse sostenere l´idea, la commissione degli Stati proseguirà i lavori e il plenum - secondo Schwaller - potrebbe pronunciarsi in giugno.

Per contro, se la commissione della Camera del popolo la rifiuterà, il progetto sarà affossato, a causa del termine legale e per evitare un inutile braccio di ferro. La Camera dei cantoni deve infatti imperativamente pronunciarsi sull´iniziativa popolare prima del 13 luglio. La scadenza sarà prorogata di un anno nel caso in cui si decidesse a favore dell´elaborazione di un controprogetto.

Nel febbraio del 2007, la commissione del Nazionale aveva respinto di misura l´idea di un controprogetto: con 11 voti contro 10 e 3 astenuti. Per motivi tattici, i fautori di una versione moderata dell´iniziativa popolare hanno comunque preferito non affrontare questo tema nel plenum prima che la commissione degli Stati non si fosse pronunciata a sua volta.

Fronti chiari

In sostanza, i pareri su questa problematica sono chiari da tempo, ha affermato Urs Schwaller. I fautori di una depenalizzazione dello spinello ritengono che la repressione non abbia dato alcun frutto e che se una persona maggiorenne desidera farsi del male non vi è alcuna legge che glielo impedisca.

Questo schieramento riunisce una maggioranza di radicali, i socialisti e i Verdi. Gli oppositori - in generale UDC e PPD - insorgono invece contro questa “banalizzazione della droga”. Per essi, una liberalizzazione sarebbe un falso segnale per i giovani.

Se l´analoga commissione del Nazionale dovesse sostenere questo principio, quella degli Stati intende ritoccare il testo del controprogetto. Il Consiglio federale, che ha respinto l´iniziativa popolare, dovrebbe a sua volta pronunciarsi in merito.

8 gennaio 2008

http://www.parlament.ch



L’uso di canapa non influenza l’efficacia di due farmaci anticancro, secondo uno studio clinico
Maggio 10, 2008, 4:03 pm
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Per investigare se l’uso di una tisana di canapa influenza la farmacocinetica e quindi l’efficacia dei farmaci anticancro uno studio clinico su 24 ammalati di cancro è stato condotto in un ospedale di Rotterdam, Olanda. 12 pazienti hanno ricevuto irinotecan (600 mg) e 12 pazienti docetaxel (180 mg).

Tre settimane dopo gli stessi pazienti hanno ricevuto gli stessi farmaci insieme alla canapa (200 ml di tisana con 0,2 grammi di cannabis al 18 per cento di THC) per 15 giorni consecutivi, in una sola dose alla sera, cominciando 12 giorni prima del secondo ciclo di farmaci.

La somministrazione di canapa non influenzò significativamente l’andamento della concentrazione dei due farmaci anticancro irinotecan e docetaxel.

I ricercatori concludono che “il tipo di canapa studiato può essere somministrato insieme a entrambi i tipi di farmaci anticancrosenza aggiustamento della dose.”

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info

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La canapa riduce il dolore degli arti inferiori dei malati di Aids
Maggio 10, 2008, 4:01 pm
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Il consumo di canapa riduce un tipo di dolore cronico che colpisce gli arti inferiori degli ammalati di Aids. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Neurology.

La ricerca e’ stata condotta su pazienti che hanno sviluppato una neuropatia periferica, che si manifesta su un terzo degli ammalati di Aids con forti dolori, disturbi o tumefazioni ai piedi e alle gambe.

Lo studio e’ stato condotto tra il 2003 e il 2005 su cinquanta pazienti in un ospedale di San Francisco che soffrivano di questa neuropatia periferica e che erano consumatori di canapa.

La meta’ degli ammalati ha fumato foglie di canapa indiana tre volte al giorno durante tutto il periodo del trattamento, mentre all’altra meta’ sono state fatte consumare sigarette placebo, senza tetraidrocannabinolo, il principio attivo della canapa.

Tra coloro che hanno consumato canapa -ha sottolineato il dottor Donald Abrams, responsabile dello studio la meta’ ha affermato che il dolore si era ridotto del 30% mentre nel secondo gruppo solo il 25% ha sperimentato lo stesso effetto.

Questo risultato dimostrerebbe che il consumo di canapa garantisce a questo tipo di pazienti “benefici clinici” apprezzabili.

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info

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Estratti di canapa efficaci nel dolore di origine centrale nella sclerosi multipla
Maggio 10, 2008, 3:24 pm
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In questo studio, condotto nel Regno Unito, 66 pazienti affetti da Sclerosi Multipla e dolore neuropatico di tipo centrale, sono stati randomizzati a ricevere un trattamento con CBM o placebo per 4 settimane.

Il farmaco (o il corrispondente placebo) veniva somministrato sotto forma di spray oro-mucosale, e la dose era auto-titolata dal singolo paziente.

La posologia media, nel gruppo trattato con CBM, è stata di 9,6 spray al giorno.

Sia l’intensità del dolore che i disturbi del sonno sono risultati significativamente ridotti nel gruppo CBM rispetto al gruppo placebo.

Il CBM è stato generalmente ben tollerato, anche se due pazienti hanno sospeso il trattamento per comparsa di disturbi psichiatrici (un soggetto) e di tachicardia e aumento della pressione arteriosa (un soggetto).

Inoltre, un numero maggiore di pazienti, nel gruppo CBM, ha riportato senso di confusione mentale, sonnolenza, disturbi dell’attenzione.

fonte: http://www.chanvre-info.ch/info

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Storia della canapa
Maggio 10, 2008, 2:36 pm
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Storia della Canapa
da E’ ora di piantarla

Il primo tessuto conosciuto

La Canapa è una pianta dioica originaria dell’ Asia Centrale e, molto probabilmente, è stata una delle prime ad essere coltivata dall’ uomo. Secondo la Columbia History of World “Il primo tessuto conosciuto fu fatto di Canapa che cominciò ad essere lavorata nell’ ottavo millennio a.c.”.

Utilizzazione della pianta come farmaco

Il più antico testo conosciuto, dove vengono elencati alcuni possibili usi della Cannabis in campo medico, è un trattato cinese di Farmacologia pubblicato nel 2737 a.c. durante il regno dell’ imperatore Chen Nung. Altri riferimenti alla Canapa sono contenuti nel testo indiano Atharia Vedafrom [II mill. a.c] e dalle tavole della biblioteca reale di Ashurbanipal, un re assiro vissuto intorno al 650 a.c.

La diffusione nel continente africano

L’introduzione della Canapa nel continente africano risale al V-VI secolo a.c. I primi a farne uso, in medicina e nelle cerimonie religiose, furono gli egiziani. Nei secoli successivi la pianta si diffuse su tutto il continente: i Pigmei, gli Zulu e gli Ottentotti la usano tuttora come medicamento in caso di crampi, epilessia, gotta, mentre per i Bantù era una sostanza sacra.

Introduzione della Canapa in Europa

Finora non è stato possibile stabilire in quale periodo la Cannabis sia stata introdotta in Europa. Il reperto archeologico più antico consiste in un’urna contenente foglie e semi di Canapa, ritrovata vicino a Berlino, datata intorno al 500 a.c., mentre la più antica testimonianza sull’uso psicotropo della Pianta viene riferito da Erodoto d’Alicarnasso.

Uso psicotropo nell’antichità

Il noto storico greco vissuto nel V sec. a.c., nel quarto libro de Le Storie, descrive una pianta simile al Lino, da lui denominata Kannabis, che cresceva nelle terre degli sciiti (regione caspica e coste del mar Nero) e di cui questi ultimi erano soliti fare un uso singolare dopo le cerimonie funebri:
“[...] Innalzano tre pali, inclinati l’uno verso l’altro, e vi stendono sopra delle coperte di feltro, che uniscono l’una all’altra più strettamente possibile. Poi, in un vaso posto al centro dei pali e delle coperte, pongono delle pietre arroventate dal fuoco. [...] Di questa canapa, dunque, gli sciiti prendono il seme e, entrati sotto le coperte, lo gettano sulle pietre arroventate dal fuoco; allora il seme libera un fumo odoroso e produce un vapore tale che nessuna stufa greca potrebbe fare altrettanto; inebriati da questa sauna, gli sciiti lanciano urla di gioia.”.

La diffusione nell’Europa centrale

Prima dell’impero romano la Cannabis era coltivata ed usata nelle isole britanniche dalle tribù dei Celti e dei Pitti: un gran numero di pipe di varie forme e dimensioni sono state ritrovate in questa regione.
Purtroppo, per volontà dei monaci emanuensi incaricati di stilare gli annali della storia ufficiale, le tracce storiche di tali popolazioni sono state cancellate.
Alcune tribù celtiche (Galli cispadani e transalpini) in seguito hanno provveduto a diffondere la coltivazione della Canapa in Francia e nell’Italia settentrionale.

Uso medico nell’antica Roma

Chiari riferimenti alla Cannabis sono contenuti anche nella Storia naturale di Plinio il Vecchio (III sec. a.c.), ma per trovare riferimenti in un testo scientifico europeo, dobbiamo arrivare fino al I secolo d.c. quando Dioscoride, medico di Nerone, nel suo trattato I materiali della medicina (III vol., 165-166), ne elenca le proprietà farmacologiche e gli impieghi terapeutici.

La Canapa e il Lino nel medioevo

La fibra di Canapa è stata sin dal V secolo a.c., fino all’invenzione dei battelli a vapore (XIX secolo), il materiale con cui venivano tessute la maggior parte delle vele. L’Italia per quasi un millennio è stata uno dei maggiori produttori ed esportatori di tessuti fatti con tale fibra; il suo miglior “cliente” è stata , per oltre cinque secoli, la Marina inglese.
I vestiti fatti di Canapa erano d’uso comune nell’Europa centro-meridionale già nel XIII secolo. I tessuti di lino italiani di prima qualità erano fatti sia di fibre di canapa sia di lino e in alcuni casi il tessuto veniva ricavato mescolandole entrambe tra loro.

La Chiesa e la Cannabis

Il clima di terrore instaurato dai tribunali dell’ inquisizione colpì anche la Cannabis: in Spagna ne fu vietata l’ingestione nel tardo XII secolo; mentre in Francia ne fu vietato ogni uso medicinale nel XIII secolo.
Infine, nel 1484, una Bolla papale ne proibì l’uso ai fedeli, non riuscendo comunque ad impedire la diffusione della canapa nel nord-Europa.

Uso psicotropo e tentativi di proibizione

Tra il XIII ed il XIX secolo, l’uso psicotropo della canapa fu proibito temporaneamente, sempre con il risultato di aumentare il numero dei consumatori, in Egitto, Arabia, e Turchia.
Nel 1533, Enrico VIII, nonostante la Bolla papale emessa 50 anni prima, ordinò di coltivare un quarto di acro a Cannabis per ogni sessanta acri di altre coltivazioni. Nel 1800 in India, colonia Inglese, fu vietato l’uso della resina di canapa, ma la restrizione fu annullata nel 1824.

Gli Assassinii

Nel 1809 Sylvestre De Sacy suggerì per primo la derivazione del termine “assassini” dall’Arabo hashishiyyun, riferendosi ad una setta musulmana dissidente, citata anche da Marco Polo nel Milione, che terrorizzava in quegli anni le popolazioni della Siria, della Persia, e dell’India. Il nome del gruppo deriva dal fatto che esso agiva, si dice, sotto l’influsso dell’Hashish, ma studi recenti e dettagliati (sarebbe bastato il buonsenso !!!!) hanno chiarito come non ci fosse alcun tipo di relazione tra l’uso di hashish e le violente scorribande.

Gargantua e Pantagruel

Durante la metà del secolo XVI, lo scrittore francese FranVois Rabelais pubblicò Gargantua e Pantagruel, un ampia ed ilare opera di narrativa ; nel terzo libro troviamo una dettagliata descrizione tassonomica e delle qualità psicoattive della Cannabis, l’erba Pantagruelion, insieme a varie notizie sui suoi vari usi e sulla sua coltivazione. Di certo l’opera rappresenta la prima completa esposizione storico-culturale della Canapa del mondo Occidentale. Allo stesso filone possiamo collegare la nascita di quella cultura popolare che prende l’avvio in quegli anni nell’area marocchina, fatta di situazioni divertenti ed imbarazzanti, che coinvolgono i consumatori di Cannabis, non risparmiando ironia sulla rigidità mentale di chi non la usa.

Uso medico in Europa

Contemporaneamente i viaggiatori provenienti da Asia e Africa ne introdussero l’impiego in Europa come medicina. Il famoso The Anatomy of Melancholy, del sacerdote inglese Robert Burton (1621) la consigliava per il trattamento della depressione, il New English Dispensatory del 1764 descriveva l’applicazione di radici di Canapa Indiana per infiammazioni della pelle. Fu però il giovane professore indiano W. B. O’Shaughnessey che fece acquistare fama e diffusione alle virtù terapeutiche della pianta in Occidente. In una relazione del 1839 egli descrisse usi e benefici della Cannabis appresi in India. Egli la definì, tra l’altro, “il perfetto rimedio anticonvulsivo”, per le sue qualità analgesiche e rilassanti.
Ciò portò ad una diffusione molto vasta della Cannabis per uso medico, specialmente in Inghilterra (preparazioni a base di Canapa si potevano acquistare nei Drug Stores e persino il medico della regina Vittoria la usava regolarmente per i dolori mestruali della sua paziente) e successivamente anche negli USA.

Uso medico in Italia

In Italia l’uso medico dell’Hashish venne citato per primo dal dottor Nicola Porta del manicomio di Aversa (Annali, Volume CLXVII, 1858 ), ma fu il professor R. Valieri, dell’ospedale degli Incurabili a Napoli, ad impiegarlo diffusamente ed a raccomandarne l’utilizzo. Tuttavia, pare che nessuna traccia di questi usi sia rimasta nella farmacopea e nella cultura popolare del Sud Italia.

La Cannabis in America

Cambiando continente, si fissa la data d’arrivo della Cannabis nel nuovo mondo quando i Vichinghi raggiunsero le coste della Nuova Inghilterra nel X secolo, mentre successivamente le spedizioni Spagnole comandate da Diego De Almagro e Pedro De Valdiva (1530-1545 ) la diffusero presso i nativi dell’odierno Cile. Inoltre, nel Traité du Tabac ou Panacée Universelle (Lione 1626 ), il dottor Leander descrive l’uso cerimoniale di alcune erbe da parte dei nativi Nord Americani, “…Erbe che portano all’estasi ed alla comunicazione con gli dei “. Intorno al 1600 il farmacista canadese di Champlain, Mr. Hebert coltivava un vasto campo di Cannabis per i suoi preparati e nel 1611 a Jamestown i primi coloni la piantarono per fibra. In quegli anni, la Virginia (1629) e il Connecticut (1637) emanarono le prime leggi che imponevano la coltivazione della pianta per favorire lo sviluppo dell’industria dei tessuti: la Cannabis si diffuse ovunque rapidamente (George Washington scriveva nel suo diario, 12-13 Maggio 1765 :”seminato Canapa” ed ancora il 7 Maggio “iniziato a separare i maschi dalle femmine ma forse è troppo tardi”).

Uso tessile

D’altronde era un uso ben radicato da secoli anche in Europa quello di produrre tessuti di Cannabis per vestiti e l’Italia era nota per essere il produttore dei tessuti migliori (erano famose le qualità “Carmagnola”, “Bolognese “, “Napoletana” , ecc.). In quegli anni era comunque la Russia a produrre l’ottanta per cento di Cannabis nel mondo, vendendone anche i migliori manufatti (vele, reti, corde, tappeti), e la Gran Bretagna ne diventò presto il principale acquirente.

Napoleone e la Canapa

Nel 1798, durante la campagna in Egitto, Napoleone emanò un decreto che vietava ai soldati francesi di “bere il forte liquore fatto dai musulmani con un erba detta Hashish e fumare le foglie della Cannabis”. Al ritorno della spedizione in Europa, l’uso dell’hashish prese a diffondersi in tutta la Francia. Durante la guerra Franco-Inglese, conclusasi con la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815, la Francia iniziò a premere sullo Zar Alessandro I così da bloccare gli indispensabili rifornimenti di Canapa alla flotta Inglese.
Costretto a vendere la Lousiana agli Usa ad un prezzo ridicolo (5 cent per ettaro) ed in cerca di finanziamenti, nel 1810 Napoleone decise d’intervenire con le armi nei confronti della tentennante Russia. La flotta USA ne approfittò subito, vendendo allo Zar rum, zucchero, caffè, tabacco, avendone in cambio Cannabis, ceduta prontamente agli Inglesi. Questi ultimi, però trovarono un nuovo accordo con Alessandro I, garantendosi il rifornimento di Canapa a costi più bassi : il congresso USA rispose con l’entrata in guerra al fianco di Napoleone, con l’obiettivo finale di conquistare il Canada.
La disastrosa campagna di Napoleone in Russia, però, liberò presto gli Inglesi dagli impegni europei ed i tentativi bellici americani vennero parati con successo. Il trattato di Ghent (1814) chiuse la partita, garantendo definitivamente l’inviolabilità dei confini canadesi da una parte e la libertà di commercio per le navi americane dall’altra.

Uso medico nel XIX secolo

Nel frattempo, gli studi scientifici sui composti chimici della pianta presero a diffondersi e le sue applicazioni in medicina conobbero larga diffusione in tutta l’Europa, grazie soprattutto all’opera di O’Shaughnessey, come più sopra riportato. Nel 1840 il chimico Louis Aubert-Roche pubblicò uno studio sull’efficacia dell’Hashish nel trattamento delle piaghe e della febbre tiroidea. Il medico J. J. Moreau de Tours, intuendone le potenzialità curative nei malati di mente, lo sperimentò su se stesso: “… è vera felicità quel che l’Hashish produce…”.

La letteratura sull’hashish del XIX secolo

Queste ricerche porteranno alla nascita del famoso Club des Hachischins, fondato da T. Gautier nei locali dell’Hotel Pimodan, Ile Saint-Louis, Parigi. Il primo resoconto delle riunioni mensili dei membri del circolo, tra cui A. Dumas padre, V. Hugo, H. de Balzac e C. Baudelaire, venne pubblicato nel 1845 su La Presse. Da allora le successive opere di Gautier (Il Club dei mangiatori di Hashish), Baudelaire (I paradisi artificiali) e Dumas (Il Conte di Montecristo ) sui vari aspetti connessi agli effetti della sostanza acquistarono fama ed ego internazionale, diventando presto dei classici della letteratura moderna. Lo stesso accadde con Fitz Hugh Ludlow che, nel 1855, scrisse un’articolo sul tema in Putnam’s Magazine e l’anno seguente pubblicò The Hasheesh Eater, primo classico statunitense sui usi ed effetti dell’Hashish. In realtà, nel 1834 era stato lo scrittore e viaggiatore Bayard Taylor ( 1825-1878 ) il primo americano a descrivere gli effetti della resina di Cannabis su di sé, pubblicando i resoconti dei suoi viaggi intorno al mondo. E fu proprio leggendo tra questi scritti che il giovane Ludlow, figlio di un pastore protestante, decise di sperimentare personalmente la sostanza curiosando nella bottega dell’amico farmacista Anderson, nella cittadina di Poughkeepsie, stato di New York, riuscì a scovare una fiala di Tilden Extract Of Cannabis Indica e la usò per i propri esperimenti. Ciò portò ad una grossa diffusione dell’impiego della Canapa sia nei campi tradizionali (tessuti, fibra, carta, oli vegetali, medicina tradizionale), sia per usi medico-terapeutici “ufficiali”, sia per usi psicotropi.

Diffusione nel XIX secolo

Nel 1860 la Ganja Wallah Hasheesh Candy Company lanciò sul mercato dei dolcetti fatti con hashish e zucchero d’acero: vennero prodotti e venduti in USA per oltre 40 anni. Un po’ ovunque furono inoltre aperti gli Hashish smoking parlors, sullo stile di quelli turchi. In pratica, alla metà del XIX, la Cannabis era ormai entrata negli usi quotidiani di quasi quattro generazioni di americani, soprattutto per le sue applicazioni terapeutiche, tramandate da pionieri del nuovo mondo.



Chi ha paura della cannabis?
Maggio 10, 2008, 2:12 pm
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Immaginate di essere fermati dalla polizia stradale per un controllo. In macchina avete 12 bottiglie di Valpolicella, una cassetta di Moët et Chandon e 2 bottiglie di Chivas Regal, abbastanza da sbronzare un reggimento, ma se non siete sbronzi per i flic va tutto bene. Poi quel guastafeste del pastore tedesco si mette a fiutarvi e a scodinzolare con l’aria di avere trovato un tesoro, i flic vi fanno una perquisizione in piena regola e nella tasca dei vostri jeans che cosa trovano? 550 milligrammi di cannabis. Orrore! Vi mettono le manette, vi portano al commissariato, vi sbattono in cella come un delinquente e il giorno dopo vi fanno il terzo grado per sapere se siete uno spacciatore. Se siete fortunati, ve la cavate con 2 anni di galera. Così vanno le cose con la legge attuale. Anche 5 chili e mezzo di cannabis sarebbero meno potenti di tutto quell’alcool, ma la legge se la prende con quei 550 milligrammi. Il ministro Livia Turco aveva innalzato il limite a 1 grammo (!) la quantità massima oltre la quale scattano le sanzioni penali, ma il Tar del Lazio ha pensato bene di sospendere il decreto sotto le pressioni dei soliti benpensanti.

E’ una storia tragicomica che riflette un partito preso. L’alcool è responsabile del 60 per cento delle malattie mentali, di oltre la metà degli incidenti stradali, di innumerevoli incidenti sul lavoro, di malattie che hanno un enorme costo sociale ma anche un bambino può comprarsi una bottiglia di whisky al supermercato e le bevande alcoliche sono vendute perfino nei ristoranti sull’autostrada, mentre la legge se la prende con la cannabis che non fa niente. Certo, se esagerate può farvi male, ma questo vale anche per l’acqua. Al massimo, con un po’ di buona volontà, può aiutarvi a concentrarvi sul presente sfumando il ricordo del passato e la pressione del futuro. E’ come se il presente durasse di più e per questo i musicisti l’adorano, soprattutto quelli di jazz che hanno bisogno di tempo per inventare le frasi. In ogni caso si tratta di un effetto molto blando, certamente non comparabile a quello di un bicchiere di vino. A me, per esempio, lo fa soltanto perché me lo hanno detto. Ma la legge se la prende con la cannabis e sapete perché? Perché il consumatore di alcool, anche quando è un alcolizzato all’ultimo stadio, consuma una droga legale ed è un supporter dei valori tradizionali mentre il consumatore di cannabis è considerato un pericoloso sovversivo. Almeno in Italia, perché in Svizzera e in Olanda la cannabis è in vendita libera senza conseguenze particolari. Anche in quei paesi è il consumo di alcool a fare macelli.

“La calamità della droga non si cura rendendo tutto più facile”, ha detto il berlusconiano Di Virgilio, rivolgendosi a Livia Turco. Allora perché l’alcool è in vendita libera?

Fonte: Blog-La stampa