Hempyreum’s Weblog


Proibizionismo: il parere di un Nobel

Dario Fo (e famiglia) lanciano un appello per la legalizzazione della marijuana, per lo meno a scopo terapeutico.


Il Ministro della Sanita’ Veronesi e’ un ministro di una nuova specie: pensa. Ha avuto il coraggio di dire che il divieto di consumare marijuana e’ una follia. Le ragioni sono evidenti. Scusate se lo diciamo ma chi si oppone alla legalizzazione non ci fa una bella figura. Innanzi tutto la marijuana non e’ una droga pesante. Il suo effetto e’ inferiore a quello dell’alcool.

L’alcool da assuefazione fisica la marijuana no. L’alcool provoca migliaia di morti all’anno per i danni che causa all’organismo, la marijuana neanche uno. Esiste una dose mortale di alcool, non esiste una dose mortale di marijuana realmente assorbibile, ci si addormenta prima (cioe’ per ammazzarsi con la marijuana ne serve un quintale e te la devono lanciare in testa dal sesto piano).

L’alcool provoca buona parte degli incidenti stradali: centinaia di morti, migliaia di feriti e miliardi di danni; chi fuma marijuana e’ invece un autista piu’ prudente, al di sopra dei 60 chilometri orari di velocita’ si sente in imbarazzo. Gli ubriachi sono spesso violenti, i cannabisti sorridono un po’ angelici e non reagiscono nemmeno quando li provochi duramente tirando in ballo la condotta sessuale della loro mamma.

Non e’ vero che il consumo di marijuana induce al consumo di cocaina e eroina. In Olanda dove il consumo e’ legale da 30 anni il numero dei tossicomani e’ inferiore alle medie europee. Nel resto d’Europa coloro che hanno fumato marijuana qualche volta, sono ormai centinaia di milioni di persone. Il numero dei tossicomani e’ enormemente piu’ basso. Sostenere che il consumo di marijuana provoca il passaggio all’eroina e’ come dire che chi vota a destra rischia di ritrovarsi a essere padrone di una rete televisiva.

Per contro il fatto che la marijuana sia stata dichiarata illegale permette alle organizzazioni mafiose che controllano il mercato di intascare somme astronomiche di denaro con il quale inquinare il sistema economico e sociale italiano. Guardando quel che e’ successo in America grazie al proibizionismo sugli alcolici, si puo’ capire che la prima cosa da fare se si vuole realizzare una lotta contro le droghe e’ di legalizzarle per togliere il traffico dalle mani della mafia. E in questo caso non parliamo solo della marijuana ma di tutte le droghe illegali. E anche se paragoniamo gli effetti della marijuana con quelli del tabacco ne vien fuori che quest’ultimo e’ di gran lunga piu’ tossico e nocivo.

Con tutto questo non vogliamo dire che la canapa indiana faccia bene. E’ un intossicante e, come il caffe’, il the e il pepe ha effetti negativi sull’organismo umano. Lo abbiamo sempre sostenuto. Pero’, ultimamente siamo restati sconcertati davanti a alcune esperienze di cui siamo stati testimoni. Una nostra parente, giunta a superare i 70 anni senza aver fatto esperienze psichedeliche, una signora normale insomma, ha iniziato a soffrire moltissimo per un male chiamato “bocca che brucia”, un disturbo urente che, nonostante il nome, non ha nulla di erotico ed e’ invece molto doloroso. Ha visitato i migliori specialisti, ha fatto ogni tipo di cura arrivando a spendere 64 milioni in 3 anni, tra analisi cliniche e medicamenti. Era disperata, poi un giovane medico le ha detto: “Signora si faccia una bella canna di marijuana senza tabacco.” Questa nostra parente ha seguito i consigli del medico e in pochi giorni e’ guarita ed e’ anche di ottimo umore.

La sua canna quotidiana ha sostituito i farmaci ansiolitici e antidepressivi (tutte sostanze legali piu’ dannose per l’organismo della cannabis). Un altro nostro amico, gravemente ammalato di tumore, era, oltretutto, distrutto dalla chemioterapia. Ogni 2 giorni prendeva 6 pastiglie di Zofran (costo 181 mila lire). Ma non riusciva comunque a mangiare niente, vomitava tutto. Poi si ricordo’ di aver letto sugli incredibili effetti terapeutici della canapa indiana per mitigare la nausea da chemioterapia. Grandi problemi per trovare un po’ di questa erba proibita. Riesce a comprarne 50 mila lire, smette di prendere lo Zofran e si fa invece mezzo litro di tisana di marijuana.

Ne beve 2 dita ogni volta che gli viene la nausea. Ha ripreso a mangiare e addirittura i dolori sono quasi spariti. Insomma, a volte la marijuana fa bene. E allora, anche chi e’ contrario alla legalizzazione della marijuana potrebbe condividere una legge che consenta di prescriverla per scopi terapeutici e di venderla in farmacia (come accade in Svizzera e in California) visto che, come si e’ detto, ha effetti collaterali infinitamente piu’ blandi di altre medicine e funziona molto meglio. E se fosse venduta legalmente potrebbe costare meno di 100 lire al grammo. E si potrebbero usare gli scarti della pianta per alimentare i vitelli. Molto meglio che nutrirli con carne di bovino in polvere.

La Mucca Pazza e’ pericolosa, la Mucca Fatta no. E per concludere un appello: stiamo raccogliendo testimonianze dirette sull’uso terapeutico della cannabis (www.alcatraz.it/forum) Per ulteriori informazioni sulla sull’uso terapeutico della canapa www.medicalcannabis.it

Dario Fo, Franca Rame e Jacopo Fo

Hempyreum Weblog Team



La campagna pro- coca da Fini in poi
Maggio 9, 2008, 8:48 pm
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Come negli anni ‘70 è partita la campagna di criminalizzazione dell’erba. Per spianare la strada all’eroina allora, come alla cocaina oggi

di Guido Blumir

Alcol, Italia: 30.000 morti all’anno, 3.000 in incidenti stradali (molti, lavoratori). Tabacco, sigarette: 90.000 morti. Decessi totali alcol e tabacco: 120.000 morti. Due stadi olimpici di morti. Marijuana, Italia: zero morti l’anno. Totale morti alcol e tabacco Italia in 40 anni: 4 milioni e 800 mila. Totale morti marijuana: zero. Morti in Italia di eroina, negli ultimi 30 anni: 20.000. Erano 15.000 dieci anni fa, quando l’allora vice-presidente del Consiglio Walter Veltroni disse, di fronte a questa cifra: è il nostro Vietnam. Ma se l’eroina era/è il nostro Vietnam (15.000 morti), alcol e tabacco - quattro milioni di morti - cosa sono? La terza guerra mondiale?
E’ criminale la tesi di chi dice che la cannabis è una droga come le altre: tra la marijuana e l’eroina c’è un abisso. Tra le droghe leggere e le droghe pesanti come alcol e tabacco c’è una voragine. All’inizio degli anni ‘70, una colossale campagna di stampa promosse la confusione fra droghe leggere e pesanti, aprendo la porta all’eroina, che stava arrivando, ma il cui consumo era limitato a poche centinaia di persone. Con un enorme lavoro di comunicazione siamo riusciti a contenere l’abuso di eroina: se non si fosse fatto quel lavoro, gli eroinomani oggi sarebbero un milione, invece da vent’anni sono fermi a 300 mila.
Da 5 anni è scattata una campagna per ricriminalizzare la marijuana in Italia, presentandola come una droga diventata pesante, come eroina e cocaina. Va detto che questa operazione è stata condotta in prima persona da uno dei massimi leader del centrodestra Gianfranco Fini. E anche Casini gli ha dato un assoluto appoggio. E va detto che invece non sono scesi in campo, con forza comparabile, i principali leader del centrosinistra. Per 5 anni, Fini e i suoi, hanno bombardato in centinaia di ore di trasmissioni radio e tv, con il concetto «la marijuana è diventata una droga pesante». Questo mentre, strutturalmente, per esigenze di consumo e mercato andava allargandosi l’uso di cocaina. La campagna anti-cannabis spalanca la porta (come verso l’eroina negli anni ‘70) all’imporsi della coca: 4 milioni di persone usano marijuana, altri milioni l’assaggiano e l’assaggeranno. Può piacergli o non piacergli, ma certo verificano di persona che non succede niente di grave. Mezza Italia dà credibilità alle idee di Fini. Dunque, per questi consumatori o potenziali assaggiatori influenzati da questa campagna, anche la cocaina apparirà come qualcosa di poco pericoloso visto che le informazioni sulla canapa si sono rivelate false. «No coca, no party». Ed ecco il boom.
Il cavallo di troia della campagna anti-marijuana è stato la teoria della nuova cannabis «pesante», a cui ho dedicato un intero capitolo del mio ultimo libro «Marihuana. Uno scandalo internazionale» (Einaudi). Per l’Osservatorio Europeo nei 25 paesi membri solo il 5% della canapa circolante ha una potenza un po’ superiore a quella normale. L’Independent on Sunday di domenica scorsa era disinformato. Dunque, ancora una volta, a distanza di 60 anni dalla geniale campagna del Direttore del Narcotic Bureau Usa sulla «marijuana assassina» (sesso e delitti), c’è ancora nei media chi cade nella diabolica trappola. E’ il proibizionismo. Una macchina che continua a funzionare. Per un oscuro farmacologo del Sussex la fama è assicurata se sforna uno studiolino, per quanto abborracciato, da cui emerge che la canapa rende ciechi. Tv a gò gò all’esperto improvvisato che sposa tesi finiane. Un posticino all’Onu, una ricerchina da 200.000 (euro) al prof. Sulla base anche degli ultimi dati siamo pronti, da subito, per una grande campagna di comunicazione e prevenzione che faccia piazza pulita di tutte le sciocchezze e dia a giovani e adulti iinformazioni pulite (non drogate) su tutto: skunk e coca, smart drugs e canne. Jack Daniel’s e Marlboro.

Hempyreum Weblog Team



Cibo dalla canapa parte 1
Maggio 9, 2008, 8:26 pm
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Cibo dalla canapa

Quando si parla del potenziale commerciale della Canapa, la maggior parte della gente pensa al vestiario, ai tessuti, al cordame e simili. Anche se il seme di canapa è molto più nutriente di quello di soia in quasi tutti gli aspetti ed altrettanto versatile, la tipica reazione alla canapa in quanto cibo è che ha limitate applicazioni al di là delle barrette di noccioline al cioccolato e dei biscotti. Nonostante questo, sono convinto che il potenziale della canapa come ingrediente per il cibo nelle nazioni industrializzate e specialmente gli Stati Uniti, incontra o supera quello per i tessili. E per una semplice ragione: gli acidi grassi essenziali.

Gli Acidi Grassi Essenziali


Il Dottor Udo Erasmus, un´autorità sui grassi e gli oli alimentari, ha dichiarato l´olio di canapa “L´olio naturale maggiormente bilanciato” per il suo alto contenuto ed il rapporto ottimale 1:3 dei due acidi grassi essenziali Omega-3 Linolenico (LNA) ed Omega-6 Linoleico (LA). Il suo profilo insolitamente ben bilanciato significa che si potrebbe usarlo tutta la vita senza mai soffrire da mancanza di Acidi Grassi Essenziali. E contiene anche l´Omega-6 Gamma Lonolenico (GLA) che lo rende unico tra gli oli commestibili (nessun altro olio da semi comuni contiene il GLA).

Cos´è tutto questo chiasso attorno agli Acidi Grassi Essenziali? Considerate questo: in anni recenti i consumatori hanno cambiato le loro diete riducendo, e in molti casi eliminando, la loro assunzione di grassi nella dieta alimentare. Diete basate sulle teorie ed i libri della Dott.ssa Pritkin e Mc Dougall parlano del 10 % di calorie provenienti dai grassi, e le nuove linee guida ufficiali Americane suggeriscono che le calorie dai grassi ammontino al 30%.

II consumatori hanno recepito il messaggio alla grande, e le compagnie di prodotti alimentari hanno risposto introducendo sul mercato nuovi prodotti con ridotto quantitativo di grasso o senza grasso ad una velocità fenomenale. E le riviste delle industrie alimentari tutte proclamano il nuovo mantra: “eliminare i grassi”. Un forte aumento, nell´industria di prodotti alimentari, precedentemente stagnante è stato in imitazioni, intensificatori, e riempitivi, inventati semplicemente per sostituire o ridurre i grassi nel cibo.

Ma cosa succede quando il grasso viene ridotto nella dieta? Più che per energia concentrata, la ragione per cui gli esseri umani devono consumare grassi è di acquisire un´adeguata quantità dei due acidi grassi essenziali LNA e LA… ecco perché sono chiamati “essenziali” mentre gli altri sono semplici “acidi grassi”. Le tipiche sorgenti di grasso alimentari moderne (l´olio di mais e di soia) sono purtroppo carenti o sprovvisti degli acidi grassi essenziali, in più essi di solito vengono idrogenati, eliminando quindi la loro bontà.

Dato che questa già sottile quantità di acidi grassi essenziali viene ulteriormente ridotta da una dieta che tende ad eliminare i grassi, la loro assunzione si ritrova al di sotto dei livelli richiesti. Col passare del tempo si sviluppa una mancanza di acidi grassi essenziali.

Questa mancanza può condurre a funzionamenti neurologici e visivi anormali, ipertensione, sbilanciamento ormonale, difficoltà di rimarginare le ferite e nella crescita delle cellule, mentre una mancanza di GLA può provocare artrite e sindrome premestruale.

La dose giornaliera raccomandata di LA è dal 3% al 6% di calorie (tra i 9 e i 18 gr., circa 0.5 once o un cucchiaino), e circa 1/3 per l´LNA (da qui il rapporto ottimale di 1:3). L´unico modo per prevenire la mancanza di Acidi Grassi Essenziali è di consumarne in una quantità abbastanza alta relativamente agli altri grassi (aumentando la percentuale di calorie dai grassi apportati dagli acidi grassi essenziali). Per cui la qualità dei grassi nella dieta è molto importante, specialmente quando si riduce la quantità di grassi.

In parole povere, pensate agli Acidi Grassi Essenziali come ai grassi “buoni”, e tutti gli altri come ai “cattivi”. Questo concetto diventerà popolare nei mesi ed anni a venire attraverso i mass media. E quando lo sarà, il cibo a base di canapa e l´olio di canapa saranno in cima alla lista dei “grassi buoni”, dato che sono l´80% degli Acidi Grassi Essenziali.
(immediatamente seguiti dal lino, la primula, la borraggine, ed altre fonti minori di acidi grassi essenziali.

Ma mentre questi contengono uno o entrambi di tali acidi grassi, nessuno è paragonabile come quantità di entrambi più il GLA che contiene la canapa).

Dato che la tendenza verso i “nutriceutici” (sostanze nutritive o cibo che prevengono malattie) continua, il crescente numero di consumatori sofisticati chiederà grassi “buoni” e salutari dal proprio cibo, e la canapa è nella miglior posizione per incontrare tale richiesta.



Cibo dalla canapa parte 2
Maggio 9, 2008, 8:16 pm
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Non ho mai sentito parlare di uso di radiazioni per tale operazione negli Stati Uniti o altrove. Inoltre, non sarebbe economicamente proponibile, non è garantito e vi sono pochi luoghi dove farlo. Il bromuro di etile potrebbe essere usato, dato che viene già usato per tutti i semi importati. Si dice che sia abbastanza volatile da non rimanere a lungo sul seme trattato.

Negli Stati Uniti raccomando caldamente che quando acquistate seme di canapa richiediate al venditore di fornirvi una copia di tale certificato e lo teniate fisicamente vicino al luogo dove viene tenuto il seme, così come una copia nei vostri files. Uno dei primi a sviluppare l´idea del cibo di canapa, Alan Brady, venne arrestato in California perché il mulino a cui aveva portato il suo seme di canapa aveva avvertito lo Sceriffo. Anche se poi le accuse vennero lasciate cadere e gli venne restituito il seme, casi come questo mostrano bene la necessità di tenere il certificato di sterilizzazione a portata di mano.

Si parla molto del danneggiamento del seme dopo il processo di sterilizzazione. Io non ho trovato alcuno studio che supportasse una tale conclusione. Ritengo che non vi sia molto danno al seme dal processo di sterilizzazione, specialmente alla parte grassa, per diverse ragioni:

  • la parte esterna del seme è molto spessa e in genere rimane integra;
  • la temperatura interna del seme è certamente inferiore ai 212 F;
  • il seme tende a muoversi durante la vaporizzazione, e quindi si raffredda a intermittenza durante i quindici minuti in cui dura tale processo;
  • la proteina non viene denaturata dal processo;
  • i grassi non vengono trasformati a questa temperatura, anche se una corteccia esterna di seme si rompe, inizia ad ossidarsi a causa del calore e dell´ossigeno;
  • i volatili continuano a crescere con i semi sterilizzati;
  • il processo è stato pianificato in modo da applicare la quantità minima di calore per rendere il seme incapace di riprodursi mantenendo intatte le capacità nutritive per i volatili;intatte le capacità nutritive per i volatili;
  • molto olio di canapa pressato-espulso è soggetto a temperature interne che superano quelle della sterilizzazione e per periodi più lunghi.

In ogni caso credo che la qualità generale della “freschezza” sia accelerata dal processo di sterilizzazione, ancora più evidente in casi di lunga permanenza in depositi.
La reale inutilità della richiesta sterilizzazione del seme che è incapace di produrre quantità utilizzabili di THC è che il germoglio del seme di canapa è la chiave per produrre diversi cibi!

Il germoglio aumenta la parte nutritiva, migliora la digeribilità, riduce i costi (1 libbra di seme produce 3 libbre di germoglio riducendo i costi di 2/3), e ancora più importante migliora la trasportabilità in quanto la parte esterna del seme si rompe e può essere rimossa con getti d´acqua o altri metodi.

Questo è il motivo per cui le compagnie che risiedono nei paesi in cui non viene richiesta la sterilizzazione sono tra le principali produttrici di cibo di canapa, specialmente per l´esportazione. Il seme di canapa grezzo, fresco e riproducibile è tanto gustoso quanto i semi di girasole, molto commestibile senza che le pellicole esterne rimangano in mezzo ai denti. C´è la possibilità di utilizzare enzimi naturali per ammorbidire e rimuovere la pellicola esterna del seme, e questo necessita di ulteriori ricerche.

fonte: http://www.usidellacanapa.it/

Hempyreum Weblog Team



Lo studio del «Lancet» mette in discussione le classifiche sulla pericolosità
Maggio 9, 2008, 7:15 pm
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Dopo la marcia indietro sulla marijuana dell’«Independent on Sunday», esce
finalmente l’articolo della rivista medica inglese. Che lo smentisce
clamorosamente: alcol e tabacco sono sostanze più pericolose dell’ecstasy e
della cannabis.
Tutti a leggere la rivista medica inglese The Lancet. Da ieri mattina
l’annunciato articolo sulle droghe era leggibile da tutti. E per fortuna dunque
che c’è il web, grazie al quale chiunque può rendersi conto di quanto poco
documentata fosse la sparata in prima pagina del supplemento domenicale
dell’Independent (che ha una redazione e un direttore diversi dal quotidiano):
«Ci scusiamo perché dieci anni fa chiedendo la decriminalizzazione della
cannabis ci eravamo sbagliati». Il domenicale, a sostegno della sua tesi citava
tra gli altri un articolo di imminente pubblicazione su The Lancet, sinonimo di
autorevolezza nel campo delle scienze mediche e delle politiche sanitarie: «una
nuova ricerca mostra come la cannabis sia più pericolosa dell’Lsd e
dell’ecstasy». Quella frase era vera, ma era soltanto un pezzo delle verità,
volutamente scelto per trarre in inganno i lettori e le trasmissioni televisive
come l’ingenuo Otto e Mezzo che infatti si è infilato come un pesce nella rete
della disinformazione.

Leggiamolo allora questo studio (registrazione richiesta)
(www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673607604644/fulltext),
intitolato «Una scala razionale per valutare il danno dell’abuso di droghe».

Lo scopo è di offrire alle autorità un metodo più sensato rispetto a quelli
attuali che suddividono le droghe in tre categoria A, B,C in ordine decrescente
di danno. Oggi, dicono gli studiosi, sono disponibili maggiori conoscenze sulle
20 sostanze prese in esame, relative a tre fattori: il danno fisico per chi le
assume, immediato o nel tempo, il rischio di assuefazione e il danno sociale che
chi le consuma può provocare. Per ognuno dei tre danni i ricercatori hanno
individuato dei parametri con cui riclassificare le singole sostanze (per
esempio danno acuto o cronico, dipendenza psicologica e/o fisica, danno sociale
e costi sanitari), poi hanno sottoposto la loro griglia sia a degli specialisti
del ramo, essenzialmente psichiatri, che a studiosi sociali e ricercatori
medici. Agli esperti non è stato chiesto soltanto di esprimere un punteggio di
pericolosità, ma anche di discutere assieme sia il metodo che le valutazioni in
sessioni comuni e ripetute; questa tecnica, usata anche in altri campi, si
chiama metodo Delphi. I voti che era possibile attribuire a ognuna delle venti
sostanze erano 0 (nessun rischio), 1 (qualche rischio), 2 (rischio moderato), 3
(rischio estremo).

Queste valutazioni incrociate e ripetute hanno portato a una tabella
riassuntiva, che è anche una classifica. In essa al primo posto continuano a
esserci, com’è persino ovvio, eroina e cocaina, seguite dai barbiturici, a loro
volta tallonate da metadone di strada e alcol. Il tabacco, la cui vendita e
consumo è lecita in Inghilterra come altrove, si merita a tutti gli effetti un
bel nono posto in dannosità e lo stesso studio fa notare che proprio ad alcol e
tabacco, ufficialmente non-droghe, si deve il 90% delle morti per droga.
Lo studio pubblicato da The Lancet si chiede a questo punto se le attuali
classificazioni ufficiali, in tre fasce, abbiano ancora senso, sia ai fini delle
politiche sanitarie che per i provvedimenti di legge (divieto di produzione,
detenzione, vendita, consumo). La risposta è che effettivamente tali tabelle non
riescono a dar conto del fenomeno droghe oggi. Problematico, dicono i
ricercatori, è segnare dei punti di discontinuità tra l’una e l’altra categoria
quando il fenomeno è complesso e il rischio di una sostanza differisce
numericamente di poco da quelle vicine in classifica. Comunque, aggiungono, se
proprio si vuole usare le tre classiche fasce di droga, allora un salto netto si
riscontra tra le buprenorfine, oppiacei di sintesi (rischio fisico 1,60) e la
cannabis (0,99). La seconda dovrebbe dunque restare nella classe C, la più
bassa, dove dovrebbero scendere anche Lsd ed ecstasy, che producono poca
dipendenza e poco danno sociale.
Quanto all’erba dello Yemen, il quat (o khat), foglie leggermente euforiche
usate nel Corno d’Africa, essa risulta praticamente innocua in tutti i casi, ma
in Italia andrà ricordato che la sua importazione per consumo delle comunità
immigrate, è proibita e criminalizzata. La proposta di riclassificazione allora
è questa: in fascia A tutto quanto sta dall’alcol in su. In fascia C tutto
quello che va dalla cannabis in giù, e le sostanze intermedie, tra cui il
tabacco, nella fascia B. Naturalmente sempre di schemi si tratta: per esempio il
danno fisico associato alla cannabis può risultare più alto per il fatto che
viene fumata insieme al tabacco, che danni polmonari ne provoca di peggiori.
Così come quando si usino più droghe contemporaneamente è difficile discriminare
tra i diversi componenti dei cocktail.
In tutto lo studio la parola skunk, tanto sbandierata dai media in questi
giorni, non compare mai. Skunk è una variante di cannabis ottenuta dall’incrocio
di diverse varietà della pianta, con il risultato di alzare la percentuale di
principio attivo contenuto: dal 5% della cannabis usuale al 25%, sembra. Per
così dire è come passare da una birretta a un superalcolico; sempre di alcool si
tratta ma con una concentrazione più alta.
Diversamente da come è stato scritto erroneamente in questi giorni non è una
nuova droga, ma la stessa potenziata. Non c’è evidentemente alcun bisogno di
riclassificare nulla, se l’approccio vuol essere scientifico e razionale. Al Tar
del Lazio che ha annullato il decreto Turco per carenza di documentazione
scientifica basterà spedire copia di questa ricerca assai seria e accademica.

Hempyreum Weblog Team



Quello che i media italiani non dicono: il dibattito (vero) sulla cannabis in GB
Maggio 9, 2008, 7:03 pm
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L’annuncio dell’inasprimento delle pene per i consumatori di cannabis da parte del Primo ministro Gordon Brown e la valanga di confessioni dei membri del suo gabinetto che ha precipitosamente fatto seguito, hanno lasciato spazio alla credenza che la litania sulla cannabis - quella di una volta, quella sì che era buona e innocua, mentre oggi è molto più potente e dannosa di quando la si fumava noi - possa avere un qualche fondamento di verità e costituisca una valida giustificazione alla criminalizzazione dei consumatori. Niente di più falso. È quanto ci ricordano, e non lo si ripeterà mai abbastanza, alcuni articoli apparsi in questi giorni su due importanti organi di informazione britannici, il Guardian e l’Independent.

Per Francis Sedgemore, in «Cannabis: la grande bugia», la Skunk può essere forte, sì, ma non più dell’hashish di alta qualità che è sempre stato fumato in Gran Bretagna. “Si fa un gran parlare di ri-criminalizzare milioni di consumatori di cannabis, ed è tutto basato su una bugia. Vale a dire che politici e medici stanno spacciando dati ingannevoli con l’intento di mostrare che la skunk attualmente sul mercato è almeno 10 volte più potente di qualsiasi cosa il ministro degli Interni abbia potuto fumare quando studiava a Oxford negli anni ‘80.
È semplicemente falso, e ripetere una bugia ad nauseam non la rende vera”.

«L’erba è sempre più verde», titolava qualche giorno prima l’articolo di Tom Clark, che - sempre dal sito del Guardian - ricordava come le preoccupazioni sulla cannabis non possano certo giustificare il ritorno a una politica fallimentare. “Uno studio del Lancet dello scorso marzo ha concluso che, ferma restando la pericolosità della cannabis, questa costituisce un problema meno grave dell’alcol e del tabacco. Nonostante ciò, nessuno mette in discussione che il metodo corretto per porre l’attenzione dei bevitori e dei fumatori sui rischi che corrono sia quello di utilizzare le campagne di informazione - non quello di gettare in galera i tabaccai e i gestori dei pub”.

Dalle colonne dell’Independent, Jeremy Laurence ripropone, in un articolo intitolato «Smontata la scusa dei politici che la cannabis sia diventata più potente», un’interessante dichiarazione del Prof. Leslie Iversen, farmacologo della Oxford University, il quale afferma che la credenza diffusa che la skunk sia 20 o 30 volte più potente è “semplicemente falsa”. “Il cambiamento più significativo negli ultimi decenni - continua Laurence nel suo articolo - è rappresentato dalla potenza della marijuana coltivata in casa, ma questa è solamente raddoppiata, arrivando al 12-14% di THC. In Gran Bretagna si trova sul mercato una Skunk particolarmente potente, ma c’è sempre stata, come testimoniato dallo UN Drug Control Program”. In conclusione, viene trattata un’altra questione “scottante” e di grande attualità: quella riguardante la relazione causale tra l’uso di cannabis e la schizofrenia. “Gli esperti guidati dal Prof. David Nutt, specialista in psichiatria della tossicodipendenza all’università di Bristol, hanno affermato lo scorso marzo sul Lancet che non è stato stabilito alcun legame di tipo causale”. Perché un’associazione non costituisce una causa.

da antiproibizionisti.it

Hempyreum Weblog Team



Progetto agro-industriale

Capitolo 1 Progetto agro-industriale.

Prologo

Da anni si parla di reintrodurre la coltura della canapa per i notevoli benefici che ne ricaverebbe la biosfera, ma nonostante tutto non riesce a decollare perché nessuno ha pensato a valorizzare la parte maggiore della pianta il “canapulo” che è lo stelo centrale di legno, circa il 65% e le fibre cortissime e le polveri,5%. Infatti il basso valore che si ricava da tale frazione per la termovalorizzazione o per l’uso diffuso per lettiere di cavalli o altri animali sommato al valore che si ricava dalle fibre, non è renumerativo per gli agricoltori, pertanto le buone intenzioni sono come un cane che si morde la coda

Il presente progetto sarebbe in grado di colmare questa mancata valorizzazione dando vita ad una attività locale, per un consumo locale di pannelli eco-bio-compatibili per il mobile o per l’isolamento e le costruzioni edili, che può essere replicata a macchia di leopardo su tutto il territorio. I benefici ambientali che la coltura della canapa apporta, sottrazione di ingenti quantità di anidride carbonica dall’atmosfera con immissione di ossigeno, la produzione in tempi brevissimi (il ciclo colturale si conclude in tre-quattro mesi) di una quantità di biomassa quattro volte superiore a quella prodotta da un bosco di latifoglie in un anno, e le proprietà di rinnovo dei terreni agricoli per la coltivazione di colture “food” senza l’impiego di diserbanti e pesticidi, mi danno l’energia e la forza di realizzare questo sano progetto. Altro motivo che mi spinge ad attuarlo è la conoscenza che nell’attuale contesto produttivo di pannelli, per la carenza di materie prime, si fa ricorso al recupero del legno usato, vecchi mobili di truciolare di urea-formaldeide, segatura di truciolare urea-formaldeide, legni impregnati di vernici tossiche, bancali che possono aver trasportato merci pericolose, aumentando di volta in volta il contenuto in urea formaldeide, tanto che siamo arrivati all’emergenza della proibizione di utilizzare le polveri di risulta per il riscaldamento degli stessi mobilifici, ma continuiamo a costruire “camerette per bambini” con tale materiale.

1 Idea di business.

Il progetto innovativo è orientato su due aspetti fondamentali per la tutela della salute dell’ecosistema, il risparmio energetico e l’impiego di risorse rinnovabili.

L’attenzione è rivolta alla fibra ed al legno della canapa che possono essere impiegate per la realizzazione di un nuovo composito dalle svariate possibilità di impiego, con caratteristiche di resistenza all’acqua, leggerezza e capacità di isolamento termico rilevanti; impiegabile in diversi settori di utilizzo ed in un nuovo nascente progetto in grado di poter creare il verde e culture in paesi di scarsissima precipitazione piovosa, che può dare un notevole impulso alla riattivazione della scomparsa coltura, coinvolgendo nello sviluppo l’agricoltura locale, quindi con un duplice effetto di sviluppo economico.

La coltivazione della canapa nel territorio italiano, tradizionalmente votato a questo tipo di cultura, rappresenta inoltre un opportunità di estremo interesse per l’economia agricola che in questi ultimi anni ha patito la progressiva contrazione di culture importanti sia per reddito che per valore agronomico.

La canapa è poi considerata una delle migliori colture da rinnovo fra tutte quelle rientranti negli avvicendamenti, per la sua duplice attitudine a migliorare le condizioni fisiche del terreno senza depauperare la fertilità, e contemporaneamente a contenere la diffusione delle malerbe.

2 Lavoro di ricerca e sperimentazione effettuato.

Nell’ allegato 1 è riportata la documentazione relativa al lavoro di ricerca e sperimentazione che ha portato alla stesura ed al deposito dei brevetti sui materiali compositi derivati dalla canapa.

Inoltre è riportata la fattibilità i termini economici di produttività dell’impresa, in comparazione ai sistemi attualmente in uso per la produzione di pannelli con urea-formaldeide, considerata cancerogena, ed attualmente oggetto di moratoria dall’Unione Europea.

Le innovazioni di processo rispetto a quelle in uso risultano nella semplificazione della preparazione della materia prima, che per la produzione di pannelli derivati dalla lavorazione del legno di piante di alto fusto consiste di varie fasi (deposito tronchi, scortecciatura, cippatura, raffinazione, essiccazione, vagliatura), mentre il legno di canapa per la produzione di pannelli può essere utilizzato tal quale, così come prodotto dall’operazione di estrazione della fibra (stigliatura) che viene effettuata sugli steli essiccati all’aria (umidità del 15%) prima della raccolta in rotoballe, con notevole risparmio energetico.

Altro risparmio energetico si ottiene nella formazione del pannello mediante impiego del legante atossico bicomponente poliuretanico, in sostituzione della miscela urea-formaldeide, che consente di riscaldare la massa prima che questa venga introdotta nella pressa riscaldata.

Il riscaldamento si realizza sfruttando l’umidità residua e la sensiblità del legante all’eccitazione da microonde, che permette di riscaldare istantaneamente tutta la massa.

Nel caso di impiego di urea-formaldeide il riscaldamento può essere effettuato solo all’interno della pressa e richiede, per forti spessori, un lungo tempo di sosta e quindi un maggior dispendio energetico. Il riscaldamento della massa prima della formazione all’interno della pressa consente anche di ottenere dei pannelli di maggiore spessore.

3 Mercato di riferimento

Il pannello di canapa prodotto ha il vantaggio di avere grande spessore e bassa densità (220 Kg/m3 contro i 700 Kg/m3 dei pannelli attualmente in uso).

Questo tipo di pannello può essere usato per la costruzione di mobili particolarmente robusti e di porte da interni massicce, in sicura competizione con i costi dei pannelli fibrolegnosi stratificati alveolari, ed in tendenza con la progettazione dei disigner di mobili, con pannelli di spessore superiore ai 18 mm attualmente in uso.

Al pannello base si possono applicare ulteriori caratteristiche innovative per aumentare il valore dello stesso:

  • Dotare il pannello di armature laterali sottili a maggiore densità, utilizzando pressioni superiori, polveri residue e cascami di fibra provenienti dalla stigliatura, riciclando le polveri di calibratura. Con l’ulteriore possibilità di nobilitazione tramite stampa e verniciatura per fornire pannelli pronti all’uso.
  • Rendere ignifughi i pannelli e dotarli di armature di altra natura incollando carton-gesso o fibro-cemento, per la realizzazione di tramezze di edifici isolate termo acusticamente, o per pareti mobili di uffici e comunità.
  • Valorizzare parte della fibra per ottenere pannelli sottili a maggiore densità, da utilizzare per le armature esterne del pannello conferendo caratteristiche di elevata portanza per la costruzione di tetti, risolvendo con un’unica soluzione la riduzione del numero di travi portanti, l’isolamento termo-acustico e l’eliminazione della guaina impermeabile (che non lascia traspirare) poiché le fibre superficiali dell’armatura superiore, per infiltrazione accidentale dell’acqua dalle tegole si gonfiano come nelle tubazioni idrauliche, garantendo l’impermeabilità.

Le sopracitate nobilitazioni del pannello rendono ancora più vantaggiosa la commercializzazione per un consumo locale, permettendo anche il trasporto a distanze superiori.

4 Organizzazione della produzione

Per la realizzazione della filiera della canapa saranno coinvolti agricoltori locali per una superficie di circa 1500 ettari complessivi per garantire il fabbisogno annuale di materia prima, i quali possono consorziarsi per svolgere collettivamente le operazioni di raccolta con macchine idonee al tipo di coltura, l’acquisto delle sementi certificate per coltura a basso contenuto di tetraidrocannabinolo, l’assistenza alla coltura con un agronomo specializzato che possa garantire le qualità del raccolto. Nella fase iniziale tale assistenza sarà curata dalla società fornitrice degli impianti di stigliatura e produzione pannelli, Soc. K.E.F.I. S.p.A., unica entità in Italia in grado di fornire il Cnow-How per la stigliatura ed interessata ad acquistare la totalità della fibra prodotta per la sua produzione interna di geotessile e materassini isolanti termoacustici, nonché di realizzare a costi competitivi l’impianto di produzione pannelli, innovativo nel suo genere e replicabile anche per pannelli di legno di alberi di alto fusto, quando finalmente sarà abolita l’urea formaldeide.

5 La parte agricola

La canapa è una coltura non particolarmente esigente riguardo i fattori pedo-climatici, ma offre le migliori prestazioni nei climi temperati caldo-umidi, in terreni profondi, freschi, ben aerati e con una buona dotazione di elementi nutritivi.

L’accrescimento ottimale si ha con valori di temperatura compresi tra 15 e 25 °C.

Germinazione ed emergenza si possono avere anche con temperature di poco superiori a 0°C.

E’ possibile quindi realizzare una semina precoce, nel mese di marzo, garantendo alla coltura una buona disponibilità di acqua nelle prime fasi della crescita.

Infatti, pur essendo la canapa una coltura ben tollerante lo stress idrico, nei primi 45 giorni dalla semina necessita di una buona disponibilità di acqua che ne consente il rapido accrescimento fino alla copertura del terreno.

Il ristagno idrico nelle fasi giovanili può tuttavia causare severi danni alla coltura.

La forte velocità di crescita congiunta al notevole sviluppo in altezza, conferisce alla canapa una spiccata capacità competitiva nei confronti delle erbe infestanti dalle quali si difende senza impiego di diserbanti. La sua naturale resistenza all’attacco di insetti fitofagi e microrganismi patogeni, rende sostanzialmente non necessario alcun tipo di trattamento fitosanitario durante l’intero ciclo colturale.

Prove colturali effettuate hanno confermato che la canapa è una coltura rustica e molto produttiva, anche in assenza di apporti irrigui. Il suo apparato radicale di tipo fittonante, infatti, permette alla pianta di soddisfare gran parte del proprio fabbisogno idrico, attingendo alla falda freatica superficiale.

La semina è una operazione semplice per cui si possono utilizzare le comuni seminatrici densimetriche.

Tranne i casi in cui si sono verificati problemi di ristagni idrico nelle prime fasi di accrescimento, per lo più legati alla preparazione del terreno e facilmente risolvibili, la pianta ha manifestato ampia adattabilità alle diverse situazioni pedoclimatiche e ha espresso ampiamente la propria potenzialità produttiva.

Sulla base dello stato dei campi prova, con particolare riferimento all’uniformità dell’investimento e dello sviluppo delle piante, dal prelievo effettuato nella prima decade di agosto, si può stimare che le produzioni si siano attestate su valori compresi tra i 10-14 t/ha.

Il progetto proposto prevede per il primo anno un fabbisogno di 1.500 ha di coltura.

La parte agricola dovrebbe seminare 50 Kg/ha di seme ( possono essere sufficienti anche 40 Kg/ha), e verso la fine di luglio o i primi di agosto, quando le condizioni climatiche sono ancora favorevoli ad una rapida essiccazione sul campo, dovrebbe sfalciare, ranghinare ed imballare gli steli.

Per lo sfalcio sono necessarie una coppia di barre falcianti disposte frontalmente ad un trattore di 50 CV di potenza, ed una o due lame disposte sulla parte posteriore del trattore, capaci di tagliare in rapida successione gli steli di canapa.

Gli steli tagliati in 3-4 porzioni possono essere ranghinati per una rapida essiccazione e poi rotoimballati.

Le rotoballe prodotte con una rotoimballatrice comune, verrebbero a questo punto stoccate e consegnate all’acquirente.

Agli agricoltori sarà garantito complessivamente all’integrazione comunitaria un ricarico sulle spese di circa novanta euro per tonnellata di canapa prodotta, ed il pagamento alla consegna del raccolto.

Capitolo 2 Trasformazione

6 Stigliatura

Si chiamano genericamente “stigliature” gli impianti di prima lavorazione di prodotti agricoli, quali sono la canapa, il lino, il kenaf, il ramiè, in cui si effettua la lavorazione degli steli per separare la parte fibrosa, il tiglio, dalla parte legnosa della pianta, il canapulo, (nel caso della canapa). Questa operazione viene effettuata in appositi impianti fissi, con mezzi meccanici che sottopongono gli steli essiccati a sollecitazioni di vario tipo, durante le quali il canapulo si frantuma in pezzetti di varia dimensione, frammisti a fibre corte, e le fibre rimanenti vengono raccolte separatamente.

Per riepilogare, dagli impianti di stigliatura si possono quindi ottenere i seguenti prodotti principali:

  • Fibra (30% circa) che costituisce la parte esterna dello stelo;
  • Canapulo (65% circa) che è la parte legnosa;
  • Il restante sono polveri di vario genere.

Funzionamento di un impianto di stigliatura

Le balle, preferibilmente squadrate di grosse dimensioni provenienti dalla campagna, vengono aperte e le paglie di canapa preparate alle lavorazioni successive:

  • gramolatura a rulli- in cui le paglie passano attraverso coppie di rulli scanalati contrapposti che rompono il canapulo;
  • decorticazione- in questa fase si ha la maggiore separazione tra fibra e canapulo;
  • scuotimento a caduta- in sequenza ai decorticatori, sono installate delle macchine che scuotono le fibre mentre le trasportano su piani forati, più o meno inclinati. Lo scopo e di rimuovere per caduta la maggior quantità possibile di canapulo rimasto attaccato alla fibra;
  • pressatura – le fibre così ottenute vengono in genere pressate in balle compatte per facilitarne il successivo trasporto.

Il progetto dell’impianto di stigliatura prevede un investimento iniziale di 3.115.000 di cui il 50% sarà reperito mediante un versamento in conto capitale, ed il restante 50% mediante la stipula di un mutuo bancario ad un tasso di interesse fisso del 6%, per un periodo di 10 anni.

7 Produzione pannelli

Il reparto di conglomerizzazione pannelli è composto da una formatrice continua del materasso da pressare, in linea con una pressa continua a nastri di acciao flessibile, risolvendo il problema del calore necessario, predisponendo prima dell’entrata nei nastri di pressione, una serie di magnetron per elevare istantaneamente la temperatura di tutta la massa. Contrariamente, nel sistema ora in uso, Urea-formaldeide, si richiedono i cips di legno perfettamente essiccati (con un grande dispendio di energia) e lunghi tempi di sosta sotto pressione e temperatura elevata (200-230°C, trattandosi di materiale altamente coibente), per far raggiungere al centro del pannello una temperatura di 100°C. , necessaria alla polimerizzazione in un tempo adeguato alle esigenze di produzione, per evitare che all’uscita ne esca danneggiato per la delaminazione.

Invece nel mio sistema innovativo, per effetto dell’irraggiamento del magnetron sull’umidità residua del canapulo e sulla resina sensibile alle microonde, introduciamo la massa già in temperatura di 100°C, alla quale si eccita la resina bicomponente che ancora non indurisce, poi la stessa viene tenuta in temperatura e pressione, per determinarne il calibro, per un percorso di 8-10 metri a velocità costante ed adeguata al tempo di polimerizzazione, con un notevole risparmio energetico. All’uscita viene predisposto un taglio in corsa per determinare la lunghezza del pannello ed i rifilatori laterali per la larghezza ed un sistema di impilazione automatico.

Combinata all’operazione di conglomerizzazione dei cips di canapolo vengono incollate simultaneamente le due armature sottili di MDF le quali sono state introdotte: l’inferiore prima della formazione del cuscino da pressare e la seconda dopo la formatura dello stesso escludendo l’uso di distaccanti sulle lamine di acciaio della pressa.

Il costo dell’impianto di conglomerizzazione si aggira sui € 4.900.000 di cui il 50% sarà reperito mediante un versamento in conto capitale, ed il restante 50% mediante stipula di un mutuo bancario ad un tasso di interesse fisso del 6%, per un periodo di 10 anni.

8 Sintesi del Risultato operativo

Se la fibra viene venduta in balle senza valorizzarla si ottiene dal primo reparto un risultato operativo su di un fatturato di € 2.910.600/anno:

  • risultato operativo € 281,012
  • utile netto € 59,081
  • ROI % 10,10%
  • ROE % 3,79%
  • recupero investimento senza ammortamento mesi 81
  • recupero investimento con ammortamento mesi 683

Mentre per la produzione pannelli su di un fatturato di 11,340,000/anno:

  • Risultato operativo € 2,193,656
  • utile netto € 1,163,894
  • ROI % 23,23%
  • ROE % 47,51%
  • recupero investimento senza ammortamento mesi 33
  • recupero investimento con ammortamento mesi 51

9 Intervento pubblico

E’ uscito un bando di concorso indetto dal Ministero dello Sviluppo Economico in attuazione dell’Azione Strategica di Innovazione Industriale denominato “Efficienza Energetica” dove è previsto all’art. 3 punto b2: materiali ad alta efficienza per l’edilizia e l’architettura bioclimatica, che prevede un importo complessivo dei costi agevolabili non inferiore a 10,000,000 di euro.

Lo studio e la sperimentazione riportati nell’ allegato N°1 sono stati effettuati da me con la collaborazione dei ricercatori del dipartimento di Architettura dell’Università Politecnica delle Marche e del dott. Hans Peter Kohlstadt della soc. Pekopur per il collante bicomponente innovativo.

La stesura del business-plane è stata curata dalla soc. K.E.F.I. S.p.A. (Kenaf Eco Fibers Italia) di Guastalla (RE).

Pesaro (I), 29/04/08

P.I. Canti Max Tel (348/7916933) E-Mail m.canti@libero.it

più:

Studio di un sistema agro-industriale per la coltivazione, trasformazione e commercializzazione della canapa da fibra e dei suoi prodotti

pdf

fonte: chanvre-info



Italia. Associazione Canapa Live lancia iniziativa ‘adotta una pianta’

L’associazione culturale Canapa Live ha lanciato l’iniziativa ‘Adotta una pianta per salvare il pianeta’. Si legge nel volantino dell’associazione:

“Con la canapa si può ricominciare a coltivare un mondo migliore. Un cambiamento è necessario, l’ambiente ce lo implora, mentre la terra, esausta, è rapita dei suoi beni più preziosi. Rinnoviamoci a tornar contadine/i del mondo e non più cittadine/i di provincia; perché chi semina raccoglie, e si raccoglie ciò che si semina.”

Il sito dell’associazione e’ www.canapalive.org

fonte: aduc.droghe