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Canapa e circolazione stradale
Maggio 8, 2008, 10:00 pm
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Probabilmente il rischio acuto più concreto è di tipo indiretto e consiste nella possibilità di causare o subire incidenti, soprattutto della circolazione.

Una dose di canapa diminuisce la concentrazione, riduce la capacità di orientamento, limita la coordinazione dei movimenti e rallenta i riflessi e i tempi di reazione; in questo senso, si comporta come l’alcol. In laboratorio l’effetto di uno spinello sulle funzioni psicomotrici è stato paragonato ad un’alcolemia dello 0.7-1%.

E’ però probabile che in condizioni più realistiche di quelle sperimentali l’effetto risulti meno marcato. Inoltre la canapa causa una lieve dilatazione delle pupille, accompagnata da un rallentamento della reazione alla luce, particolarmente di notte.

E’ stato osservato che i fumatori tendono a sovrastimare l’influsso della droga sulla guida. Di conseguenza sono più concentrati e guidano più lentamente e con maggiore prudenza. Con l’alcol invece succede piuttosto il contrario.

La capacità di guida è certamente compromessa per 2-4 ore dopo il consumo, in parallelo con l’evoluzione degli effetti; secondo alcuni autori l’influsso può protrarsi fino a 24 ore.

L’associazione di alcol amplifica evidentemente i rischi.
Fonte:Panoramica sulla canapa e i suoi derivati
di Giovan Maria Zanini, farmacista cantonale aggiunto

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USA: Disputa sulla patente di un consumatore di marijuana medica
Maggio 8, 2008, 9:22 pm
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Un impiegato del Dipartimento della Motorizzazione (DM) è stato sottoposto a procedimento disciplinare per aver richiesto una revisione straordinaria della patente a un consumatore di marijuana medica con un caso aperto davanti alla Corte Suprema USA, secondo una comunicazione dell’Agenzia del 14 gennaio.

Dopo che l’avvocato di Diane Monson si è lamentato che la sua assistita era stata ingiustamente presa di mira per la revisione, in assenza di violazioni del codice stradale, il DM ha concluso che la signora non doveva presentarsi per il riesame, ha detto il portavoce Bill Branch.

Monson, che usa il farmaco per il mal di schiena, il mese scorso ha avuto dal DM un invito a presentarsi per il riesame, pena la perdita della patente. L’invito non diceva il perché di questa richiesta. In genere, questi colloqui di riesame sono richiesti in casi di guidatori coinvolti in gravi incidenti o trovati a guidare in stato di ebbrezza da alcool o droghe almeno tre volte negli ultimi tre anni. L’avvocato della Monson, David Michael, ha detto che lei era stata scelta per il suo uso di cannabis per il dolore.

Branch ha detto che l’impiegato del DM avrebbe dovuto raccogliere più informazioni prima di convocare la Monson. Monson e un’altra donna californiana, Angel Raich, hanno citato il Procuratore Distrettuale John Ashcroft perché temevano che le loro piante di cannabis sarebbero sparite dopo esser state sequestarte nel 2002.

(Fonte: Associated Press del 14 gennaio 2005)

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Canada:uomo sotto l’effetto alla guida, non dimostrabile
Maggio 8, 2008, 8:26 pm
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31-03-2006 Canada. L’effetto negativo della marijuana sul guidatore non è
dimostrabile.

Un tribunale dell’Ontario ha assolto un uomo accusato di aver guidato sotto l’effetto della marijuana in quanto non ci sono “prove scientifiche” sufficienti per dimostrare che la sostanza interferisce sulla capacità di guidare un veicolo a motore.
Il fatto. Nel maggio del 2005 Steven Ayotte, 33 anni, si era fermato sul lato della strada per una gomma forata. Per stanchezza, invece di cambiare la ruota aveva deciso di dormire nell’auto per qualche ora. Dopo che alcuni residenti lo avevano invitato ad andarsene dalla loro area, era intervenuto un poliziotto che aveva sentito un forte odore di marijuana provenire da Ayotte. Il poliziotto aveva quindi sottoposto il guidatore al test di sobrietà, giungendo alla
conclusione che Ayotte non era in grado di guidare. Sempre secondo il poliziotto, Ayotte aveva confessato di aver fumato due canne. Ma la corte ha assolto l’uomo in quanto non ha ritenuto dimostrati ne’ l’effetto negativo della marijuana sulla guida ne’ che il suo comportamento quella sera fosse dovuto necessariamente all’assunzione della sostanza illecita.

fonte: notizie radicali

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Studio in Spagna
Maggio 8, 2008, 8:23 pm
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Secondo la letteratura scientifica, la guida sotto effetto di cannabis puo’ aumentare gli errori fino al 60%, soprattutto entro la prima ora dall’assunzione. ”Lo studio piu’ recente in questo campo - spiega Roberta Pacifici, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanita’ - e’ stato fatto in Spagna, su piloti dell’aeronautica sottoposti a test nei simulatori. E’ emerso che sia gli errori gravi che quelli meno gravi aumentano del 60%, e la reattivita’ diminuisce del 40-45% a un’ora dall’assunzione. Inoltre i soggetti studiati impiegavano per fare uno stesso tragitto fino al triplo del tempo”. Secondo la ricercatrice, l’effetto di questa sostanza puo’ durare fino a qualche ora: ”ovviamente - continua Pacifici - dipende dalla dose assunta e dal soggetto, in generale si puo’ pero’ dire che l’inizio dell’attivita’ psicotropa si ha dopo 25 minuti, il picco e’ intorno a un’ora dopodiche’ l’attivita’ inizia a diminuire. Dopo tre o quattro ore gli effetti in genere spariscono, cosi’ come la quantita’ della sostanza rilevabile nel sangue, mentre nelle urine i metaboliti rimangono per diversi giorni”.

fonte: blog socialmente inutile

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Canapa:capacità di guida
Maggio 8, 2008, 8:21 pm
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I FATTI

Ingerita in forti dosi, la marijuana probabilmente provoca menomazioni nella capacità di guida alla maggioranza delle persone. Tuttavia non è provato che la marijuana nei modelli di consumo correnti, contribuisca sostanzialmente al numero degli incidenti automobilistici in America.

Numerosi studi hanno ricercato prove della presenza di droghe nel sangue o nelle urine dei conducenti coinvolti in incidenti mortali. Essi hanno tutti riscontrato la presenza di alcol nel 50 0 più per cento dei casi. Assai meno frequente è la presenza di marijuana. Inoltre, nella maggioranza dei casi in cui è stata rilevata tale presenza, è risultato presente anche l’alcol.
Ad esempio, un recente studio promosso dalla U.S. National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA), che ha comportato l’analisi di circa 2.000 incidenti mortali, i conducenti riscontrati positivi per la marijuana sono stati del 6,7% In più dei due terzi di questi ultimi casi, era presente l’alcol, che può essere stato il principale responsabile dell’esito fatale.

Per valutare accuratamente il contributo della marijuana agli incidenti mortali, il tasso positivo tra i conducenti morti dovrebbe essere messo a confronto con il tasso positivo di un campione casuale di guidatori non coinvolti in incidenti fatali. Poiché il tasso di consumo di marijuana del mese precedente per gli americani al disopra dell’età legale per la guida è pari a circa il 12%, in un dato giorno qualsiasi una notevole proporzione di tutti i conducenti risulterebbe positiva, particolarmente perché i metaboliti della marijuana restano nel sangue e nell’urina molto dopo la fine degli effetti psicoattivi.

Uno studio recente ha accertato che un terzo di coloro che vengono fermati per “guida pericolosa” tra le 7 del pomeriggio e le 2 del mattino - soprattutto giovani di sesso maschile - sono risultati positivi per la sola marijuana. Per poter essere significativi, i risultati di tali test dovrebbero esser posti a confronto con quelli di un gruppo di controllo equivalente di guidatori.

Un numero di studi di simulatori di guida ha dimostrato che la marijuana non produce il tipo di menomazione psicomotoria evidente anche con modesti quantitativi di alcol. Anzi, in un recente studio della NHTSA, il solo esito statisticamente rilevante collegato alla marijuana è risultato la diminuzione della velocità.

Un recente studio sulla effettiva capacità di guida sotto l’influenza della cannabis - impiegando il medesimo protocollo usato per provare il potenziale di menomazione delle droghe medicinali - ha valutato l’impatto del placebo e di tre dosi attive di THC in tre prove di guida, una delle quali nel traffico urbano di alta densità.

Una menomazione correlata alla dose è stata è stata osservata a carico della capacità dei conducenti di mantenere una posizione laterale costante. Tuttavia, anche con la dose più alta di THC, la menomazione era relativamente inferiore - simile a quella osservata con concentrazioni di alcol nel sangue comprese tra lo 0.03 e lo 0.07% e numerose medicazioni legali. I conducenti sotto l’influsso della marijuana tendevano inoltre a guidare più lentamente e ad accostarsi con maggior cautela ad altre autovetture.

Pur dando atto di alcuni limiti del presente studio, gli autori concludono che “il THC non è una droga altamente menomatrice”.

Fonte: fuoriluogo

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Cannabis e circolazione stradale : Come sviluppano gli scienziati…
Maggio 8, 2008, 8:17 pm
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Cannabis e circolazione stradale : Come sviluppano gli scienziati i
valori limite del THC nel sangue?

Dr. Franjo Grotenhermen

Il THC come tante altre sostanze (oppiacei, sonniferi,anfetamine ed
alcool) possono influenzare l’abilità alla guida. Per questi motivi ,il
legislatore ha decretato una modifica della legge sulla circolazione
stradale che è entrata in vigore il 1. agosto 1998 , con la quale si può
procedere in contrasto alla partecipazione alla circolazione stradale
sotto l’influenza di droghe illegali come la cannabis e gli oppiacei in
quanto trasgressione. Inoltre nel paragrafo 24a della Legge sul traffico
stradale si afferma: ” Trasgredisce chi guida un veicolo sotto
l’influenza di una sostanza inebriante definita della tabella rispetto a
questa disposizione. Un tale effetto è presente, se una sostanza
nominata in questo allegato viene dimostrata nel sangue”: Nell’allegato
vengono per esempio citati il Tetraidrocannabinolo (THC) e la morfina.

Nel corso di una audizione di esperti nella commissione traffico del
Bundestag nella primavera del 1997 questo regolamento era discusso
rispetto a questa tematica. Soprattutto dal momento che il THC é
riscontrabile essenzialmente molto più a lungo nel sangue di quanto duri
l’effetto. Negli anni passati per questi motivi, molti consumatori di
cannabis ricevettero un divieto di guida , perché gli era stato
diagnosticato del THC nel sangue un giorno dopo l’ultimo consumo.
Secondo la definizione della legge essi partecipavano alla circolazione
sotto l’influenza della cannabis. A molti scienziati risulta chiaro, che
questa definizione è insensata. Dall’altra parte è difficile, in maniera
analoga al valore “per mille” come previsto per l’alcool , fissare un
valore soglia concreto, al di sopra del quale sia riscontrabile una
concreta invalidazione della capacità di condurre un veicolo. Questo
fatto dipende dal fatto che la concentrazione del THC nel sangue è molto
variabile e non esiste un rapporto diretto tra la concentrazione del THC
nel sangue e una concentrazione del THC nel cervello.Questo punto venne
utilizzato da molti uomini politici per non fissare alcun valore soglia
all’interno della legge.

Presumilmente un valore limite cattivo é meglio di nessun valore
limite.Anche la Corte Costituzionale ha indicato in una sua recente
sentenza, che al disotto di un 1 ng/ml (Nanogrammo per Millilitro) di
THC nel sangue non si può dedurre che esista un peggioramento. La cosa è
ovviamente un progresso rispetto ad una interpretazione troppo rigida
delle disposizioni di legge, ma sicuramente non è sufficiente. Io ho
fatto parte di un gruppo di lavoro di dieci esperti di sei
paesi(Germania, Paesi bassi, Gran Bretagna, Canada, USA, Australia) ,
che nel recente congresso internazionale sulla sicurezza stradale di
Glasgow tenuto nell’agosto 2004, ha proposto un valore soglia del THC
nel sangue da 5 fino a 10 ng/ml . Questo valore di limite corrisponde
all’incirca da una concentrazione del sangue di alcool del 0,5 per
mille. Dalla Germania hanno partecipato al gruppo oltre a me anche il
Prof. Berghaus dell’Università di Colonia e il Prof. Krüger
dell’Università di Würzburg .

Numerosi studi hanno dimostrato come le persone con una bassa
percentuale di THC nel sangue non dimostrano un rischio maggiore di
incidente. Nello studio australiano finora più grande del 2004 ,il
rischio di incidenti relativo ai consumatori di cannabis aumentava solo
quando questi dimostravano più di 5 ng/ml THC nel sangue. 5 ng/ml di THC
nel sangue corrispondono a circa 10 ng/ml di THC nel siero sanguigno.Il
siero sanguigno è la parte liquida del sangue senza i corpi del sangue.

Il fumo di una sigaretta di cannabis provoca dopo 5 minuti delle
concentrazioni massime da 50 fino a 300 ng/ml di THC nel siero
sanguigno. Le concentrazioni poi si abbassano entro 3,4 ore in
concentrazioni di livello di pochi nanogrammi.Ma la situazione nel caso
di consumatori occasionali e regolari è differente. Nel caso dei
consumatori occasionali la concentrazione di THC dopo il fumo di una
sigaretta di cannabis cala in generale entro 5-10 ore sotto 1 ng/ml .In
caso di forti consumatori il THC però spesso può essere dimostrato nel
sangue anche 24 fino a 48 ore dopo l’ultimo consumo. In una ricerca
dell’Istituto Medico Legale della Università di Heidelberg il THC nei
forti consumatori ( più di una canna al giorno) era dimostrabile dopo 24
fino a 48 ore in concentrazioni tra i 1,3 e il 6,4 ng/ml nel siero
sanguigno. Anche dopo che uno degli 11 consumatori abituali moderati(1
canna o meno al giorno) il THC era presente dopo 24 ore in una
concentrazione nel siero sanguigno di 1,8 ng/ml. Nel caso di consumatori
occasionali(meno di una canna alla settimana) il THC non era più
riscontrabile 24 ore dopo l’ultimo consumo.

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Losanna:automobilisti e consumo occasionale
Maggio 8, 2008, 8:14 pm
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LOSANNA - Gli automobilisti che fumano occasionalmente spinelli non dovranno sottoporsi a controlli regolari delle urine per mantenere la patente. Una simile misura infatti può essere applicata solo alle persone che soffrono di dipendenza, precisa il Tribunale federale (TF) in una sentenza pubblicata oggi.

Anche se fumare uno spinello può influire sulla capacità di guidare, il rischio è minore per un consumatore occasionale di canapa. Questi è infatti in grado, in generale, di rendersi conto del suo stato alterato e agire di conseguenza, afferma l’Alta Corte. Invece quando il consumo di stupefacenti è regolare è più probabile che non si riesca a scegliere fra consumo di droga e auto.

Il TF ha quindi confermato una decisione dell’Ufficio della circolazione del canton Berna che, nel giugno 2005, aveva obbligato a sottoporsi a controlli regolari per sei mesi un automobilista condannato per infrazione alla legge sugli stupefacenti. Il conducente aveva fornito indicazioni contradditorie quando alle sue abitudini di consumo di canapa e in più era stato arrestato in possesso di cocaina. Per il TF le autorità bernesi avevano quindi il diritto a ordinare i controlli visto che probabilmente l’automobilista in questione ha difficoltà a riconoscere quando le sue capacità di guida sono compromesse dal consumo di droghe.

ATS

fonte: hanf-info.ch

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Proibizionismo? No, grazie! Il modello Olandese

Unica nel suo genere. Modello positivo per molti. Incubo per altri. La società Olandese è sicuramente un caso particolare che merita di essere affrontato per la sua politica totalmente contocorrente in materia di stupefacenti rispetto al proibizionismo che ha sempre dominato in Europa e nel mondo.

Anche altri aspetti della società dei Paesi Bassi meriterebbero di essere affrontati, approfonditi e probabilmente presi a modello, ma qui ci limiteremo ad analizzare la normativa in materia di stupefacenti.

Da Wikipedia :

Le sostanze stupefacenti sono divise in due categorie o liste dalla Opiumwet (legge sull’oppio):

  • I categoria, sostanze che comportano rischi e danni inaccettabili per la salute quali l’eroina, la cocaina e l’XTC e le anfetamine, anche denominate droghe pesanti (Harddrugs)
  • II categoria, sostanze che causano meno danni alla salute: tra queste anche i prodotti della cannabis (derivati dalla canapa indiana, marijuana e hashish)

Questa distinzione è espressa anche nella severità delle pene imposte per vari reati e nella scala di priorità adottata nel campo delle indagini.

La vendita di droghe leggere può sempre essere punita; tuttavia, la priorità viene data alla lotta alle droghe pesanti, per cui:

  • La quantità venduta è importante. Non viene attivamente indagata la vendita di una quantità massima di 5 grammi per persona per giorno in ciascuno dei coffee-shop autorizzati, mentre la vendita di quantità superiori (spesso legata all’esportazione) viene colpita duramente.
  • La vendita di quantità superiori ai 5 grammi, sia essa effettuata in bar, caffè, ristoranti o sulla strada, viene perseguitata attivamente.

La teoria che sta dietro questa pratica è che la vendita di piccole quantità di droghe leggere per uso personale causa minore rischio sociale e personale rispetto all’uso ed alla vendita delle droghe pesanti.

Nei Paesi Bassi si svolgono regolarmente ricerche sulla diffusione dell’uso di droghe; dall’ultima ricerca è emerso che negli Stati Uniti le persone che fanno uso regolare di cannabis sono più del doppio (in percentuale) di quelle dei Paesi Bassi; la differenza è ancor più marcata quando si considerano le droghe pesanti.

Droghe pesanti

Il possesso di droghe pesanti è un reato; esso tuttavia viene solitamente perseguito specificamente quando la quantità posseduta supera gli 0,5 grammi.

Invece la vendita di droghe pesanti, indipendentemente dalla quantità, è un reato per il quale le indagini ed i processi hanno la massima priorità; esso viene punito con pene severe. Tuttavia lo spaccio ‘al minuto’, in alcune zone delle maggiori città, viene controllato ma sostanzialmente tollerato sulla base di una politica di riduzione del danno; è la polizia a decidere quando e se è il caso di intervenire.

“Politica della tolleranza”

Nonostante la cosiddetta “Politica della tolleranza” (Gedoogbeleid), nei Paesi Bassi, al contrario di quanto spesso si creda all’estero, è vietata la produzione, detenzione, vendita e acquisto di qualsiasi droga (inclusi i derivati della canapa). È però consuetudine il non procedere contro l’acquisto di 5 gr di cannabis nei coffee-shop, contro la detenzione di una piccola quantità di droghe per consumo personale e contro la coltivazione di un numero limitato di piante di canapa, sempre per utilizzo personale. Nei Paesi Bassi, infatti, per ogni tipo di droga sono punibili il commercio, la vendita, la produzione e la detenzione. Solo l’uso di droghe non è punibile.

Di particolare interesse è il “concetto dell’opportunità ” presente nel diritto penale dei Paesi Bassi, secondo il quale, per cause che riguardino l’interesse della collettività è possibile desistere dal perseguire un reato. In pratica, quando un comportamento che violi la legge (un reato) non è tale da minare l’ordine pubblico, il Pubblico Ministero può decidere di non perseguirlo. Le direttive su quali reati punire e quali non punire in materia di stupefacenti sono decise in un documento pubblico del Pubblico Ministero.

Secondo la direttiva del PM del 1º gennaio 2001 non si persegue la vendita di cannabis nei coffee-shop in cui siano rispettati i seguenti criteri:

  • non è permesso vendere alla stessa persona più di 5 grammi al giorno
  • non è permesso vendere droghe pesanti (quindi non è permesso vendere ecstasy)
  • non è permesso fare pubblicità alla droga
  • non è permesso turbare la quiete e l’ordine del vicinato
  • non è permesso vendere ai minorenni (fino a 18 anni) e i minorenni non possono entrare nei coffee-shop.

Ci sono tre obiettivi principali che vengono realizzati dalla “politica della tolleranza” e la regolamentazione dei coffee-shop. In primo luogo si vuole scoraggiare e possibilmente evitare del tutto il consumo di droghe leggere da parte di minorenni. Oltre a ciò si auspica una riduzione dei problemi di ordine pubblico (sia individuali che sociali) derivanti dal consumo delle droghe leggere. Infine, il divieto più assoluto imposto sulla vendita di droghe pesanti nei coffeshop mira a ridurre il rischio di un possibile passaggio da droghe leggere a droghe pesanti separando e differenziando i due mercati.

La separazione tra droghe leggere e pesanti vuole evitare che i consumatori di droghe leggere entrino a contatto con droghe più pesanti e il circuito criminale in cui queste vengono distribuite. La finalità principale della politica dei Paesi Bassi in materia di stupefacenti è far diminuire la domanda e l’offerta di droga (infatti il numero di coffee-shop si è ridotto del 36% tra il 1997 e il 2003, da 1179 a 754) e ridurre i rischi che l’uso di stupefacenti comporta, sia per i consumatori (altrimenti costretti a muoversi in ambienti dominati dalla criminalità) che per la società nel suo complesso.

In questa ottica le droghe leggere richiedono un diverso approccio delle droghe pesanti. In molti paesi non viene formalizzata la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, ma essa è di fatto applicata.

Contrariamente a quanto comunemente si crede, le droghe trovate dalla polizia devono essere confiscate per legge, sia che si tratti di droghe pesanti sia che si tratti di droghe leggere, anche se sono piccole quantità destinate all’uso personale. In base alla “legge sull’oppio”, infatti, le droghe leggere rimangono illegali, e ne sono ufficialmente proibite la coltivazione e la produzione, vendita o compera, importazione o esportazione, e il possesso.

La “politica della tolleranza” però porta ad una de-criminalizzazione de facto, dove il reato nella pratica non viene mai perseguito nei casi singoli. Quindi il possesso e la vendita autorizzata di quantità inferiori ai 5 grammi vengono di norma consentiti, mentre la produzione o l’acquisto su larga scala vengono attivamente perseguiti.

I risultati del modello Olandese

Il numero di decessi collegati all’uso di droghe nei Paesi Bassi è il più basso in Europa. Il governo dei Paesi Bassi riesce a supportare circa il 90% dei tossicodipendenti con i programmi di disintossicazione. Il risparmio di tempo e denaro connesso alla tolleranza controllata delle droghe leggere ha consentito di concentrarsi effettivamente sulla lotta alle droghe pesanti. La politica della tolleranza non ha portato ad un maggior consumo di droghe leggere: nei Paesi Bassi il 9.7% dei giovani ragazzi consuma droghe leggere una volta al mese, paragonabile al livello in Italia (10.9%) e Germania (9.9%) ed inferiore a quelli del Regno Unito (15.8%) e Spagna (16.4%). Queste percentuali si ripetono riguardo alle statistiche sulle droghe pesanti: nei Paesi Bassi ci sono 2,5 tossicodipendenti per ogni mille abitanti, in Belgio 3,0, in Francia circa 3,9, in Spagna 4,9, in Italia 6,4.

La tolleranza ha portato la società ad accettare il fenomeno dello “spinello”, così come anche il consumo di alcol è accettato. Per la legislazione dei Paesi Bassi ognuno rimane responsabile delle proprie azioni anche sotto influenza di droghe: perciò è responsabile per i reati o danni compiuti. Nei Paesi Bassi si contano circa 28.000 tossicodipendenti, ma oltre 300.000 alcolisti e oltre 650.000 assuntori cronici di sonniferi e calmanti. L’uso di droghe leggere è da considerarsi perciò, in termini di diffusione sociale, un problema minoritario. Portare il consumo di sostanze stupefacenti alla luce del sole, infatti, permette un certo controllo sociale che limita danni e rischi non solo alla società stessa, ma anche ai singoli consumatori, che possono documentarsi preventivamente sui rischi e decidere autonomamente se fare uso di droghe o meno.



Italia. Verona. Serpelloni: il Governo consideri la cannabis droga pericolosa…ma e’ gia’ cosi’
Maggio 8, 2008, 7:00 pm
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L’Italia dovrebbe seguire l’esempio della Gran Bretagna e considerare la cannabis come droga altamente pericolosa: e’ quanto sostiene Giovanni Serpelloni, direttore del Progetto Regionale sulle Dipendenze e del Dipartimento delle Dipendenze Ulss 20 di Verona, citando il Ministro degli Interni britannico, Jacqui Smith, che ha proposto di riclassificare la cannabis da droga a bassa pericolosita’ di classe C a droga ad alta pericolosita’ di classe B. ‘Questa scelta - afferma Serpelloni - e’ perfettamente coerente con le evidenze scientifiche sui danni cerebrali che il Thc (il principio attivo della cannabis, ndr) e’ in grado di produrre e che sono stati ben documentati anche con le nuove tecnologie del neuroimaging. Mi auguro che questo orientamento presto venga adottato anche in Italia. Abbiamo sempre sostenuto che l’uso di cannabis comporta notevoli rischi per la salute e puo’ provocare gravi malattie psichiche e alterazioni di importantissime funzioni psichiche, modificando la personalita’ di chi la usa’. Secondo il medico ‘e’ necessario come istituzioni dare un messaggio chiaro e inequivocabile alle giovani generazioni sulle sostanze stupefacenti, che sono tutte tossiche per il nostro cervello e in grado di alterare anche permanentemente le normali funzioni psichiche della persona. Sulla base di questo si devono creare condizioni di tutela della salute dei cittadini, soprattutto se minorenni, che ne vietino esplicitamente l’uso e la circolazione’.
Tutte le associazione di medici ed operatori delle tossicodipendenze della Gran Bretagna si sono dichiarate contrarie alla decisione del Governo Brown.
In Italia il possesso o la vendita di cannabis e’ punita gia’ al pari dell’eroina.

fonte : aduc droghe



Droga: la Cassazione amplia ‘l’uso personale’, carcere evitato

Ha un segno garantista la sentenza numero 17899 (depositata il 5 maggio) della Cassazione, chiamata a decidere su un caso di un uomo fermato a Napoli in possesso di 51 grammi di cocaina. La Corte doveva stabilire se tale quantita’ legittimava l’arresto, in quanto poteva configurarsi l’uso non personale e quindi un reato. In sintesi la Cassazione ha deciso che il superamento del limite tabellare (previsto dalla Fini-Giovanardi per la cocaina) non introduce di per se’ la presunzione di colpevolezza.

fonte: aduc droghe