Hempyreum’s Weblog


Canapa - Emarginazione e pregiudizi nella società
Maggio 5, 2008, 9:02 pm
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Alcune persone hanno un’opinione errata sul fumatore di canapa,ossia prevale lo stereotipo del drogato: aggressivo,apatico e facilmente irritabile.
Non è così,per il semplice motivo che gli effetti generati da questa sostanza sono esattamente opposti: tranquillità,socievolezza,pazienza e tolleranza.
Quella generalizzazione, è stata diffusa nell’ opinione pubblica, in tempi in cui non si poteva verificare ciò che veniva detto di tale sostanza, generando nelle persone false certezze che sono in breve sfociati in disinformazione e condanna sociale.
A pagare dazio, inspiegabilmente ancora oggi, sono quei cittadini che vivono come tanti, nella lealtà, differenziandosi nel solo fatto di fumare cannabis e subendo per questo pene e giudizi da veri criminali.
Il motto del proibizionismo verso le droghe è tolleranza zero, canapa compresa, come se si avesse a che fare con un violento crimine o con dei veri e propri malviventi. 

La maggior parte dei fumatori di canapa vive in condizioni normali, sia economiche che familiari che sociali e nella quasi totalità dei casi ha la fedina penale pulita .

   Lavorano e non vivono per strada come molti pensano, non chiedono soldi per farsi una “dose” e non aggrediscono i malcapitati per pochi soldi.
Una persona può essere giudicata diversamente dopo aver saputo che fuma canapa, nel lavoro ad esempio ,finchè non se ne è a conoscenza, si ritiene che l’operato di tale persona sia pressochè impeccabile.
Mentre dopo averlo saputo,magari perchè il soggetto è sottoposto a terapie di recupero imposte dalla legge ed è costretto a rivelarlo al datore di lavoro chiedendo permessi, incominciano a nascere varie lamentele fino al licenziamento ingiustificato,senza contare che magari fumasse fin dall’assunzione ed che avesse sempre svolto bene i propri incarichi.
Il fumatore si trova nella posizione di venir considerato un soggetto ossessionato-compulsivo, perchè si ostina a continuare pur andando incontro ad azioni legali, discriminazione e pregiudizi.
Senza pensare che se si ostina è proprio perchè gli sembra un’ingiustizia essere perseguitato per un’azione che non crea problemi alla società.
Poi si può anche aggiungere che chi vuole fumare canapa deve farlo di nascosto, per non rischiare di essere beccato o considerato un delinquente.
Per questo molti pensano che chi assume canapa sia un asociale, che preferisce una canna al divertimento semplice, non pensando che tutti i giorni conduce una vita normale come quella di chiunque con divertimenti, emozioni e problemi comuni a tutte le persone.
In altre parole, potresti essere stato tranquillamente a stretto contatto con un fumatore di canapa tutti i giorni, senza sospettarlo minimamente, perchè non ha niente di diverso da te che ti ritieni onesto e moralmente accettato.
Hempyreum Weblog Team


Dalla pianta allo sviluppo di preparati farmaceutici, come la proibizione influenza la ricerca
Maggio 5, 2008, 7:57 pm
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La recente pubblicazione da parte di D.I. Abrams ed altri di uno studio controllato sull’uso della marijuana per il trattamento del dolore neuropatico correlato all’Aids è stata accolta come un avvenimento importante, in quanto lo studio ha dimostrato l’efficacia della cannabis per questo tipo di dolore, difficile da trattare (Abrams D.I. et al, “Cannabis and painful HIV-associated sensory neuropathy: A randomized placebo-controlled trial”, Neurology, Feb 2007; 68: 515-521). Ma lo studio in questione merita di essere segnalato non tanto per ciò che di nuovo ha rivelato sulla canapa come analgesico, quanto piuttosto per la straordinaria perseveranza dei ricercatori di fronte alla serie di ostacoli frapposti dal governo Usa sul percorso di chi desidera studiare la marijuana, ivi compresa l’ingiunzione a usare una marijuana di qualità inferiore, prodotta dal governo.
I malati di Aids ed altri pazienti che soffrono di dolore neuropatico, e tanti medici illuminati e avvertiti, sanno da oltre un decennio che ricorrere alla canapa è probabilmente il modo più efficace e meno tossico di contrastare questo difficile sintomo; lo sanno grazie alla loro esperienza clinica.
Il dolore neuropatico non è che uno di innumerevoli sintomi e sindromi emergenti da una montagna di dati aneddotici. Essi da molto tempo hanno dimostrato che la marijuana è una medicina sicura ed efficace.
Ci si potrebbe chiedere: dato l’interesse enormemente accresciuto per la ricerca sulla cannabis, come mai non sono stati effettuati più studi clinici controllati come questo? La risposta è in larga misura di natura economica.
Oggi i farmaci devono superare test rigorosi, lunghi e costosi per ottenere l’approvazione da parte dell’apposita agenzia di regolamentazione (la Food and Drug Administration negli Usa) ed essere quindi commercializzati. Scopo dei test è tutelare il consumatore accertando la sicurezza e l’efficacia dei farmaci. Poiché nessuna sostanza è completamente sicura né sempre efficace, si presume che un farmaco approvato da questa agenzia abbia superato una analisi rischi-benefici. Inizialmente, la sicurezza del farmaco (o piuttosto, la sua limitata tossicità) è accertata attraverso esperimenti sugli animali e sulle persone. Poi vengono condotti studi controllati a doppio cieco per stabilire se la sostanza non ha un semplice effetto placebo ed è più utile di altri farmaci già in commercio. Poiché la differenza tra farmaco e placebo può essere piccola, spesso in questi studi per ottenere un effetto statisticamente significativo è necessario un numero molto elevato di pazienti.
Secondo le autorità sanitarie e di governo, per poter rendere la marijuana legalmente accessibile ai malati bisogna prima effettuare questo tipo di studio per ciascuna delle sue indicazioni terapeutiche. Ma è discutibile che questo tipo di regola debba applicarsi alla marijuana.
Innanzitutto, la sua sicurezza non è in questione. Essa è stata usata per migliaia di anni da milioni di persone senza che siano stati riferiti casi di decesso, e le evidenze di significativa tossicità sono molto limitate. In secondo luogo, non servono studi a doppio cieco per dimostrare l’efficacia della marijuana.
I moltissimi medici e pazienti che in tutto il mondo hanno sperimentato l’uso terapeutico della cannabis, hanno potuto osservare come essa spesso garantisca risultati migliori, con minori effetti collaterali, rispetto alle medicine convenzionali. Imporre per la marijuana questo protocollo di regolamentazione ha senso quanto ne avrebbe se si avanzasse la stessa richiesta per l’aspirina, che fu accettata come medicina più di sessant’anni prima dell’avvento dello studio controllato a doppio cieco.
Generalmente, le case farmaceutiche proprietarie del brevetto su un terapico promettente sono disposte a investire le grosse somme di denaro necessarie a eseguire gli studi controllati a doppio cieco richiesti dalla Food and Drug Administration per l’approvazione del potenziale nuovo farmaco. Poiché non c’è possibilità di acquisire un brevetto sulla marijuana, le case farmaceutiche non hanno un interesse diretto nei suoi confronti.
Lo studio di Abrams è stato finanziato dallo Stato della California. In futuro, gli eventuali studi controllati sulle varie proprietà terapeutiche già note della cannabis dovrebbero essere finanziati da fonti private o governative. Ma poiché la posizione ufficiale del governo Usa è che «la marijuana non è una medicina», è estremamente improbabile che esso sottoscriva un forte investimento per vedere la sua posizione confutata in modo «più scientifico» di quanto non faccia già oggi l’enorme massa di dati aneddotici.
Attualmente le evidenze aneddotiche sono tenute in considerazione molto meno che in passato, eppure sono la fonte di molte delle nostre conoscenze sulle medicine sintetiche e sui derivati delle piante. Non furono necessari esperimenti controllati per riconoscere il potenziale terapeutico del cloralio idrato, dei barbiturici, dell’aspirina, del curaro, dell’insulina, o della penicillina. Gli aneddoti presentano un problema che la medicina ha sempre avuto: la fallacia aneddotica o la fallacia della enumerazione delle circostanze favorevoli (contare i successi e ignorare gli insuccessi). Perciò, alcuni potrebbero giudicare irresponsabile suggerire su base aneddotica che la marijuana può aiutare persone affette da varie patologie. Questo potrebbe essere un problema se la marijuana fosse una droga particolarmente pericolosa, ma di fatto è notevolmente sicura. Anche nell’eventualità improbabile che solo pochi pazienti ottengano il giovamento sperato, possiamo comunque sostenere che la cannabis deve essere messa a loro disposizione, poiché i rischi sono molto contenuti e produrla costa decisamente poco.
Il dronabinolo (Marinol) – Thc incapsulato in olio di sesamo – fu immesso in commercio due decenni fa. Ci si attendeva da esso una efficacia pari a quella della marijuana, tuttavia non è riuscito a soppiantarla perché non è efficace o utile quanto lo è la marijuana, sia essa ingerita (ad esempio nei biscotti) o fumata. Devo ancora conoscere un paziente che, avendo provato sia la marijuana che il Marinol, preferisca il secondo. Una ragione è che come per le preparazioni orali di cannabis indica nel XIX secolo, con il loro effetto lento, la dose appropriata di dronabinolo è molto più difficile da calibrare rispetto alla cannabis fumata, i cui effetti terapeutici compaiono nel giro di pochi minuti.
La ragione più comune per cui chi può scegliere tra queste due forme di cannabis sceglie il dronabinolo, è il fatto che quest’ultimo è legale.
Si è parlato del Sativex – un prodotto più recente che va ad aggiungersi ai farmaci a base di cannabinoidi studiati per entrare nel mercato legale – come di marijuana liquida. Il Sativex è formato da due cannabinoidi, il tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo, estratti dalla canapa, ed è stato messo a punto come mezzo per sfruttare le proprietà mediche della marijuana senza esporre il paziente a due “pericoli”: essere “fatti” e fumare. Molti oggi mettono in discussione la dannosità dello “high” e si chiedono se gli effetti psicoattivi siano sempre separabili da quelli terapeutici.
Non ho dubbi che l’uso della marijuana come medicina continuerà, né dubito che
il tentativo attuale di promuovere la “farmaceuticalizzazione” della canapa porterà alla fine ad alcuni buoni prodotti farmaceutici ottenuti dai cannabinoidi.
Mi chiedo però quanti di essi possano competere con la marijuana – combattendo ad armi pari – in termini di efficacia, di limitata tossicità, di versatilità, di facilità di regolazione della dose, di costo e, naturalmente, di accessibilità legale. Attualmente stanno cominciando a scontrarsi due forze potenti: la crescente accettazione della cannabis medica, e il veto opposto a qualunque uso – medico o non – della canapa. Alcuni segnali indicano che ci stiamo spostando dalla proibizione assoluta a un sistema regolato, tale da consentire per la marijuana un uso responsabile.
Lester Grinspoon

fonte: Fuoriluogo

Hempyreum weblog team



Fumare marijuana rende komunisti - Breve panoramica
Maggio 5, 2008, 5:18 pm
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Postato sul forum di Tiaccaciproduzioni dal ProfessorTiacca:

Fumare marijuana rende komunisti

In principio ci dissero che faceva morire….
Poi vedendo che nessuno moriva hanno pensato: “Cazzo! Forse l’abbiamo sparata grossa, diciamo che fa impazzire!”.
Qualcuno li ha visti strani, non conformi, particolari…ma pazzi di sicuro no…anzi.
Violenti? Niente, neanche a dirlo, si direbbe il contrario.
Allora hanno pensato: “Visto che non fa danni rilevanti, diciamo che porta automaticamente a sostanze dannose!”.
Ma ingenuamente hanno commissionato una ricerca in merito…e hanno scoperto che casomai è il contrario, la si poteva benissimo usare come disintossicante da sostanze pericolose…e poi c’erano i numeri che parlavano chiaro…

Cent’ anni, e dico cento!, sono passati dalla prima volta che l’opinione mondiale (prevalentemente statunitense) si è interessata al fenomeno Canapa.
A dir la verità, la Canapa e successivamente Marijuana e Hashish, hanno sempre avuto a che fare con l’uomo. Ci sono testi, racconti ed aneddoti sulla Canapa, scritti in epoche assai remote.
E oggi, nel 2005, c’è ancora qualcuno che fa confusione, qualcuno che mente, qualcuno che se ne approfitta, qualcuno che la usa per rilassarsi e qualcuno che la usa per prendere voti, qualcuno che soffre, ma non può curarsi, qualcuno che va in galera, qualcuno che viene umiliato…qualcuno che s’ammazza.
Mi sono fatto, mi sono state fatte, e continueranno a farmi mille domande. Ecco alcune risposte.

1. Cos’è la Marijuana?

La Marijuana o marihuana… si ricava dall’essiccazione delle infiorescenze e delle foglie della Canapa. La Canapa è una pianta erbacea annua e dioica, ossia con fiori o solo maschili o solo femminili.
Il principio attivo della Cannabis è il Delta-9 Tetraidrocannabinolo, comunemente detto: THC
l’unico dei circa 70 cannabinoidi presenti nella cannabis ad essere psico-attivo.
Non è chiaro da dove nasca il termine “marijuana”, sono due le ipotesi più famose:
Ipotesi 1 - Parola messicana… si dice che derivi dal nome di una giovane donna che saliva sui monti per portare alle truppe messicane in battaglia, appunto la canapa…il nome della giovane era Maria Juana.
Ipotesi 2 - La parola marijuana deriva dal dialetto messicano maraguanquo. Il significato è quello di pianta che dà ebbrezza.
In genere la canapa veniva chiamata in questo modo (in maniera dispregiativa) dagli ultraproibizionisti americani di inizio secolo scorso.

2 Cos’è l’Hashish?

Hashish o hascisc… stupefacente ottenuto estraendo le resine contenute nelle infiorescenze femminili della pianta di Cannabis Indica dopo averli opportunamente essiccati…parola araba che significa “erba”.

3 Qual’è allora la differenza fra hashish e marijuana?

Se volessimo paragonare la cannabis ad un alimento, potremmo dire che l’hashish sta alla marijuana come il salame sta alla bistecca.
Se volessimo paragonarla ad una bevanda, l’hashish sta alla marijuana come la grappa sta al vino
Logicamente, parliamo di hashish puro (introvabile nelle basi di piazza).

4 Cosa fa?

Non basterebbero mille pagine per descrivere e catalogare gli effetti della cannabis. Di norma è un amplificatore. Un amplificatore di sensazioni, suggestioni, stato d’animo, molto soggettivo, per cui, difficile da classificare.
Gli effetti comportamentali del THC nell’ uomo variano con la dose, la via di somministrazione, il luogo, l’ esperienza e le aspettative di chi ne fa uso e con la vulnerabilità individuale alle alterazione del S.N.C.(Sistema Nervoso Centrale)
Nella sua forma più comune consiste in uno stato di tranquillità e di blanda euforia nel quale il tempo sembra scorrere più lentamente e la sensibilità alle immagini, ai suoni e al tatto si accentua.
Il fumatore può sentirsi allegro e anche esaltato; i pensieri si susseguono rapidamente e la memoria a breve termine si indebolisce. L’ immagine corporea di sé e la percezione visiva subiscono sottili cambiamenti.
Spesso è come se l’ adulto inebriato dalla cannabis percepisse il mondo con un po’ della meraviglia e della curiosità di un bambino; dettagli che di solito passano inosservati ora catturano l’ attenzione, i colori sembrano più brillanti e intensi, e può capitare di rivalutare opere d’ arte (es. quadri) e anche melodie che prima sembravano avere scarso significato.
La sensazione di “high”, o euforia, è seguita di solito da un periodo di sonnolenza o sedazione. Gli effetti soggettivi includono dissociazione delle idee; illusioni e allucinazioni non avvengono frequentemente.
A dosi più elevate di THC, il soggetto prova una intensificazione della risposta emotiva e un’ alterazione delle sensazioni, che può consistere in blande distorsioni sensoriali o anche blande allucinazioni. Con dosi più elevate, sono state osservate reazioni acute di depressione, reazioni acute di panico o una leggera paranoia.
In effetti, più che dose eccessiva di sostanza assunta, sembrerebbero fondamentali e decisivi, due fattori: la sensibilità individuale e il setting.
Capita spesso che due tiri di canna, siano più che sufficienti a scatenare una leggera paranoia o addirittura un ansia irrefrenabile. Come si diceva in precedenza, la cannabis, sembrerebbe agire come un amplificatore di stati d’animo. Se di base l’assuntore è ansioso, è molto probabile che la cannabis, amplificherà lo stato d’ansia. Ci sono numerose testimonianze di consumatori, che hanno smesso di assumere cannabis, perché gli “prendeva male”.
In genere la cannabis induce uno stato d’ansia ai neofiti (che non conoscono la sostanza e hanno aspettative errate) o a chi ha dovuto sopportare un forte dolore emotivo (perdita di una persona amata).
Anche il setting è importante. Gli effetti della cannabis sono fortemente condizionati dall’ambiente e la compagnia. I consumatori esperti scelgono l’ambiente e soprattutto la compagnia di persone con cui vi è il massimo di sintonia.

5 Porta alla morte?

Non porta alla morte. Tecnicamente è impossibile andare in overdose di marijuana. Ce ne vorrebbe una quantità talmente elevata, che bisognerebbe assumerla ininterrottamente per mesi.
Normalmente la cannabis e il THC sono ben tollerati. Non sono conosciuti casi di morte dovute all’uso di cannabis. La dose letale mediana nei ratti è stata da 800 a 1.900 mg (a seconda della razza) di THC per via orale per chilogrammo di peso corporeo. In studi sulle scimmie, nessun caso di morte è stato osservato dopo i più alti dosaggi somministrati, pari a 9.000 mg/kg di THC per via orale.
La tossicità complessiva della cannabis è una delle più basse (se non la più bassa) fra le sostanze medicinali e non. In teoria, la dose letale negli umani, ammonterebbe a circa 40.000 volte la dose singola. Sconcertante è invece, la dose letale per quanto riguarda l’alcol, 1/10, cioè nove “dosi” in più potrebbero portare scompensi all’organismo fino al coma etilico e addirittura la morte.

6 Crea dipendenza?

Non crea dipendenza fisica. Si ritiene generalmente che una dipendenza fisica da THC non si sviluppi; è ben assodato che l’ uso cronico in maniera pesante di cannabis non porta ad una sindrome di astinenza con sintomatologia grave. Tuttavia, la comparsa di una certa forma di dipendenza psicologica per la cannabis è più probabile della comparsa di dipendenza fisica.
L’ interruzione dell’ assunzione di cannabis può essere accompagnata da irritabilità, irrequietezza, nervosismo, aumento di rimbalzo del sonno REM, tremori, brividi ed aumento della temperatura corporea, o l’attenuamento dello stimolo della fame.
Globalmente, la sindrome è relativamente lieve, incomincia alcune ore dopo la cessazione della somministrazione del principio attivo e dura circa 4-5 giorni.

7 E’ un allucinogeno?

Non è un allucinogeno. Non vedi i “mostri verdi”…Indubbiamente la cannabis può, in certi casi, distorcere le immagini, ravvivare i colori, affinare i suoni, ma a meno che non ti sia fumata roba lontana parente della cannabis, non scambierai mai il parcheggio di sotto, per una piscina olimpionica dopo esserti fatto una canna.

8 Potrebbe essere usata come farmaco?

Fra mille ostacoli e infiniti problemi la cannabis sta sempre più aiutando medici e pazienti.

Campi d’applicazione:

Miglioramento dell’umore
Cancro
AIDS
Spasmi
Stati dolorosi
Glaucoma
Emicrania
Nel parto
Disturbi mestruali
Depressioni
Sclerosi multipla
Dipendenza da alcool e da oppiacei
Asma
Disturbi gastrointestinali
Epilessia.

Esistono al momento sul mercato estero due cannabinoidi di sintesi, il dronabinol (registrato come Marinol in USA, ma prodotto anche in Germania) e il nabilone (Cesamet ), entrambi approvati per il trattamento della nausea e del vomito nelle chemioterapie antitumorali e nell’anoressia in malati di AIDS.
A questi si sono recentemente aggiunte due specialità medicinali a base di infiorescenze di Cannabis Sativa, il Bedrocan e il SIMM18 (ritirato dal commercio nel 2005)
Sono farmaci di sintesi e contengono prevalentemente CBN e CBD, raramente Delta9-THC.
Poi viene immesso sul mercato il Sativex della GW Pharmaceuticals..il farmaco antisclerosi multipla!
Difficile venirne in possesso. In Italia la canapa e i suoi derivati sono illegali.
Comunque, i pazienti che hanno provato i farmaci sintetici a base di cannabis, asseriscono che non sono così efficaci come la “marijuana” fumata.

9 Cos’è la “fame chimica”?

La fame chimica è quella fame lupigna che ti prende in genere dopo esserti fumato una canna.
Per questo motivo è adoperata da chi soffre di disturbi psicosomatici tipo anoressia o da chi segue cure altamente invasive tipo chemioterapia, per recuperare l’appetito e diminuire il senso di nausea.
Alcuni ricercatori statunitensi, hanno scoperto che il desiderio di cibo attiva le stesse aree cerebrali (ipotalamo) collegate alle emozioni, alla memoria e alla ricompensa che vengono attivate dal desiderio di “droghe”. Secondo il principale autore dello studio, i risultati sono consistenti con l’ipotesi che tutti i tipi di desiderio umano, che siano verso il cibo, le droghe o i capi di abbigliamento alla moda, condividano meccanismi comuni”.
Non è stata fatta ancora una ricerca completa in merito. Empiricamente si pensa che sia anche dovuto al calo degli zuccheri conseguente all’assunzione di THC. Quindi l’assunzione di zuccheri (che vengono polimerizzati dal nostro corpo in grassi) permette la diminuzione della percentuale in circolo di principio attivo dissolvendolo nei grassi o spezzandolo nei suoi metaboliti che sono poi quelli che vengono rinvenuti durante i test.
Ci vorrebbero delle ricerche serie però.

10 E’ vero che ti “fotte” la memoria?

Anche qui, sono in corso ancora oggi studi sugli effetti della cannabis sulla M.B.T. (memoria a breve termine).
Si possono recuperare in rete varie ricerche, ma i risultati sono incompleti o addirittura contrastanti fra di loro. Per questo motivo dal punto di vista chimico/fisiologico non si hanno notizie certe.
Come detto precedentemente il THC attiva recettori cerebrali nell’area dell’ipotalamo, dove risiedono le nostre emozioni, la memoria e il nostro orologio biologico.
Alcuni ricercatori asseriscono che a lungo andare il THC degenera le cellule cerebrali compromettendo seriamente la memoria. Altri sostengono invece che il THC in fin dei conti è come se creasse confusione, ma quando si smette di assumere il principio attivo tutto torna come prima. Quando si assume THC le informazioni giungono al cervello in numero maggiore e maniera più dettagliata. Con una tale quantità d’informazioni da elaborare, riesce più difficile al nostro cervello “imprimere” un ricordo indelebile.

11 Come mai quando si assume cannabis il tempo sembra scorrere più lentamente?

Tutte le immagini che noi osserviamo, vengono inviate al cervello, elaborate e interpretate.
L’insieme dei dettagli e il loro susseguirsi velocemente, fanno in modo che il tutto ci sembri fluido e scorrevole (un po’ come avviene al cinema con i fotogrammi).
Capita che, quando il nostro cervello è impegnato ad elaborare una quantità maggiore d’informazioni noi percepiamo un rallentamento del tempo.
Persone che si sono trovate in estreme situazioni di pericolo hanno raccontato che in quei momenti sembra che tutto vada a rallentatore. C’è addirittura chi dice che si ha come la sensazione di percepire le immagini in bianco e nero.
E’ il nostro cervello che elimina tutti i dettagli inutili (a volte anche i colori) per funzionare al meglio e accorciare i nostri tempi di reazione, per salvarci la vita.
Quando assumiamo THC il tempo sembra scorrere più lentamente perché al nostro cervello arrivano una quantità maggiore di informazioni, abbiamo bisogno di più tempo ed energia per elaborarle. Per cui ci sembra che il tempo rallenti.

12 Posso farmi una pera di Cannabis?

No! E nemmeno un tè, a meno che tu aggiunga nell’acqua un po’ di burro o alcool. Il THC non è idrosolubile (non si scioglie in acqua), ma è liposolubile (si scioglie nel grasso). Puoi fare torte e biscottini, cioccolatini, latte+ (latte “condito”) , risotti, ma non puoi sparartela in vena.
Sostanzialmente, esistono tre modi d’assunzione. La cannabis può essere:
Fumata, ingerita, inalata.
Siamo a conoscenza del fatto che in alcune tribù del Marocco, esiste una pratica di assunzione tramite iniezione di hashish, ma non è una pratica diffusa e la sconsigliamo vivamente.
Fumata. Con l’ausilio di una cartina, un filtro e spesso del tabacco, la canapa viene fumata dalla stragrande maggioranza dei consumatori.
I principi attivi vengono assorbiti attraverso le vie respiratorie e raggiungono il flusso sanguigno, e successivamente il cervello entro 5-10 minuti dall’assunzione e permane mediamente per 1-3 ore.
Canna, joint, spinello, jolla, sono alcuni modi di indicare la sigaretta di “marijuana”.
Ingerita. Per far si che la molecola del THC si attivi, c’è bisogno di un solvente naturale o chimico o di una combustione. Accertato che il THC è liposolubile, viene spesso utilizzato come una vera e propria spezia in tantissime ricette culinarie, dagli antipasti ai dolci .
L’assorbimento da parte dell’organismo avviene gradualmente attraverso la digestione; gli effetti cominciano 1-2 ore dopo l’ingestione e possono durare anche fino a 10-12 ore.
Inalata. Numerosi pazienti, assumono le infiorescenze di cannabis, inalandole tramite un vaporizzatore. Così facendo evitano i danni del fumo.

13 Ma se comincio con la Cannabis, non rischio di finire con droghe più pesanti?

Ormai è evidente che la cannabis non determina il passaggio obbligatorio verso l’assunzione di sostanze altamente tossiche quali la cocaina o gli oppiacei.
Il fattore fondamentale che determina il passaggio è dentro ognuno di noi.
Generalizzando molto, possiamo formare tre categorie di persone:
Categoria 1. Persone a cui non interessa perdere coscienza del proprio io razionale, o in alcuni casi ne hanno terrore. Sono persone che non amano perdere il controllo, in genere sono molto razionali e pratiche (ma anche molto ansiose) e in qualche maniera sono portate a programmarsi la vita schematizzandola e non ammettono nessuna interferenza. Non hanno mai provato alcun tipo di “droga” e se lo hanno fatto, (molto probabilmente il primo approccio con una sostanza illegale avviene con la cannabis) non hanno provato nulla o hanno avvertito un disagio e non ripeteranno più l’esperienza.
Categoria 2. Persone a cui piacerebbe perdere il controllo, ma sanno darsi dei limiti. Spesso perché hanno coscienza delle sostanze che assumono e sanno distinguere sia gli effetti che le conseguenze dannose che potrebbero derivarne. Sono persone che, molto probabilmente, non solo resteranno “ancorati” alla prima “droga d’approccio” (cannabis), ma molti ne faranno uno stile di vita.
Categoria 3. Persone a cui piace perdere il controllo senza badare a spese.
Questa categoria di persone ama provare, scoprire, osare, fregandosene delle terribili conseguenze che spesso ne derivano. In linea di massima anche qui il primo approccio avviene con la cannabis, poi i “trip”…poi le varie “polverine”.
A dire il vero esiste anche una quarta categoria di persone, quelle che effettuano un “passaggio forzato”. Questa la ritengo una categoria di persone molto sfortunate. Sono persone assai superficiali e molto poco informate, spesso si fanno coinvolgere dalla terza categoria di persone solo per dimostrare di essere “capaci” o di non aver paura.
Questa è anche una categoria di persone a rischio “pusher”, cioè capita spesso che a determinare il passaggio verso altre sostanze, sia proprio lo spacciatore.
Siccome la maggior parte degli spacciatori che vendono la “marijuana”, vendono anche allucinogeni, cocaina, eroina, sono proprio loro, allettando i “clienti” con qualche regalino, a determinare il famoso “passaggio”.
Chimicamente possiamo dire che, le sostanze in questione, sono talmente differenti tra di loro, che sarebbe impensabile e nonché stupido, affermare che un’ assuefazione da THC, possa portare ad un bisogno organico di una sostanza “più forte”.
Comunque, sia nella seconda, che nella terza categoria di persone, il vero primo approccio con una “droga”, avviene non con la cannabis, ma con l’alcol.
C’è d’aggiungere poi che, secondo “case report” storici e moderni,. la cannabis è un buon rimedio per combattere i sintomi da astinenza nella dipendenza da benzodiazepine, oppiacei e alcool. Per questa ragione, è stata chiamata da alcuni “droga di passaggio all’indietro”. In questo contesto, sia la riduzione dei sintomi fisici dell’astinenza che dello stress collegato alla sospensione dell’abuso di droghe può avere un posto fra i suoi benefici.

14 E’ sicuro guidare dopo aver assunto Cannabis?

No! O meglio, sicuramente meno pericoloso che guidare dopo aver assunto alcol, ma molto meglio guidare lucidi. Non perché potresti scambiare un pedone per un coniglione rosa che zompetta nel bel mezzo della carreggiata, più che altro perché in caso di pericolo hai bisogno di tempi di reazione brevissimi e la Cannabis non aiuta.
Per quanto riguarda l’attenzione o la concentrazione di un consumatore di cannabis, bisogna dire che, gli effetti sono complessi e spesso contraddittori. La chiave di lettura non sta tanto nel “ E’ concentrato o non è concentrato?”, ma più nel “Su cosa si sta concentrando?”.
Ovvero: Se un assuntore di cannabis al volante, è concentrato sulla guida, state certi che guiderà meglio di Schumacher, se invece il consumatore, mentre guida si concentra su qualunque altra cosa che non sia la guida, state certi che guiderà di merda!
Bisogna anche dire però che, il tutto viene condito da una diffusa tranquillità e da una strana avversione per il pericolo, da cui una guida molto più responsabile e meno spavalda.

15 E’ vero che la cannabis di oggi è 20, 25 volte più pesante di trent’anni fa?

Questa è una delle poche teorie (false) proibizioniste non “copiata” da Anslinger.
No, non è vero, si potrebbe dire il contrario.
La Cannabis è una pianta assai versatile e adattabile. Muta parecchio. Infatti si può dire che la pianta di canapa sia di un’unica specie: la “Cannabis Sativa”.
Ma siccome varia tanto (latitudine, clima, esposizione) l’uomo ha dovuto classificarla in tre ceppi diversi. Oltre che Sativa può essere “Cannabis Indica” o “Cannabis Ruderalis”.
In effetti in natura la cannabis prende sembianze assai diverse.
La distribuzione geografica di indiche e sative è molto varia ed è proprio nelle zone equatoriali che le sative hanno il loro regno incontrastato. Le indiche si possono localizzare in una fascia che partendo dal Nord dell’India fino alle pendici nepalesi dell’Himalaya (e forse anche alcune zone della Cina), attraversa Pakistan, Afghanistan, Medio Oriente ed arriva al Nord Africa. Nel resto del mondo la Cannabis autoctona è Sativa. La Ruderalis è tipica dell’Est e Nord Est europeo.In genere le varietà “indica” hanno un più alto contenuto di THC rispetto alle “sativa”. Le “ruderalis” hanno quasi sempre il più basso contenuto di principio attivo.
Era così 3000 anni fa, lo è ancora ora, lo sarà sempre.
Negli anni 70 in Inghilterra, Olanda e anche Stati Uniti, girava un’erba (e specialmente un hashish) poco contaminata e fatta come si deve e di conseguenza con un alto contenuto di THC. Costava poco per cui era di grossa distribuzione.
Oggi, vuoi perché la domanda è aumentata, o perché sono aumentati i rischi, arriva sul mercato principalmente un prodotto abbastanza degradato o addirittura “diluito”.
Ne consegue un prodotto povero di principio attivo, ma ricco d’impurità.
Se poi parliamo di sperimentazioni genetiche o sui vari incroci che l’uomo ha operato in serra, il discorso cambia.
Le tecniche di oggi sono migliori rispetto a trent’anni fa. Si riesce a incrociare varietà che in natura vivono molto lontane, creando “strain” assai diversi tra loro, ma di una certa precisione riguardo il contenuto di THC. Generalmente molto alto (fino al 25, 30%).
Ma questa è roba che non va a finire nella grande distribuzione. Solo pochi eletti ne beneficiano, in genere i coltivatori stessi e qualche “amico intimo”.
Per concludere: La Cannabis parte da un contenuto di principio attivo praticamente nullo (ruderalis) ad un contenuto basso come la canapa da fibra (sativa) “canapone italiano” (0,3% circa) o a livelli di THC che possono raggiungere il 30% (prevalentemente indica).
Dipendeva, dipende e dipenderà da quello che avete la fortuna di fumare e dal momento che la canapa non è una sostanza letale (anzi…), un livello di THC elevato non è affatto preoccupante …vorrà dire che per ottenere un determinato effetto si dovrà assumere meno sostanza.

16 Oltre a ricavarci la “DROGA”, a cosa può servire la canapa?

Abiti, corde, sacchi, carta, creme e oli rilassanti per il corpo, saponi e detergenti.
Bioplastica, combustibile non inquinante (Biodiesel), materiale isolante, mattoni.
Olio alimentare ed un vero e proprio medicinale per svariate patologie.

17 E’ vero che la cannabis ti toglie” la voglia di fare”?

Spesso la cannabis viene accusata di impigrire, annichilire la personalità e la reattività dell’assuntore.
Comunque dipende….come sempre se si parla di cannabis…
Tenendo presente che la cannabis viene prevalentemente usata per rilassarsi, possiamo dire che,
in genere, se di base l’individuo assuntore è predisposto a non aver voglia di fare nulla di faticoso o impegnativo…e si fuma una canna…il sua massima aspirazione diventa, molto probabilmente, mettersi sul divano a vedere un gran bel film o al massimo ascoltare musica (sempre possibilmente steso)…o al limite discutere pacatamente con quattro amici.
Al contrario…se di base è preso da “voglia di fare”…iperattività…e si fuma una canna… in un paio d’ore rimette in ordine l’appartamento…
Poi dipende dalla qualità, la quantità, il modo d’assunzione e altri fattori umani.
Esistono qualità di canapa che se fumate danno uno stato di moderata ebbrezza e energia “high” (molto meno dell’alcol comunque) ed esistono qualità che accentuano uno stato di torpore e di riflessione “stone”, ma molto dipende soprattutto dall’animo dell’assuntore.
Molti fumatori abituali di cannabis si ritagliano un piccolo spazio (in genere a fine serata) dove rilassarsi in santa pace in compagnia di un ottima canna .

18 Che succede se mi beccano con la cannabis?

Al momento la legge sugli stupefacenti in Italia è assai confusa e va molto a discrezione di chi ti giudica.
Nel ‘90 venne emanata una legge che condannava anche i possessori oltre gli spacciatori e non faceva distinzione fra le varie sostanze…veniva tutto messo sotto la parola “Droga” (come Anslinger aveva sempre desiderato). Questa legge è la Jervolino/Vassalli.
Nel ‘93 un bel po’ di gente andò a votare (tramite referendum) l’abrogazione di parte di questa insulsa legge.
Il 55% degli italiani votò per la cancellazione delle norme riguardanti la non distinzione tra spaccio e possesso e delle norme riguardanti la non distinzione fra varie sostanze.
Ora teoricamente i limiti per possesso dovrebbero essere per quanto riguarda la cannabis di 2,5 gr. per la marijuana e 1,5 gr. per l’hashish. Ma il tutto varia molto da caso a caso. Dipende da chi ti giudica dalla posizione sociale che “l’imputato” detiene, da come si presenta, da che famiglia viene…e cose del genere…comunque ti sequestrano tutto quello che ti trovano e ti convocano per le analisi di routine e il colloquio col prefetto a prescindere dalla quantità posseduta.
Processi molto spesso sommari, spesso quando le istituzioni hanno a che fare con la “DROGA” reagiscono in maniera diversa dal solito. Mi spiego…In un reato “normale” la legge dice che sei innocente fino a che non viene dimostrato il contrario.
Per i reati di “DROGA” è il contrario…sei colpevole fino a quando non riesci a dimostrare la tua innocenza.
Se ti trovano a casa due piante di canapa, posso anche accusarti di spaccio, come se ti trovassero a casa un piede di porco e ti accusano di furto con scasso.
Con il nuovo ddl di Fini le cose peggiorano assai!
Non solo viene buttato al cesso il voto del 55% degli italiani espresso nel referendum del ‘93, ma inasprisce le pene per tutti!.. possessori, consumatori, spacciatori, (fino a 6 anni di carcere se si viene trovati in possesso di una quantità maggiore di 250 mg. di principio attivo (circa 5 gr.)).
Nel 2006, il governo italiano a fine legislatura, riesce ad inserisce nel decreto straordinario per le Olimpiadi invernali una legge antidroga che riporta tutte le sostanze allo stesso livello, anzi penalizza la cannabis e punisce severamente i consumatori oltre ai presunti spacciatori.
La soglia da non infrangere per non essere considerato un pericoloso criminale (pene detentive che vanno dai 6 ai 20 anni di galera), ma per subire solo pene amministrative (ritiro dei documenti compresa la patente e colloqui in centri di recupero) verrà quantificata poi in 500 milligrammi di principio attivo per la cannabis.

19 La cannabis può avere “interazioni” con altri farmaci assunti contemporaneamente?

Per quanto riguarda gli psicofarmaci, è noto che la cannabis può potenziare l’azione dei tranquillanti (benzodiazepine) e di certi antidepressivi (fluoxetina e probabilmente altri SSRI). E’ altamente sconsigliabile modificare eventuali cure farmacologiche in corso di propria iniziativa. Alcuni farmaci non devono essere sospesi bruscamente. Anche per questo, l’eventuale esperimento con la cannabis andrebbe valutato con il medico.
(Intervista a Claudio Cappuccino Presidente ACT Associazione Cannabis Terapeutica)

20 E’ vero che la cannabis accresce le possibilità di sviluppare schizofrenia?

Nel novembre 1971, la rivista Lancet pubblicò uno studio del ricercatore britannico A. M. G. Campbell in cui si sosteneva che la marijuana danneggerebbe il tessuto cerebrale. La cosa interessante è che, quando altri ricercatori hanno tentato di replicare quella ricerca, non ci sono riusciti. In seguito nessuno ha cercato di sostenere che la marijuana possa danneggiare il tessuto cerebrale, e per Lancet aver pubblicato quello studio fu motivo di imbarazzo.
È stato dimostrato che visionando i filmati fatti in casa di bambini (parlo di bambini di tre o quattro anni) che hanno poi avuto una crescita perfettamente normale, e quelli di bambini che invece hanno in seguito sviluppato la schizofrenia, e li mostra a un gruppo di esperti, questi riusciranno a identificare i bambini che avevano le maggiori probabilità di diventare schizofrenici.
Cioè se una persona ha un disturbo mentale latente come la schizofrenia, questa è destinata a emergere in ogni caso.
(Intervista a Lester Grinspoon)
La Cannabis, e di conseguenza il THC, potrebbe aggravare una situazione di schizofrenia già esistente, ma non ne è la causa.

21 La Cannabis compromette il sistema immunitario?

Nel 1974 Nature, la più prestigiosa rivista scientifica, pubblicò uno studio secondo cui la marijuana avrebbe compromesso il sistema immunitario. Dunque ci si doveva aspettare un aumento di malattie, in particolare tra i giovani, considerato anche il fatto che passarsi lo spinello favorisce la trasmissione di virus o germi. Aumento che invece non c’è stato. Quello che voglio dire è che nel corso degli anni sono state pubblicate ricerche su riviste scientifiche importanti i cui risultati si sono dimostrati completamente sbagliati.
Certamente, se la cannabis è fumata, si andrà in contro a problemi derivanti dall’aspirazione del fumo derivante dalla combustione della sostanza, in più quella della nicotina e della cartina, in pratica i danni del fumo, tra cui una grave carenza di vitamina C, oltre a svariati problemi cardiaci e
di circolazione sanguigna.

22 Se fumo cannabis, rischio di diventare impotente?

Come abbiamo riscontrato più volte, i problemi derivanti dalla cannabis fumata, sono pressoché i problemi del fumo, fra cui l’inquinamento delle arterie e la conseguente difficoltà di circolazione sanguigna. Visto che il pene è un muscolo che aumenta di volume se irrorato, un intossicazione delle arterie, comporterebbe un minor flusso sanguigno e di conseguenza una difficoltà d’erezione.
Logicamente questo discorso vale anche per le sigarette.
C’è da dire però che nei fumatori cronici, si è riscontrata una diminuzione della concentrazione spermatica, ma le ricerche sono ancora contrastanti.
Altro dato da riferire è che, tra gli effetti più frequentemente descritti dai consumatori, vi sono quelli di aumento del desiderio sessuale, di un orgasmo più coinvolgente ed intenso e di un maggior contatto fisico e spirituale.

23 Se le cose stanno così, perché in Tv non se ne parla e sulla cannabis se ne sa così poco?

Molti ricercatori in materia di cannabis, sia inglesi che statunitensi, hanno denunciato delle irregolarità nella distribuzione dei fondi destinati alla ricerca. Si denunciava il fatto che venivano “sponsorizzate” solo le ricerche che avrebbero dato responsi negativi e ostacolate tutte quelle che invece ne avrebbero parlato bene.
Nel 1976, il Presidente Ford mise fine a tutte le ricerche pubbliche sulla cannabis, e condusse i diritti di esclusiva sulla ricerca a importanti compagnie farmaceutiche.
Nel 1983, l’amministrazione Reagan/Bush cercò di convincere le università e i ricercatori statunitensi a distruggere tutti i lavori di ricerca sulla cannabis, fatti tra il 1966 e il 1976, come pure i sommari nelle biblioteche.
Nel 1998, ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) a Ginevra hanno soppresso la pubblicazione di un rapporto politicamente delicato che conferma quello che gli hippy americani attempati sapevano da decenni: la cannabis è più sicura dell’alcool o del tabacco.
Secondo un rapporto che è trapelato alla rivista New Scientist, le analisi concludono non solo che la quantità di cannabis fumata in tutto il mondo faccia meno danni alla salute pubblica di alcool e sigarette, ma che questo rimarrebbe vero anche se la gente ne consumasse nella stessa quantità di sostanze legali. Il rapporto sarebbe stato il primo della WHO sulla cannabis in 15 anni ed era molto atteso dai dottori e dagli specialisti in abuso di stupefacenti. Comunque, venne affossato all’ultimo minuto in seguito ad una lunga e intensa disputa tra ufficiali della WHO, gli esperti della cannabis che hanno redatto il rapporto, ed un gruppo di consiglieri esterni ritenuti essere dell’Istituto Nazionale statunitense sull’Abuso di Droga e del Programma Internazionale di Controllo della Droga delle Nazioni Unite.
Secondo un membro del gruppo di esperti che lo hanno redatto, i consiglieri temevano che il rapporto sarebbe stato utilizzato dai gruppi a favore della legalizzazione della marijuana.
Philip Smith, dell’associazione “Drug Coordination Network” di Washington, ha espresso alcune critiche sull’allarme lanciato per “la dimostrazione della pericolosita’ della marijuana” fatto dal procuratore del New Jersey Terence Farley.
“Farley -dice Smith- specula sui dati dei ricoveri ospedalieri. Se qualcuno viene investito da un’auto mentre sta fumando uno spinello, per Farley e’ un ricovero per marijuana, se qualcuno ha fumato uno spinello prima di farsi un’overdose di eroina, viene comunque conteggiato come ricovero per marijuana”. Inoltre, secondo il militante antiproibizionista, Farley, in quanto procuratore, sarebbe parte in causa: “il numero riportato di ingressi nei centri di recupero per marijuana, e’ praticamente costituito soltanto da persone che accettano il ricovero per evitare pene piu’ severe. Tutto cio’ e’ assurdo: prima i procuratori come Farley cercano di mandare il piu’ alto numero possibile di consumatori di marijuana in recupero, poi dicono che c’e’ un problema marijuana per via dell’alto numero di consumatori in recupero”.
Vi chiederete perché vi cito accadimenti statunitensi se viviamo in Italia.
Perché la guerra alla canapa nasce, cresce e speriamo morirà, negli Stati Uniti d’America.
Fosse nata in Cina, forse non ce ne saremmo nemmeno accorti.
Un insieme di combinazioni micidiali, fatte d’ignoranza, subdola propaganda, conflitti d’interessi, controllo delle masse e le paranoie di un frustrato personaggio di nome Harry J. Anslinger (capo bureau antidroga americano dagli anni trenta e patriarca dei proibizionisti).
Anslinger diventerà poi, anche rappresentante degli Usa alle Nazioni unite. Con l’asso nella manica della marijuana che porta all’ eroina, riesce a far inserire la cannabis nella lista delle sostanze da proibire in tutto il mondo.(1955).
…In tutta la sua carriera trentennale da proibizionista incallito, Anslinger aveva capito una cosa che sfuggiva ai suoi interlocutori. Se un problema è complesso, non bisogna vincere il dibattito con argomenti, ma bisogna sollevare abbastanza polvere…polvere che non si è ancora dissolta.
La canapa libera è molto più dannosa alla grande economia, che all’organismo umano.
Multinazionali petrolifere, nultinazionali farmaceutiche, grandi aziende tessili, pseudo centri di recupero “tossici” sparsi in tutto il globo, politici manovratori di menti, sporchi affaristi e malavitosi…
…contro una pianta…e “quattro drogati” che la fumano.

Conclusioni:
In definitiva, presa visione di tutte le documentazioni in nostro possesso, raccolte innumerevoli testimonianze, si può affermare che, non solo la cannabis è l’intossicante voluttuario meno pericoloso che esista, ma per svariate patologie, è caldamente consigliato…e l’unico crimine che balza subito all’occhio, è quello di ostacolare la ricerca sulla cannabis e su i cannabinoidi.

Bibliografia, riferimenti, ringraziamenti e letture consigliate:

“Marihuana uno scandalo internazionale”
Guido Blumir Edizioni Enaudi 2002

“Hashish e Islam”
Fabio Zanello Cooper Castelvecchi 2003

“La Marijuana fa bene…Fini fa male”
Guido Blumir Stampa Alternativa 2003

Intervista a Lester Grinspoon (psichiatra e docente presso la facoltà di medicina dell’Università di Harvard) 2003

Intervista a Claudio Cappuccino (segretario Associazione Cannabis Terapeutica)

Cannabinoidi di sintesi.
Articolo tratto da Marijuana and Medicine: Assessing the Scienze Base Institute of Medicine, Karniol, 1999
Articolo tratto da “Therapeutic use of Cannabis” Gordon & Breach Science Pub, 1999

“La Canapa come medicina” Franjo Grotenhermen e Renate Huppertz collaboratori del nova-Institut di Colonia. 1997

“Marijuana Reconsidered” Lester Grinspoon

“Marijuana la medicina proibita” Lester Grinspoon & James Bakalar Editori riuniti

“Cannabis Uso e Abuso” Giancarlo Arnao

…e l’esperienza, i consigli, i racconti, le confessioni di un nutrito gruppo di amici…



Cani antidroga alla scuola elementare
Maggio 5, 2008, 11:19 am
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Il loro lavoro iniziera’ stamani, alle ore 8.15 in punto. Jonny, Kim e Diana, i ‘cani poliziotto’, voluti dal Comune di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, debutteranno davanti alla scuola elementare ‘Mazzini’. Obiettivo? Scovare pusher e malviventi insieme ai vigili urbani. E tutti quei cittadini che pensano che razze come i pitbull sono esclusivamente pericolose, oggi forse dovranno ricredersi perche’ saranno difesi proprio da un pitbull.
Si tratta di Diana, la lady tra i tre i cani poliziotto che ieri, in vista del debutto, ha perfino ricevuto un mazzo di fiori. Contro di lei, fino a poco tempo fa, in parecchi si sono schierati. La sua storia inizia dal comando dei Vigili urbani di Cava, comune di poco piu’ di 50mila abitanti: e’ li’ che arriva quasi appena nata, regalata proprio dall’ideatore dell’iniziativa, l’assessore comunale alla Sicurezza, Alfonso Senatore, un passato nel Msi ed oggi Udeur. ‘Tutti continuavano a dirmi che avrebbe creato solo problemi, che era cattiva e pericolosa - racconta l’assessore - Io, invece, sin da allora ho pensato ad un’unita’ cinofila’. E dall’idea e’ passato ai fatti, in una giunta di centrosinistra, e all’addestramento di Diana e di due pastori tedeschi. Una squadra che avra’ compiti ben precisi: Kim, detto ‘il bello’ perche’ nipote di un campione internazionale, affianchera’ i vigili urbani; Johnny, detto ‘il secchione’ sara’ affidato alla Protezione Civile; mentre Diana, detta ‘la buona’, sara’ con le pattuglie dei Rangers, corpo di volontari che prende ordini dalla polizia municipale. In tanti, oggi, racconta l’assessore, lo hanno chiamato per congratularsi; anche il sindaco della vicina Salerno, Vincenzo De Luca, che due anni fa diede i manganelli ai vigili. E, in tanti, l’idea dei cani vogliono importarla.
‘Il nostro obiettivo e’ quello di prevenire, non ci illudiamo che la sicurezza si tutela cosi’, ma siamo convinti che cani addestrati come i nostri, possono capire prima di noi se qualcuno e’ in possesso di droga, possono inseguire piu’ velocemente un malvivente, possono difendere i nostri vigili’. I cani poliziotto, se l’idea funzionera’ e ci saranno le condizioni, a detta del sindaco di Cava dei Tirreni, Luigi Gravagnuolo, potranno anche aumentare. Del resto, a Cava, la sicurezza sembra essere una parola d’ordine: anche se la criminalita’, dicono tutti, non e’ di casa, si fa di tutto per evitare che possa radicarsi. E, quindi, l’assessore alla Sicurezza ha dotato, gia’ da qualche anno, i vigili di manganelli ed e’ pronto anche ad adottare lo spray anti aggressione.
Intanto nella piccola cittadina tutti sembrano contenti dell’arrivo dei tre ‘agenti speciali’. Lo sono i cittadini e i commercianti: tutti dicono di sentirsi ‘piu’ sicuri’. ‘Nei prossimi mesi inviteremo a Cava tutti i migliori cani addestrati d’Italia e speriamo anche di specializzare i nostri cani. Il mio sogno? Che uno di questi cani possa farci arrestare uno spacciatore, cosi’ coloro che all’inizio ci hanno ostacolato capiranno la validita’ della nostra iniziativa’.

fonte : http://www.droghe.aduc.it/

Hempyreum weblog team



Introduzione e cenni storici
Maggio 5, 2008, 10:59 am
Archiviato in: Canapa e usi industriali | Tag: ,

In un economia avanzata potrebbe sembrare impossibile rinunciare al petrolio ed ai suoi derivati e ad una serie di pratiche invasive per l’ambiente come l’uso di prodotti chimici e pesticidi per non parlare dell’abbattimento di alberi per produrre carta.

Invece esiste una risorsa che può sostituire questi prodotti: la canapa, con cui si possono produrre, in modo più pulito ed economico, carta, tessuti, plastica, cosmetici, generi alimentari, materiali per l’edilizia, combustibili, vernici…

Ad esempio per produrre tessuti di cotone bisogna usare grandi quantità di pesticidi, con ripercussioni economiche ed ambientali, la canapa invece non ne richiede l’utilizzo.

Le sue fibre sono molto robuste e durature, tanto da essere state proposte come valida alternativa al cotone e alle fibre sintetiche.

Inoltre, grazie alla sua resa in biomassa molto alta, la canapa è considerata uno dei sostituti ideali del petrolio destinato alla produzione di carburante, perché l’utilizzo di questa pianta come combustibile da biomassa avrebbe il vantaggio di non far aumentare l’effetto serra.

Questi sono solo alcuni esempi dei vantaggi che si potrebbero trarre dall’utilizzo della canapa.

Basandoci sulla storia sappiamo che la canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche, conosciute fin dall’ Antichità sia in Oriente che in Occidente.

In passato era coltivata in numerose zone europee, tra cui l’Italia, che occupava la seconda posizione nella produzione mondiale di canapa tessile, sia destinata ai filatii che al sartiame e al cordame nonché alla veleria vista la sua grande resistenza..

Henry Ford negli anni 30’ addirittura realizzò un prototipo di automobile, la Ford T, in cui sia la carrozzeria, che gli interni erano fatti di canapa; quest’ automobile pesava molto meno delle altre e il carburante utilizzato derivava anch’esso dalla canapa.

Il colpo di grazia la coltivazione di canapa tessile lo ricevette a seguito del Marijuana Tax Act del 1937, dove la si mise al bando negli Usa e poi di riflesso in gran parte del resto del mondo.

In Italia la coltivazione di canapa cessò del tutto negli anni 70’.

Le cause di questo declino iniziato negli anni 30’ sono molteplici: le principali possono essere individuate nella mancata industrializzazione della filiera di lavorazione del prodotto, per cui ci si ritrovava nella situazione in cui i contadini operavano manualmente dalla semina alla lavorazione per ottenere la fibra, con ripercussioni sulla rapidità e sul costo del prodotto finito.

La seconda è che contemporaneamente c’era stata una grande industrializzazione di altre fibre come cotone e juta che creavano una concorrenza spietata grazie all’automazione e all’industrializzazione dei cicli di produzione.

Anche il disinteresse delle pubbliche istituzioni nei confronti della canapa è stato un elemento che contribuì a questo declino.

Oggi per coltivare canapa a scopo industriale in Europa ci vogliono dei particolari permessi e vanno usati dei semi certificati con un tasso di THC inferiore allo 0,2%.

fonti:

http://www.usidellacanapa.it/

http://www.chanvre-info.ch

Hempyreum weblog team